Due libri al mese…seguendo l’alfabeto

Superato il traguardo del sesto mese, giugno, inizia il percorso di ritorno della maratona di lettura di Wakeupnews

di Laura Dabbene

L’edizione italiana di “Neve” – Einaudi

Tra i tutti i libri possibili con titolo in N, si è scelto quello più fuori stagione, Neve, dello scrittore turco Orhan Pamuk, Premio Nobel nel 2006. Pubblicato nel 2002 con il titolo originale di Kar (neve, in turco), il romanzo è ambientato nella Turchia contemporanea, in una cittadina della zona orientale, Kars, lontana dai grandi centri di Ankara e Istanbul, a ridosso del confine con l’Armenia e la Georgia. Il clima di isolamento economico e culturale di un centro un tempo ricco e fiorente, ma ora segnato dalla miseria e ridotto ad ombra sbiadita dell’antico fasto, è accentuato dalla nevicata che quasi incessantemente avvolge la città per tre giorni, creando un’atmosfera irreale e magica. In questo arco di tempo si svolge la vicenda del poeta Kerim Alakuşoğlu, che «si firmava ostinatamente Ka sin dai tempi della scuola», di ritorno in patria dopo anni di esilio politico a Francoforte: il pretesto è di seguire, come giornalista, il caso di alcune ragazze islamiche suicidatesi per i conflitti scaturiti dalla loro volontà di portare il velo, ma il suo viaggio si lega ad un percorso nella memoria personale, alla volontà di riscoperta di un’identità culturale, ad una ricerca dell’amore e della felicità, identificati nella bellissima Ipek, compagna ed amica degli anni universitari.

A Kars, ricoperta dal candore della neve che impedisce le comunicazioni e qualsiasi spostamento da e verso la città, il poeta si scontra non solo con i conflitti di un Paese, con la lotta tra la modernità di impronta occidentale, rappresentata dal modello repubblicano e dalla figura dell’eroe nazionale Mustafa Kemal Atatürk (1881-1938), e un estremismo religioso islamico che predica la fede assoluta in Allah e l’opposizione al dominio culturale dell’Occidente, ma anche e soprattutto con i propri conflitti interiori, con le insicurezze, le paure, i tormenti di un animo sensibile che anela alla felicità, ma è continuamente sopraffatto dal terrore di perderla.

Orhan Pamuk

Accanto al caso delle ragazze col velo, la vita di Kars è sconvolta da un colpo di stato anti-islamico, sostenuto dai militari, ma organizzato da un attore teatrale in nome della difesa della libertà e della democrazia, insidiate dal crescere del consenso del partito filo-religioso estremista, il Partito del Benessere. Su questo sfondo si intrecciano le vite di Ka e Ipek e del loro amore, ma anche di Blu e Kadife, vicini all’Islam e guidati dalla fede in Allah, di Necip e Fazil, giovani studenti del liceo islamico, del signor Serdar, direttore del giornale locale che scrive le notizie con un giorno d’anticipo, di Sunay Zaim e Funda Eser, gli attori della compagnia che portano in scena i sentimenti contrastanti di un Paese sospeso tra passato remoto (la radice islamica), passato prossimo (la rivoluzione di Atatürk), presente (l’Occidente come punto di riferimento) e futuro ( l’entrata nell’UE?). Ognuno di loro coltiva sogni e aspettative e pare che sia la neve, per breve tempo, ad ostacolarli o al contrario permettergli di realizzarli; soprattutto per Ka essa assume un valore duplice: da un lato gli impedisce di abbandonare la città portando con sé a Francoforte l’amata Ipek, dall’altra diventa fonte primaria di un’ispirazione poetica perduta da tempo, mezzo di indagine nei processi dell’anima, della memoria e dell’immaginazione, nei meandri dell’identità.

“Ossi di seppia” – 2° edizione del 1928

O come Ossi di seppia, la prima raccolta di liriche di Eugenio Montale (1896-1981), pubblicata nel 1925 a Torino dall’editore Piero Gobetti. Selezione di 60 poesie giovanili organizzate in otto sezioni, quest’opera offre al lettore alcuni tra i componimenti più noti ed amati del poeta genovese, da I limoni a Gloria del disteso mezzogiorno. Il mare è il fulcro attorno cui ruota la riflessione dell’autore sul tema del tempo dell’esistenza, sull’alienazione e sul male di vivere. I tre percorsi tematici sono fittamente intersecati nei versi dedicati ai miti dell’infanzia e dell’adolescenza, o dove affronta il rapporto tra queste due età della vita e la maturità, condizione dolorosa ma necessaria.

La critica montaliana è concorde nel riconoscere nella sezione Ossi di seppia quella filosoficamente più profonda e significativa, dominata da una fenomenologia di base vicina al pensiero di Husserl (1859-1938), per cui, con estrema semplificazione, il mondo e gli oggetti che lo compongono si fanno presenti in rapporto all’occhio che li vede e allo stato d’animo di chi osserva. Questo mondo, ridotto a ciò che appare esattamente così come è, è anche quello della poesia di Montale: un mondo umano certo, ma non il mondo oscuro dell’inconscio, portatore di simbolismi nascosti, quanto di ciò che ci sta di fronte, semplicemente e banalmente, nella sua essenzialità priva di significati altri, scevro di corrispondenze epifaniche. Grazie a questa componente, figlia della crisi di inizio secolo al pari dell’esperienza sveviana di cui si nutre, la raccolta si connota come prima vera pietra angolare della letteratura del Novecento.

Eugenio Montale

Ma capolavoro lo è anche per un uso della lingua e della struttura ritmico-sintattica lontano da quella in voga in ambienti culturali dominati dal futurismo, quanto piuttosto di impronta classica, chiara, semplice, rigorosa, senza mancare di essere innovativa: le lezione è quella di un altro pilastro della poesia nazionale, Giovanni Pascoli (1855-1912). Grazie anche alla sua formazione e predisposizone musicale l’autore è in grado di dar vita ad una lirica ricca di effetti sonori: tutti ricordano la forza onomatopeica di quell’«ascoltare tra i pruni e gli sterpi/schiocchi di merli, frusci di serpi» nel Meriggiare pallido e assorto di una calura d’estate che, in questo luglio 2010, riviviamo rileggendo la poesia montaliana.

Consueta conclusione con anticipo della prossima tappa insieme alle lettere P-Q: Pastorale americana di Philip Roth e Qualcuno con cui correre di David Grossman.

La sfida continua.

FOTO/ via  www.post-gazette.com; missgynn.leonardo.it; www.scienzaearte.it; scrofanilettere.blog.excite.it

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