Dopo l’Uruguay anche l’Italia vuole legalizzare la marijuana

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Una manifestazione per la legalizzazione della marijuana

La Marijuana è diventata un monopolio di Stato in Uruguay. Lo ha deciso il Senato uruguaiano con 16 voti favorevoli e 13 contrari alcuni mesi fa. La proposta di legalizzazione della sostanza è venuta da Fronte Ampio – la coalizione di sinistra – che in questo modo spera di combattere il mercato clandestino. Con questa legge i consumatori privati possono detenere fino a sei piante per uso personale, mentre verranno rilasciate delle particolari licenze per i grandi produttori. La marijuana potrà essere venduta liberamente in farmacia per un massimo di 40 grammi al mese per persona. Lo Stato seguirà sia il ciclo produttivo, sia la commercializzazione, introducendo l’uso di liste dei consumatori protette dalla legge sulla privacy. Secondo i sostenitori di questa legge, la liberalizzazione della droga leggera non sarà solo importante per combattere il narcotraffico, ma farà verosimilmente diminuire la richiesta di droghe pesanti.

LA LIBERALIZZAZIONE NEL MONDO - L’Uruguay segue l’esempio dell’Olanda e di alcuni Paesi degli Stati Uniti, nei quali è previsto il libero utilizzo della piantina per uso ludico oltre che medico. In Spagna già da qualche anno è possibile acquistare marijuana in appositi club ed è consentita la coltivazione per uso personale.

UNA PROPOSTA PER L’ITALIA - In Italia la notizia è stata accolta fin da subito con favore da chi si è sempre battuto per la legalizzazione delle droghe leggere. In particolare i deputati Daniele Farina e Giovanni Paglia di Sinistra Ecologia e Libertà, hanno annunciato di voler proporre una legge per porre la produzione di Cannabis Indica sotto il controllo dello Stato. Secondo i due deputati di Sel, applicare alla marijuana un controllo simile a quello dei tabacchi lavorati potrebbe portare al Paese un guadagno di circa 4 miliardi di euro l’anno, soldi che potrebbero essere reinvestiti nell’introduzione di un reddito minimo per i cittadini e in opere per il territorio. Inutile dire che una simile strategia andrebbe a pesare in modo sostanziale sui guadagni della mafia, che vede proprio nelle droghe leggere uno dei suoi più importanti business.

Andrea Castello 

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