Dove va la letteratura tedesca

A pochi giorni dall’ultimo Deutscher Buchpreis, breve rassegna dei vincitori delle passate edizioni. Tra polemiche, dubbi e domande

di Marina Cabiati

Copertina di "Tauben fliegen auf"

Insignita pochi giorni fa all’apertura della Frankfurter Buchmesse, Melinda Nadj Abonji è l’ultima vincitrice del Deutscher Buchpreis, riconoscimento istituito nel 2005 e oggi il più ambito e al contempo discusso premio letterario per opere in lingua tedesca.

Il suo Tauben fliegen auf (in Italia non è ancora disponibile una traduzione, letteralmente potrebbe essere “Le colombe volano via” o simili) racconta la storia di immigrazione di una famiglia ungherese dalla Serbia alla Svizzera e del viaggio estivo compiuto successivamente in senso opposto. La vicenda, che in parte ricalca quella della scrittrice, diventa occasione per affrontare temi sempre molti sentiti in Germania come immigrazione, cambiamento, fratture e rapporti più o meno controversi con il passato.

Nella prima edizione del 2005 a vincere è l’austriaco Arno Geiger con Va tutto bene; la storia politica austriaca tra il 1938 e il 2001 viene declinata nei diversi personaggi di una famiglia della borghesia viennese, che diventa così specchio di nodi storici non ancora del tutto risolti.

Il 2006 è l’anno di Katharina Hacker, che coglie nel segno con la sua generazione di trentenni confusi, disorientati e più infelici che mai ritratti sullo sfondo dell’attentato alle Twin Towers. Romanzo quindi estremamente contemporaneo Gli spiantati; eppure anche qui la storia recentissima e l’imminente attacco all’Iraq trovano il modo di richiamare storia e guerra di settant’anni fa.

È ancora una donna a vincere nel 2007. Julia Franck, giovane autrice berlinese, rimescola ancora una volta il materiale storico tedesco, questa volta quello che va dal periodo guglielmino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, partendo dall’immagine tragica del suo prologo: nel 1945, alla fine del conflitto, una donna abbandona il figlio sulla banchina di una stazione. Da qui la narrazione di La strega di mezzogiorno, questo il titolo della traduzione italiana, va a ritroso nel tempo alla ricerca dell’identità di questa donna e del vissuto storico tedesco.

Nel 2008 viene premiato Uwe Tellkamp il cui lavoro, La torre, non si può certo definire un’opera stringata con il suo migliaio di pagine. Torna ancora una volta la recente storia tedesca: in questo caso quella di un quartiere borghese di Dresda, ritratto negli ultimi sette anni della Repubblica Democratica Tedesca. Scorciati attraverso lo sguardo dei diversi personaggi, ecco allora rappresentati, in uno scambio continuo tra regime e società civile, gli ambienti principali – dai movimenti giovanili all’esercito, dalla sanità agli ambiti dell’istruzione e dell’editoria – illuminati dalla luce cattiva ma già malata della censura, del controllo e del dissesto che di là a poco condurrà a cambiamenti epocali.

La tematica sembra un po’ staccarsi dal tessuto storico nell’opera vincitrice del 2009, Du stirbst nicht di Kathrin Schmidt (ancora in attesa di una traduzione in italiano, letteralmente “Tu non stai morendo”). In queste pagine, una donna si risveglia in ospedale senza potersi muovere, senza poter parlare e senza poter ricordare; le toccherà quindi imparare di nuovo a muoversi, a esprimersi e a fare i conti con un’esistenza che forse non le appartiene più. Si troverà divisa tra passato e presente, senza sapere se cercare la sua guarigione davanti a sé o dietro di sé.

Si potrebbe anche qui parafrasare in senso storico.

Nel 2010, come detto, i temi storici più tradizionalmente sentiti si collegano a quelli più nuovi dell’immigrazione – la stessa autrice ha vissuto questa condizione – e dell’integrazione.

Premio che nelle intenzioni dovrebbe coniugare qualità estetica e successo commerciale, il Deutscher Buchpreis è un riconoscimento oggetto di domande e polemiche.

logo Deutscher Buchpreis

Come per ogni premio che si fa istituzione (lo Strega da noi insegna), anche attorno al Deutscher Buchpreis si allunga anno dopo anno l’ombra delle necessità di marketing e di vendibilità dell’opera. Se il soggettivismo dei giurati è un dato di fatto implicito e ineliminabile, molto rumore si concentra anche sullo smisurato potere nelle loro mani, che spesso finisce con il tagliare fuori dal mercato un numero elevato di opere che non vengono prese in considerazione.

Quello che forse manca in questo senso è l’esistenza di una critica alternativa che, anziché accodarsi alle scelte della giuria, cerchi nelle nicchie, magari di piccole case editrici, titoli nascosti e meritevoli di attenzione.

Questo breve excursus ha infine mostrato la presenza costante della tematica storica, ovviamente con differenze spesso anche evidenti fra le varie opere.

Di fondo però resta una domanda. Si tratta di un orizzonte storico e culturale a cui è inevitabile fare riferimento vivendo e scrivendo in questi Paesi o è invece una sorta di continua rielaborazione che sembra rendere bene anche a livello di vendite? E soprattutto: i lettori di lingua tedesca vogliono davvero rileggere il proprio passato anche in un romanzo?

La questione è complessa e il dubbio lecito.

Melinda Nadj Abonji, Tauben fliegen auf, Salzburg, Jung und Jung Verlag, 2010

Kathrin Schmidt, Du stirbst nicht, Köln, Kiepenheuer & Witsch, 2009

Uwe Tellkamp, La torre, traduzione Gabelli F., Milano, Bompiani, 2010

Julia Franck, La strega di mezzogiorno, ed.italiana e tedesca, traduzione Galli M., Firenze, Le Lettere, 2008

Katharina Hacker, Gli spiantati, traduzione Gabelli F., Milano, Bompiani, 2007

Arno Geiger, Va tutto bene, traduzione Agabio G., Milano, Bompiani, 2008

Foto http://community.daswortreich.dehttp://blog.tubuk.com;

www.troppogiusto.it

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