Due libri al mese…seguendo l’alfabeto

Zygmunt Bauman

Non cambia il titolo della nostra rubrica, ma più corretto sarebbe oggi chiamarla Tre libri al mese…seguendo l’alfabeto! Novembre rappresenta infatti una delle due eccezioni nella maratona di lettura che mirava a divorare due libri ogni 30 giorni: la legge dell’alfabeto imponeva l’obbligo di due triplette, la prima a maggio, ed ora quella con le lettere V, W e X.

Vita liquida, del filosofo e sociologo polacco Zygmunt Bauman (1925), è il terzo dei libri di questo autore ad usare un particolare aggettivo – liquido – che ormai, complice il loro successo e diffusione, è diventato d’uso piuttosto comune. Dopo Modernità liquida e Amore liquido, in questo saggio del 2005, liquida è diventata l’intera esistenza umana, governata dalla globalizzazione e dalle severe regole del consumismo e della produttività: la liquidità della vita consiste nel suo trasformarsi adattandosi ed adeguandosi al corso degli eventi, alle necessità contingenti, all’hic et nunc. Ma soprattutto alle tendenze della maggioranza, alle attitudini del gruppo per evitare il pericolo dell’esclusione sociale: nel mondo liquido sarà vittima di questo sentimento di emarginazione colui che, in situazione di povertà, non riesce ad essere un consumatore come gli altri, non può comprare e quindi è impossibilitato a sentirsi parte della modernità. Scrive Bauman: «Per essere individui, nella società degli individui, bisogna tirar fuori i soldi, un sacco di soldi». Liquidità è però anche sinonimo di impossibilità, e incapacità, della società contemporanea di trasformare trend momentanei in abitudini e procedure consolidate: questo aspetto è strettamente collegato al dominio del consumo, visto che tutto deve essere acquistato, usato, e poi immediatamente buttato, per consentire un nuovo acquisto. Il tempo, nel mondo liquido, non è quello dell’eternità, ma di un infinito presente, unica dimensione consentita per l’uomo-consumatore di un prodotto. L’autore, passando in rassegna le principali necessità della società liquido-moderna, punta l’attenzione sulla morbosità della ricerca della sicurezza personale, alimentata da paure indotte (come quella verso il terrorismo), ma anche sulla sindrome consumistica legata alla bellezza del corpo. Quale soluzione? Bauman richiama nel capitolo finale la necessità di una «logica della responsabilità planetaria» e di «una convergenza nuova e senza precedenti tra precetti etici e interesse alla sopravvivenza – la sopravvivenza, comune e condivisa, dell’associazione universale del genere umano». La salvezza pare quindi risiedere, in uno dei periodi di massimo dominio dell’individualismo, in una dimensione collettiva. Da riscoprire? Più probabilmente tutta da ricostruire.

"Woobinda e altre storie senza lieto fine" di Aldo Nove

Dopo la lettura di un presunto libro di Aldo Nove, non si poteva far torto al brillante scrittore lombardo Antonio Centanin (vero nome dell’autore) considerando anche l’ottimo servigio reso alle necessità del caso: un titolo con la W di grande curiosità ed interesse, Woobinda e altre storie senza lieto fine (Castelvecchi, 1996). Racconti alle soglie del surreale, nutriti di ciò che all’epoca si considerava l’apoteosi del trash televisivo (Woobinda, «il ragazzo svizzero pallido che correva nella savana», ne è l’esempio), ma che oggi alle prese con il Grande Fratello 11 così assurdo (purtroppo) non pare più. La scrittura frammentata, lo stile irrispettoso delle normali regole grammaticali, lo stravolgimento della punteggiatura e di qualunque senso logico nella costruzione delle frasi rendono le pagine del libro simili ad uno zapping televisivo: avevano ragione in questo senso i recensori dell’epoca (nel 1996, ma anche nel 1998 quando Einaudi ripropose il libro con 12 racconti aggiunti e il nuovo titolo Supewoobinda) a parlare di «Tv spazzatura che diventa romanzo» (Aldo Grasso su «Il Corriere della Sera», 26 luglio 1998). Non ci si deve aspettare coerenza o razionalità dalla lettura di questo libro, così come non la si pretende dal frenetico gioco di cambio canale che con il telecomando è diventato praticamente inevitabile: il consumo è veloce, frenetico (proprio come nella liquidità di Bauman…) e immediato. E quando il racconto finisce a metà di una frase, troncando una parola non resta che arrendersi. Fine delle trasmissioni.

"XY" di Sandro Veronesi

Dopo la fama raggiunta con il romanzo che si aggiudicò il Premio Strega, Caos calmo, Sandro Veronesi è dall’ultima settimana di ottobre tornato in libreria con una nuova fatica letteraria, XY (Fandango, 2010). Ma già prima che il volume arrivasse fisicamente nelle mani del lettore, una massiccia campagna mediatica sul web ne aveva lanciato l’imminente uscita, puntando tutto sugli aspetti noir, alle soglie del thriller psicologico, di questo libro. È ancora in corso (almeno per chi scrive), la lettura del romanzo ambientato in una isolata, ed inquietante, località montana del Trentino: se in Come Dio comanda di Niccolò Ammaniti non faceva che piovere, qui è la neve ad accompagnare l’intera vicenda. Nevica sulle colpe e sui delitti, misteriosi ed incomprensibili, della comunità che popola il Borgo di San Giuda, ma se la coltre bianca può coprire i cadaveri di una strage, non riesce a celare i segreti di un gruppo di persone unite da legami di sangue (essendo praticamente tutti imparentati tra loro), di solidarietà (per il modo in cui si prendono cura gli uni degli altri) e di fede (per la devozione che li unisce a San Giuda Taddeo, patrono della chiesa locale). Sono un prete ed una psicologa a tentare di far luce nel sommerso di quel luogo e di quegli individui, cercando risposte che le indagini sulla sanguinosa mattanza nel bosco non sono riuscite a fornire, ma soprattutto scoprendo di se stessi e in se stessi un universo sopito che la tragedia collettiva ha fatto deflagrare. Come in ogni giallo che si rispetti, ci si aspetta il colpo di scena finale…è un bene quindi che neppure la sottoscritta l’abbia ancora svelato.

Appuntamento a dicembre con gli ultimi due titoli: Yucatan di Andrea De Carlo e Zanna bianca di Jack London.

La sfida continua.

Laura Dabbene

FOTO/ via  http://upload.wikimedia.org; http://www.libreriauniversitaria.it; http://www.affaritaliani.it

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