Due libri al mese…seguendo l’alfabeto

Seconda tappa della maratona di lettura di Wakeupnews con Niccolò Ammaniti e Cesare Beccaria

di Laura Dabbene

Niccolò Ammaniti

Precisa come un orologio svizzero, allo scadere del nuovo mese la sfida di lettura lanciata da Wakeupnews per il 2010 richiama i propri volenterosi amici appassionati di libri per affrontare la coppia di lettere C-D. Tra le succulente proposte del panorama mondiale, districandosi tra titoli appetibili come Cuore di tenebra di Joseph Conrad, ispiratore per la figura del colonnello Kurtz di Apocalypse now, e Don Camillo del maestro dell’ironia e dell’umorismo emiliano, Giovanni Guareschi, la nostra scelta è caduta su due autori nostrani, agli antipodi come genere e cronologia, il contemporaneo Niccolò Ammaniti e l’attualissimo, a fronte degli anni, Cesare Beccaria.

Bypassando l’ultimo prodotto editoriale dello scrittore romano, nonostante il titolo Che la festa cominci sia in linea con le regole della rubrica, si è preferito il romanzo che gli è valso nel 2007 il Premio Strega. Noto al grande pubblico anche per la trasposizione cinematografica di Gabriele Salvatores, Come Dio comanda racconta uno dei più complessi rapporti padre-figlio della recente narrativa. Rino Zena, e il tredicenne figlio Cristiano, sullo sfondo di una provincia del Nord Est sospesa tra una modernità figlia dell’intraprendenza imprenditoriale ed una chiusura mentale propria di un territorio isolato e periferico, vivono un legame tanto forte e radicato quanto estremo e conflittuale, sempre a rischio di rottura da parte di uno Stato, impersonato dall’assistente sociale Beppe Trecca, che vorrebbe tutelare il minore da un padre incline all’alcool e alla violenza, di simpatie neonaziste e dal lavoro precario. Eppure nessuna figura paterna pare più attenta al bene della prole di quella di Rino, né alcun figlio adolescente più amorevole e fiducioso nei confronti di un genitore su cui, nel romanzo, si allunga come un’ombra il sospetto di stupro ed omicidio. Accanto ai due protagonisti, vite ai margini di una collettività che ha tra i valori primari l’automobile, l’apparenza e il luccichio dei centri commerciali, sfilano altri outsider, Corrado Rumitz detto Quattro Formaggi e Danilo Aprea, gente sconfitta dalla vita, vittime di tragedie personali e famigliari, che consumano il proprio dramma in solitudine mentre l’acqua, che cade dal cielo in un torrenziale diluvio universale, smuove i detriti depositati nell’anima e lascia il fango sulla strada dell’esistenza.

Cesare Beccaria

Affrontare la trattatistica giuridica settecentesca può sembrare impresa folle, ma le pagine di Dei delitti e delle pene scorrono veloci sotto gli occhi del lettore e alcuni passi si imprimono nella memoria per la loro attualità. Apparso nel 1764 ad opera di un giovanissimo Beccaria, all’epoca 26enne, in un ambiente nutrito dagli intelletti dei fratelli Verri, il libello incarna i principi dell’illuminismo giuridico europeo e sviscera tematiche inerenti non solo il diritto penale, ma l’intero sistema politico e sociale del tempo. Partendo dal presupposto che il concetto di giustizia coincida con quello di utilità sociale, l’autore elabora alcune idee rivoluzionarie sotto il profilo penale, condannando pratiche diffuse ed in uso, ma assolutamente lesive dei diritti umani. I capitoli chiave restano il XVI Della tortura e il XXVIII Della pena di morte, ma molto c’è da riflettere rileggendo il capitolo XIX Prontezza della pena (“[…] quanto è minore la distanza del tempo che passa tra la pena ed il misfatto, tanto è più forte e più durevole nell’animo umano l’associazione di queste due idee, delitto e pena, […] uno come cagione e l’altra come effetto necessario immancabile”) oppure il XXI Pena dei nobili (“Ogni distinzione sia negli onori sia nelle ricchezze […] suppone un’anteriore uguaglianza fondata sulle leggi, che considerano tutti i sudditi come egualmente dipendenti da esse”), o ancora taluni passaggi sulla certezza delle pene secondo cui a dissuadere dai delitti non è utile tanto la severità del castigo, quanto la consapevolezza della sua effettiva applicazione.

Ogni possibile paragone con l’attuale sistema giudiziario, o con qualsivoglia tentativo di riformarlo, è volutamente casuale.

Con questi stimoli di lettura si rinnova l’invito ad inviarci le vostre proposte, i vostri suggerimenti e commenti, anche in forma di breve recensione ai libri scelti, prima dell’appuntamento marzolino con la doppietta E-F. E se voleste prepararvi ai volumi di cui si tratterà ecco un anticipo: gli impeccabili Esercizi di stile di Raymond Queuneau e il dolcissimo Firmino di Sam Savage. La sfida continua.

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2 Risponde a Due libri al mese…seguendo l’alfabeto

  1. avatar
    Nicola Gilardi 01/02/2010 a 17:26

    “Come Dio comanda” l’ho letto. è un bel libro che consiglio a tutti di leggere

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  2. avatar
    Alessandro 02/02/2010 a 21:58

    Credo che sceglierò con la C Casa di bambola di Ibsen perché è uno dei libri che voglio leggere da tanto. Per la D mi piacerebbe Don Chisciotte, anche quello un classico che mi attrae da tempo, ma un po’ impegnativo, forse…

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