Due libri al mese…seguendo le regioni!

Per questi ultimi giorni di agosto e, per i più, di vacanza, sono state scelte due proposte all’apparenza “leggere”, letture estive insomma. Certo, di distanza rispetto alle idee letterarie consigliate nei mesi scorsi ce n’è: non si tratta questa volta di grandi classici della letteratura italiana, né di bestseller o particolarità dell’ambiente contemporaneo, quanto piuttosto di piccoli compendi di vita e di italianità, per così dire. Tuttavia, uno sguardo appena un po’ più attento a questi due volumetti – esili, “da valigia” – li fa leggere come spunti di riflessione che possono persino portare a guardare pensosi l’orizzonte del mare.

Per Liguria e Campania - è proprio il mese del mare – Sebastiano Vassalli e Francesco Piccolo parlano del nostro Paese e della nostra quotidianità attraverso L’italiano e Momenti di trascurabile felicità.

Per il primo, undici ritratti di altrettanti italiani realmente esistiti danno forma alle caratteristiche nazionali più diverse che, lette nell’insieme, disegnano infine un’unica grande storia e un unico volto-mosaico. È infatti soprattutto l’intero quadro a farsi apprezzare agli occhi del lettore, la sensazione corale generata, lo sfondo che emerge con forza al di là dei personaggi singoli. Personaggi singoli che vanno dall’ultimo doge di Venezia, Ludovico Manin, a Saverio Polito, “il trasformista”, a uno dei ritratti forse meglio riusciti, I due rivoluzionari dove, durante una conferenza alla Normale di Pisa, Togliatti, esasperato dagli attacchi di un giovane studente, alla fine sbotta spazientito: «Provaci tu, a fare la rivoluzione». «Ci proverò stia tranquillo» risponde il giovane Adriano Sofri.

I racconti in realtà sono dodici, ma l’ultimo è più che altro la chiusura di quella cornice aperta nella prima pagina, che vede l’Italiano al cospetto di Dio e del Giudizio Universale – e l’atteggiamento è quello del “non sono stato io” - e che consegna qui nel finale il verdetto, il posto giusto assegnato da Dio/Vassalli all’italiano o a quello che l’autore chiama l’Arcitaliano.

Autodefinitosi “artigiano delle parole”, l’autore de La chimera intende la sua scrittura come tentativo di analizzare in maniera empirica la condizione umana. Se sostenuto da intenti morali, il rischio appare tuttavia quello di cadere a tratti in meccanismi di auto-assoluzione; l’italiano che, convinto della propria eccezionalità anche – e forse soprattutto – in virtù dei suoi difetti, si compiace e si rispecchia narcisisticamente in se stesso, strizzando l’occhio al proprio essere speciale e accarezzandone proprio i lati negativi. «Il vantaggio di sparlare di se stessi è evidente (e molto evangelico): chi si esalta troverà inevitabilmente chi lo smentisca; ma chi si umilia? Un’identità fondata su imperfezioni e manchevolezze è praticamente inattaccabile» (Italica).

Francesco Piccolo ci racconta invece Momenti di trascurabile felicità, quelli che sanno nascondersi ovunque e aprire all’improvviso uno spiraglio di quella che Piccolo identifica con la felicità, intendendo la gioia quotidiana, quella che si può trovare nelle piccole cose, come nelle impercettibili, innocue, cattiverie di cui chiunque – a volte segretamente – gode.

Quella manciata di giorni d’agosto in cui ci si ritrova quasi soli in città, ma anche frugare nei bagni degli sconosciuti; minuscoli piaceri e debolezze, in uno sbriciolamento della realtà che sembra l’unico modo per tentare di afferrare il senso sempre sfuggente del tutto.

Scrittore-antropologo, gli attimi che Piccolo raccoglie in questo libro – che pure però ricordano nell’idea La prima sorsata di birra. E altri piccoli piaceri della vita di Philippe Delerme – hanno qualche volta il sapore di un infantile sadismo, temperato da piccole gioie quasi scontate («l’acqua quando hai sete, il letto quando hai sonno») e ossessioni personali come “le grandi librerie” oppure “il ritorno dalle vacanze il giorno prima”. Si tratta in fondo di quello che succede in una strada in un giorno qualunque, come insegnava Georges Perec; «un perfido e irresistibile catalogo dell’allegria di vivere» che taglia e incolla l’uno accanto all’altro tanti momenti del quotidiano che da un lato rendono lecite tante piccole cattiverie tutte borghesi – vissute come trasgressioni consentite – e dall’altro, narrando di questa quotidianità, ci ricorda quanto in tale mediocrità siamo tutti coinvolti. Sono i dati “trascurabili” a fornire i dettagli attraverso cui leggere il quadro. Senza dimenticare che il libro può anche essere semplicemente apprezzato come una lettura scorrevole e di una certa piacevolezza per l’arguzia che connota l’autore.

Spassose certe elucubrazioni sulla funzione del taschino del pigiama, «[…] E poi, perché hanno il taschino sul petto? Chi è che ha mai usato il taschino del pigiama? Nessun responsabile o azionista delle case produttrici di pigiami ha detto una volta in consiglio di amministrazione: ma che li facciamo a fare questi taschini?». O ancora ragionamenti che forse non ci hanno mai sfiorati, come quello che porta a domandarsi perché, se occorre un martello per rompere il vetro della teca che custodisce il martello frangi-vetro su un treno, dovremmo poi utilizzare questo per rompere il finestrino e non quello usato fin qui.

A rimanere più di tutti però sono forse piccole gocce poetiche, come «le coppie che stanno insieme da tanto tempo e che giocano a carte in silenzio, la sera».

Prossimo appuntamento con Due libri al mese…seguendo le regioni a settembre!

Marina Cabiati

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