Due libri al mese…seguendo le regioni!

Per il quarto appuntamento della nostra rubrica “Due libri al mese…seguendo le regioni”, non solo sono state scelte ancora una volta due regioni molto distanti tra di loro – non soltanto geograficamente – come Piemonte e Calabria, ma anche due libri completamente diversi per stile e genere.

Partiamo dal primo, l’opera narrativa di questo mese: La solitudine dei numeri primi, uno dei più grandi successi editoriali degli ultimi anni e vincitore del Premio Strega 2008.

Paolo Giordano, autore torinese, ha saputo scegliere un titolo decisamente accattivante per questa storia, che parte da due ritratti infantili seguendo poi il percorso dei due protagonisti fino all’età adulta.

Alice è una bambina obbligata dal padre ambizioso a frequentare la scuola di sci e a inseguire la carriera da professionista. Una mattina, proprio una di quelle in cui non ha nessuna voglia di affrontare la discesa persa per di più in quella fitta nebbia, finisce fuori pista rompendosi una gamba e rimanendo bloccata da sola in mezzo a tutto quel bianco.

Mattia è un bambino diligente e premuroso nei confronti della gemella, Michela, affetta da ritardo mentale. Le stranezze della sorella lo umiliano però spesso di fronte ai compagni di classe, impedendogli una normale e spensierata infanzia. È così che, la prima volta che un compagno di classe li invita alla sua festa di compleanno, Mattia lascia la sorella su una panchina nel parco, promettendole che tornerà presto. Quando però, sotto la pioggia scrosciante, andrà a cercarla, Michela sarà ormai introvabile.

Questi i due fatti iniziali che segnano per sempre le vite di entrambi e che si sommano l’uno all’altro, pur senza fondersi, quando i due si incontrano adolescenti.

Strettamente uniti da lì fino alla vita adulta, nonostante separazioni e vicissitudini dell’esistenza, si ritroveranno però sino alla fine a sfiorarsi senza toccarsi, resi incapaci dal dolore e dall’alienazione di rompere quei vetri che li isolano dal resto del mondo. Le rispettive sofferenze dei due, lontane dallo sciogliersi in una consolazione reciproca, si lambiscono invece l’un l’altra, accentuandosi e aumentando la consapevolezza della solitudine, che li confina in mondi stranianti. Soli appunto – all’inizio come alla fine – come due numeri primi, vicini eppure irrimediabilmente divisi.

La seconda proposta è quella di Pino Arlacchi e del suo Gli uomini del disonore, uscito una prima volta nel 1992 e ripubblicato nel 2010 con una postfazione dell’autore calabrese.

Ai tempi della prima edizione – siamo in pieno periodo stragista per quel che riguarda la mafia siciliana – il libro ottenne grande riscontro mostrando per la prima volta la mafia dal suo interno, ritratta peraltro non da uno qualsiasi, ma da Antonino Calderone, mafioso di spicco degli affari intorno alla città di Catania e poi pentito eccellente. Dal colloquio tra un criminale e uno dei massimi esperti mondiali del fenomeno mafia e delle strutture atte a contrastarla – avvenuto in un rifugio segreto messo a disposizione dalla polizia – nasce questo racconto non censurato su cosa significhi davvero essere mafiosi.

È un consapevole pugno nello stomaco quello di Pino Arlacchi, che presenta attraverso le parole del pentito lo spaccato di una realtà impietosa e meno “leggendaria” di quanto si tenda a immaginare. Oltre alle gerarchie di clan, alle lotte continue per il potere, alle promesse di lealtà mancate, ai tradimenti per opportunità, c’è anche la vita di meschinità che porta a vivere i latitanti come topi, braccati e in continua fuga. Arrestato e poi collaboratore di giustizia, Calderone restituisce con le sue parole di ex-malavitoso un quadro composito come quello della copertina, che mescola vita quotidiana, affetti e famiglia dell’uomo di (dis)onore alla costante paura che spesso conduce a uccidere per primi per non essere ammazzati.

Artefice della legislazione antimafia degli anni Ottanta e partecipe al progetto della Dia, Arlacchi ripercorre con questo excursus anche la storia della mafia, dai veri pochi eroi italiani – Falcone, Borsellino, La Torre, Dalla Chiesa e le altre vittime di mafia – fino alle confessioni di Buscetta.

L’immagine che ne emerge sta nel suo complesso a ricordare che la mafia non è ancora sconfitta, ma che la speranza esiste se affidata a persone che a questo hanno dedicato la propria vita. Persone appunto come Falcone e Borsellino, come La Torre e Dalla Chiesa. E anche persone  come Pino Arlacchi, che continuano a farlo.

Ora non resta che vedere se il caldo sole (si spera!) di luglio porterà abbinamenti ancora più insoliti. Alla prossima!

Marina Cabiati

 

 

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