Incubo deflazione, Draghi bacchetta l’Europa

In un articolo di opinione, Mario Draghi spezza una lancia per la condivisione di rischi finanziari nell'Ue e per un’unione politicamente più forte

draghiIl 2015 dell’Unione Europea comincia col botto. Mario Draghi torna a parlare di politiche monetarie europee e lo fa con un discorso di grande impatto per le istituzioni europea. In un articolo di opinione per “Project Syndicate”, poi pubblicato anche sul sito della Banca Centrale Europea, il presidente della Bce spezza una lancia per meccanismi di condivisione di rischi e debiti e favorire la ripresa dei Paesi più in difficoltà dell’Unione. Un discorso in molti hanno già visto un appello all’adozione di EuroBond e di un debito comunitario.

UNA TIRATA D’ORECCHI AL NORD EUROPA? – «Per avere un’unione monetaria completa è necessario avere condizioni che rendano rimanere all’interno dell’Unione più vantaggioso che starne fuori. Tutti i Paesi devono beneficiarne». Rischi condivisi, unioni politiche, integrazione finanziaria, meno imposizione di austerity e più possibilità di investimento. Questi i cardini del discorso di Draghi, che sono proprio i concetti che nei Paesi economicamente più sani del Nord Europa – in primis Germania e Olanda – fomentano l’euroscetticismo. L’annuncio di Draghi sembra allora diretto proprio a quegli stati più intransigenti, una richiesta di raccogliere anche gli oneri e i rischi di un’unione monetaria, e non solo i benefici che porta ai singoli Paesi.

IL DISCORSO – «Chi pensa a un’unione monetaria senza un’unione politica non ha capito cos’è un’unione monetaria». Draghi sostiene che l’Unione Europea abbia bisogno di un cambiamento politico: più azione comune centrale, più rischi condivisi. Solo con un’unione politica – oltre che monetaria – l’euro e i Paesi più deboli potranno salvarsi. «I membri devono migliorare la condivisione dei rischi e portare avanti l’integrazione finanziaria». Arriveranno gli EuroBond? Non così in fretta.

SCENARI FUTURI – Non è chiaro se alle parole di Draghi seguiranno dei fatti, e quindi delle politiche comunitarie davvero innovative. Da un lato non sarebbe la prima presa di posizione di Draghi a favore di un’unione finanziaria più forte a non essere seguita da fatti. Dall’altro, l’euroscetticismo dilaga in tutta l’Unione monetaria – persino nella Lituania appena entrata – e alimenta il fronte di opposizione a una condivisione dei debiti. Ecco allora che l’arrivo di un’unione politica non sembra alle porte.

draghiMA A CHI CONVIENE? – C’è da chiedersi a chi converrebbe avere delle istituzioni europee più forti e una condivisione del debito. Da un punto di vista economico, gli scontenti sarebbero i Paesi coi conti a posto: Germania e Olanda si troverebbero a dover condividere debiti non loro e trasferire soldi verso il Mediterraneo – e andate a convincerli che è giusto. Un maggiore equilibrio economico nell’unione gioverebbe sicuramente a chi ha più debito, e infatti le borse di Milano e Madrid hanno chiuso in pennata grazie al comunicato di Draghi, come riporta Milano Finanza. Ma potrebbe essere la Grecia il maggiore beneficiario delle politiche comunitarie. All’indomani della crisi di governo e dell’ascesa di portiti politici che intendono cacciare la Troika e uscire dalla moneta unica, la Bce annuncia un cambio di rotta e condizioni più vantaggiose.

UNA QUESTIONE DI SOVRANITA’ NAZIONALE – Da un punto di vista politico invece, dietro l’annuncio di Draghi si nasconde una richiesta di più potere alle istituzioni europee e meno agli stati membri. Insomma, una perdita di sovranità nazionale. Se il debito italiano diventa europeo, sarà l’Europa a decidere quando prendere in prestito denaro e come ripagare i prestiti. Quindi le politiche nazionali dovrebbero adeguarsi alle politiche comunitarie. Un maggiore equilibrio dell’Unione Europea e maggiore protezione contro speculazione e crisi future ma al costo di un’autonomia ridotta degli stati membri. Sarebbe un do ut des, un sacrificio da parte di tutti. Draghi spiega che porterebbe benefici e stabilità ai membri. Rimane da vedere se gli Stati membri saranno d’accordo con lui.

 Alessio Perrone

@alessioperrone

foto: telegraph.co.uk

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