Due libri al mese…seguendo l’alfabeto

La maratona di lettura di Wakeupnews arriva in terza base con i giochi linguistici di Raymond Queneau e il topo bibliofilo di Sam Savage

di Laura Dabbene

Un autobus: location della vicenda degli Esercizi di stile

Un antico proverbio della tradizione popolare italiana recita: “Marzo pazzerello, vedi il sole e prendi l’ombrello”, in riferimento all’imprevedibile follia di un tempo atmosferico che, quando ancora esistevano le mezze stagioni, lasciava continue incertezze. Non poteva quindi esserci, sempre seguendo la regola dell’alfabeto, lettura più adatta delle fantasmagorie lessicali degli Exercices de style di Queneau o della bizzarra esistenza di un roditore che si nutre di libri, il Firmino dell’americano Savage.

Il libro di Raymond Queneau è un capolavoro di umorismo, abilità linguistica e capacità narrativa. Data una vicenda del tutto ordinaria che si svolge su un autobus molto affollato, esplicata in sole 13 righe denominate Notations, l’autore ne costruisce 99 variazioni, seguendo altrettante linee guida che rendono il testo, ogni volta, qualcosa di completamente nuovo e inaspettato. I criteri della variazione sul tema sono ora di natura grammaticale, passando in rassegna figure retoriche come la litote, la sinchisi o l’anagramma, ora di tipo linguistico, chiamando i causa i dialetti (nella traduzione italiana una sorta di veneto e l’immancabile romanaccio) oppure un modo di esprimersi (volgare, forbito, ampolloso, rozzo). Accanto a queste vi sono le varianti formali, quando l’evento è raccontato a guisa di sonetto, di ode, di canzone leopardiana o di testo per il teatro, o ancora quelle che giocano con le trasformazione d’ambiente, narrando l’episodio in forma di comunicato stampa, di telegramma, di interrogatorio di polizia, di elucubrazione filosofica.

Il piacere della lettura, doppio per chi conosca il francese abbastanza bene da poter gustare anche la versione originale, sta tutto nell’ammirazione per un uso della lingua che diventa strumento duttile e malleabile, capace di piegarsi sotto il potere creativo di una mente da demiurgo così raffinata come quella di Queneau. Mai come in questo caso, per i lettori non madrelingua, è d’obbligo menzionare la traduzione affidata, per l’editore Einaudi nel 1983, all’unico scrittore in grado in rendere accessibili gli Esercizi adattandoli al gusto e alle potenzialità della lingua italiana: Umberto Eco. La sua Introduzione è diventata un classico, al pari del testo stesso, e grazie alle sue geniali intuizioni i giochi lessicali d’oltralpe hanno trovato ampia godibilità. Prima fra tutte la variazione Perlee Englaysee. Imperdibile.

Firmino: un topo che vive tra i libri

La lettera F ha invece condotto all’opera prima di Sam Savage, la storia di un topo decisamente sui generis, che si nutre, prima materialmente e poi spiritualmente, di carta, di libri, di parole. Il destino di Firmino è segnato dalla sua nascita nello scantinato di una libreria, tra le pagine, ridotte in minuscoli coriandoli da mamma ratto, di un pilastro della narrativa: Finnegans Wake di James Joyce. La carta diventa presto cibo per il gracile topino, sempre scavalcato dai fratelli nella corsa verso il nutrimento materno, ed entra nelle sue viscere al punto da rendergli impossibile lasciare quel nido, che egli esplora scegliendosi punti d’osservazione per condividere la vita pulsante della libreria Pembroke Books. La sofferenza di Firmino, la presa di coscienza della sua natura animale e del suo aspetto sgradevole procedono di pari passo con la sua formazione intellettuale e letteraria. Inversamente proporzionale all’affinarsi della sua sensibilità è il successo nei tentativi di comunicazione con il mondo, sia attraverso l’infelice strada dell’articolazione di un linguaggio fonico, sia nel disperato tentativo di esprimersi attraverso i segni dell’alfabeto per sordomuti. Firmino sperimenta l’ostilità del genere umano nella persona del libraio Norman Shine, da amico virtuale a nemico reale quando cerca di avvelenarlo con i micidiali bocconcini, ma trova nello scrittore Jerry un alter ego in carne ed ossa, con cui condividere ciò che resta di un’esistenza. Questa infatti si sgretola come le mura del quartiere cittadino che gli ammodernamenti urbanistici sventrano, lasciando dietro di sé le macerie non solo della Pembroke Books, ma anche degli animi di coloro che perdendo la casa, o la bottega, perdono se stessi.

Complimenti a chiunque, completate le letture di gennaio e febbraio, voglia continuare con noi la sfida di lettura. Perché non cimentarsi con Espiazione di Ian McEwan e un capolavoro orwelliano, spesso snobbato, come Fiorirà l’aspidistra? Oppure il grande Hemingway di E il sole sorge ancora abbinato alla maestria di John Steinbeck e il suo Furore? Condividete con noi le vostre scelte, commentate con una vostra breve recensione e preparatevi al prossimo appuntamento con la doppietta G-H: Giallo Cromo di Aldous Huxley e Herzog di Saul Bellow.

La sfida continua.

 

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