Dorian Gray: un brutto ritratto

Appena uscito l’ultimo film del regista Parker che propone la trasposizione del celeberrimo romanzo in chiave “horror”

di Barbara D’Alessandro

Locandina

È stato detto più volte, prima ancora dell`uscita del film, che avrebbe apprezzato “Dorian Gray”, l’ultimo lavoro del regista Oliver Parker, solo chi fosse andato al cinema preparato a non fare paragoni con il grandissimo romanzo di Oscar Wilde. Ma anche provando a dimenticare l`indimenticabile, ovvero alcune tra le pagine piu` belle e affascinanti mai scritte, riuscire a estrarre qualcosa di buono da questa pellicola risulta comunque arduo.

Ripassiamo una trama assai nota: Dorian Gray è un giovane bellissimo di buona famiglia, che appena giunto a Londra colpisce per le sue doti fisiche e caratteriali il pittore Basil Hallward, il quale, molto attratto da Dorian, decide di fargli un ritratto. Il risultato finale risultera` talmente bello e perfetto  da catturare l`attenzione di tutti e soprattutto di Lord Henry Wotton, quello che diventera` il protettore del giovinetto.

È proprio ammirando questo ritratto che Henry affermera` la superiorità` dell`arte sulla vita e inneschera` quella miccia che portera` Dorian a “vendere l`anima”: l`arte è bellezza immortale, mentre la vita è breve e sfiorisce e sarebbe bello poter sostituire l`una con l`altra. Per qualche strano sortilegio il ritratto esaudisce questo desiderio e diventa cosi` specchio dell`anima del giovane: egli sara` destinato a  non invecchiare mai, costruendosi una vita di eccessi e crimini orribili, fino all`inevitabile distruzione del ritratto, e quindi alla sua morte. Sicuramente buona la prova del giovane attore protagonista Ben Barnes (noto al pubblico per Le cronache di Narnia: il principe Caspian), capace di regalare allo spettatore l`effetto di graduale trasformazione del personaggio: da ragazzo ingenuo e inesperto dallo sguardo un po` svampito Dorian si trasforma, passando attraverso una lenta e lussuriosa conoscenza del potere della sua bellezza, nell`incarnazione della corruzione e del delirio di onnipotenza, culminante nella battuta (gia` presente nel libro) e pronunciata davanti allo specchio : “Io sono un Dio”.

Questa brillante prova interpretativa rimane pero` una nota isolata: appare sottotono Colin Firth, il cui personaggio, Henry Wotton, il “mentore” di Dorian Gray, l`uomo cinico che nel romanzo insegna al protagonista tutti i principi dell`estetismo e della vita dedita al piacere, non viene approfondito al punto giusto e risulta poco chiaro nelle sue sfumature di uomo combattuto tra il dire e il fare. Ancora piu` marginale il ruolo di Ben Chaplin, il pittore Basil Hallward, preso in considerazione quasi esclusivamente  nella scena del bacio omosessuale e in quella dell`assassinio, tra l`altro anticipata di molto nel del film rispetto al libro, dove il delitto avviene proprio alla fine. Buona anche la prova dell`attrice Rebecca Hall, che interpreta Emily Wotton, personaggio inventato appositamente per il film, anche se il ruolo e la sua “utilita`” ai fini della trama non sembrano cosi` fondamentali da poter giustificare un`aggiunta di tale portata a un`opera gia` in partenza perfetta. Ma forse l`apetto peggiore del film è  la sensazione che tutto sia in qualche modo “slegato”, poco omogeneo: gli attori, le ambientazioni, il primo tempo basato quasi interamente su sequenze di sesso e il secondo decisamente freddo e  “dark”, che culmina in una scena finale talmente horror da lasciare allibito (e un po` schifato) lo spettatore che pensava di essere andato a vedere la semplice trasposizione cinematografica di un romanzo famosissimo.

Insomma, pur apprezzando lo sforzo, da un regista come Parker, alla sua terza direzione di pellicole tratte da capolavori di Oscar Wilde (prima di questa: Un marito ideale nel 1999 e L`importanza di chiamarsi Ernest nel 2002) ci saremmo forse aspettati qualcosa di più: perché avere la pretesa di “modernizzare” un’opera così senza tempo? Un classico, si sa, è “un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire” e, possedendo una base del genere, costruire un’ottimo film sarebbe stato si impegnativo, ma non poi cosi` difficile. In questo caso si è scelto di fare un esperimento, e ogni esperimento porta con sé una dose di rischi: fatti i dovuti complimenti per il coraggio bisogna essere sinceri e riconoscere che il risultato non solo non riesce ad avvicinarsi neanche  lontanamente alla bellezza del romanzo, ma non convince nemmeno come opera “ a sé stante”.

Davvero un brutto ritratto, questo.

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7 Risponde a Dorian Gray: un brutto ritratto

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    Sara 06/12/2009 a 11:53

    Non sono d’accordo io.
    A me il film è piaciuto molto; l’ho trovato anche meglio del libro dove,a mio parere,non viene rincarnata bene l’idea del giovane vinto dalla lussuria e dal piacere,dove nel film c’è (e forse anche troppo!).
    Un po’ “brutta” la scena finale, ma per il resto un gran bel film!! ;)

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    Earnest 06/12/2009 a 15:57

    Dire che questo film ha superato il romanzo equivale ad una grave e imperdonabile blasfemia. Tutte le pagine più belle di quest’opera, dalle quali si sarebbero potute ricavare delle scene memorabili ed esteticamente impeccabili,sono state impietosamente eliminate a favore di scene inventate di sana pianta solo per compiacere lo spettatore medio,abituato alle solite volgarità dei sottoprodotti hollywoodiani di oggi. Inoltre vorrei aggiungere che il significato del romanzo non è né la ricerca dell’eterna giovinezza né l’esaltazione della lussuria, bensi la critica al razionalismo dell’Inghilterra vittoriana contrapposta ad un’esaltazione dell’edonismo che è ben diverso dal mero piacere sessuale. Dorian non è semplicemente vinto dalla lussuria ma è un manifesto di protesta contro il perbenismo inglese dell’epoca. Far si che esso diventi un film a metà tra il genere porno e lo splatter è un’offesa alla genialità di Oscar Wilde. Imparate a leggere i libri con la consapevolezza che dietrò c’è un background storico e culturale.

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    Anonimo 07/12/2009 a 00:18

    Sara scusa se mi permetto, ma proprio non ci hai capito niente =)

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    Anonimo 10/12/2009 a 19:48

    Io non mi sento di dire che questo film sia stato proprio pessimo, ma di certo ci sono state delle cose che non sono riuscita a mandare giù:
    - nel libro si capisce chiaramente che Dorian non ama Sybil ma ciò che lei rappresenta (l’attrice bravissima) infatti quando poi recita male succede ciò che tutti sanno…e il film non lo ha neanche accennato questo messaggio!
    - la scena di sesso con Basil, se la potevano risparmiare! l’amore puro e platonico del pittore verso Dorian non può sfociare in una scena volgare!
    - la completa invenzione della figlia di lord henry è stata proprio la goccia che ha fatto traboccare il vaso! Dorian che si innamora così tanto di una donna…Mah
    devo dire che però mi è piaciuta la performance di Ben Barnes, penso che se non fosse stato per il buon livello degli attori sarei uscita dal cinema decisamente prima del finale.

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    Marco 12/12/2009 a 12:41

    Come fa Sara a dire una cosa del genere non lo so…in quanto alla critica non avrei saputo esprimere meglio il film. Non rende minimamente il libro e lo riduce alla solita americanata soprattutto nella scena finale. L’unica cosa ben riuscita, ovvero la crudeltà di Dorian, viene rovinata dal quella specie di “riscatto finale” in cui lui sceglie di morire, di pentirsi e dichiara il suo amore alla figlia di Henry. Tremendo. Una vera pugnalata(per riprendere la VERA scena finale del libro!) al personaggio di Oscar Wilde.
    Tremendo inoltre il quadro-mostro… Quella dovrebbe rappresentare l’anima di Dorian non una specie di demonio con l’asma che vive in soffitta! Sembra quasi che il quadro sia il vero cattivo alla fine, come se fosse completamente separato dal protagonista!

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    Anonimo 14/12/2009 a 22:38

    Bisognerebbe leggere tutta l’opera di wilde per capire che il regista ha colto in pieno la natura del dandy che nasonde una insicurezza abissale (che l’ultimo wilde del de profundis con una accorato ripensamento sulla sua condotta di vita espone magistralmente).
    Fate commentare a chi studia lettere sul serio e conosce il pensiero di Wilde (come il regista al quale va il mio applauso). ;)

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  7. avatar
    Anonimo 22/12/2009 a 21:13

    ma cosa state dicendo

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