Due libri al mese…seguendo l’alfabeto

Un romanzo singolare, giocato sull’ironia e sulla critica al mondo dell’editoria, e una seducente narrazione fatta di femminile sensualità

di Laura Dabbene

Un ipermercato come location per il romanzo “Route 66″ di Aldo Dieci

Il titolo completo del romanzo di Aldo Dieci è Route 66. Romanzo di formattazione: storia di un teologo che viveva in un gross-market e condensa tutti gli elementi del libro.

Il protagonista: uno studente di teologia, aspirante scrittore alle prese con il suo primo romanzo, esperto delle dinamiche degli ipermercati, di cui conosce segreti e retroscena. Il suo preferito è Pamela, «il migliore dei supermercati possibili», «laboratorio teologico» oltre che filosofico dove, di fronte a prodotti «uguali eppure diversi», Lutero avrebbe formulato una diversa concezione del libero arbitrio.

Route 66: non la mitica strada americana, ma un cd rom che permette di compiere viaggi più o meno reali scegliendo punto di partenza, di arrivo ed eventuali tappe intermedie. Da Foggia ad Anversa, passando per Leningrado: Route 66 calcola distanze, tempi di percorrenza, stima del carburante necessario in un intrico di «nodi, raccordi, inversioni e torcimenti di testa». Così contorta, nel libro, è talvolta la stessa narrazione, che torna su se stessa e ripete, in variazioni potenzialmente infinite, il racconto dello stesso episodio: dieci versioni differenti di un solo incontro sessuale, più o meno catastrofiche. A complicare il tutto le bizzarrie commerciali di un editore (Alberto Castelvecchi) alla ricerca di qualcosa di nuovo e vincente sotto il profilo del marketing, la creazione a tavolino di un best seller che nasce con uno scopo (rimorchiare Giovanna, commessa nella libreria Feltrinelli frequentata dall’autore) e in cui entrano elementi del mondo editoriale che solitamente interagiscono con l’opera dopo la pubblicazione, mai prima (pareri ed opinioni di critici ed esperti).

La copertina del libro

Se i personaggi chiamati in causa sono reali e reale è il loro ruolo in quel ramo dell’industria culturale che è l’universo dell’editoria (Alberto Castelvecchi è davvero un editore, così Emanuele Trevi e Roberto Cotroneo critici letterari, Simone Caltabellotta editor di Fazi, almeno ai tempi in cui uscì Route 66, e tutti gli altri giornalisti di varie testate da «La Stampa» a «Il manifesto»), meno ancorato al mondo sensibile risulta l’autore, Aldo Dieci. L’avvertenza «Aldo Nove compatibile!» che campeggia in quarta di copertina induce a sovrapporre le due entità (in fondo Aldo Nove è una delle “scoperte” editoriali di Castelvecchi), ma le notizie diffuse sui blog illuminano su come, in tale tranello, siano incappati anche addetti ai lavori. Chi è allora costui? Sibillina la nota biografica sempre in quarta di copertina, ma a leggerla attentamente conferma il carattere assolutamente artificioso di questa figura di giovane scrittore, dietro cui si cela un’operazione (collettiva, verosimilmente) di Castelvecchi. Nuova forma di metaletteratura quindi (se contestualizzata nel 1999, ovvio), che riflette su se stessa e sulle proprie dinamiche interne, sul perché e sul come si scrive, sul chi decide che cosa scrivere, sul quando si costruisce un caso letterario e il suo successo. Divertente. Ma nello stesso tempo, tragicamente, specchio riflettente di un’Italia che scrive incommensurabilmente più grande dell’Italia che legge.

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Anais Nin

Seduzione del minotauro è il romanzo intimistico e personale della scrittrice statunitense, ma francese di nascita, Anaïs Nin. Classe 1902, la Nin fu personaggio dalla vita fuori dagli schemi, decisamente controcorrente e nota alla cronaca scandalistica per la sua relazione, erotica e letteraria, con il romanziere americano Henry Miller. Pubblicato all’inizio degli anni Sessanta con il titolo originale di Seduction of the minotaur, questo romanzo breve ebbe una prima traduzione italiana nel 1963, per SugarCo, e una nuova nel 2000, quando venne dato alle stampe da Fazi. Anche questa più recente edizione è purtroppo fuori catalogo, per cui non resta che partire alla ricerca di un remainder o ricorrere al mercato antiquario per gustare l’opera senza dover ricorrere all’originale inglese.

Nella città messicana di Golconda, descritta accuratamente nei colori e nei suoni di una natura florida capace di condizionare sentimenti e stati d’animo, giunge Lillian, pianista jazz in fuga dal mondo e da se stessa, alla ricerca di qualcosa che neppure lei è in grado di definire. Il contatto con una realtà così diversa e distante da quella cui è abituata, la conoscenza e la frequentazione di persone molto lontane da quelle che popolavano la sua esistenza in Europa e negli Stati Uniti, sembrano aprire a Lillian nuove prospettive di esplorazione del suo universo interiore ed esteriore, offrirle nuove chiavi di lettura della propria crisi e schiuderle con chiarezza il significato della sua vita precedente, dell’infanzia, del rapporto con il padre e la madre, con il marito, con l’amante, con i figli. Soprattutto i rapporti sentimentali ed affettivi di Lillian, con il pacato ex marito Larry o l’irrequieto amante Jay, si mostrano a lei sotto una nuova luce: dell’uomo che l’ha portata all’altare Lillian si rende conto di aver in fondo conosciuto, e sposato, soltanto una parte, condannando il resto all’indifferenza e all’oblio. Ma quella di una fuga pienamente salvifica è destinata a rivelarsi, almeno in parte, un’illusione, perché la donna scoprirà a proprie spese che anche nel tentativo di costruirsi una nuova vita, di allentare i legami con il passato e sostituire ai vecchi attori nuovi protagonisti, continuamente ognuno di noi non farà che ricercare nel presente le stesse identiche figure, cui affidare gli stessi ruoli, per ricreare all’infinito situazioni e luoghi ai quali si è tentato di sottrarsi.

Buona lettura e appuntamento ad ottobre con la maratona librario-alfabetica giunta alle lettere T-U: Tra donne sole di Cesare Pavese e Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello.

La sfida continua.

FOTO/ via  www.castelvecchieditore.com; www.eliwell.it; www.squidcan.com

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