Donne: un mondo di violenze

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Donne: un mondo di violenze

Sconvolgente. Solo in questo modo può essere definito il dato sulla violenza sulle donne che emerge dal rapporto del “Panos Institute” di Londra. Inoltre una ricerca della prestigiosa Harvard University sostiene che per le donne, di età compresa tra i quindici e quarantaquattro anni, la violenza maschile rappresenta la prima causa di morte o invalidità, superando anche quello che viene definito il “male del secolo” –   il cancro –  gli incidenti stradali, quelli domestici e persino i conflitti armati.

Questa è la fotografia che ritrae la condizione della donna nella società, prevalentemente maschile, del XXI secolo. Una piaga che affligge tutte le comunità nazionali sulla Terra senza distinzioni sociali, di lingua, religione ma, soprattutto, senza confini nazionali. I dati dell’Organizzazione mondiale della sanità affermano che almeno una donna su cinque, nel corso della sua vita, ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo.

La situazione riveste i caratteri dell’emergenza permanente da troppo tempo e, anche in Italia, questo problema sociale è emerso limpidamente nel tessuto sociale. È di pochi giorni fa l’approvazione del Sentato della Ddl sul femminicidio, ora Legge dello Stato. Tuttavia, bisogna prestare molta attenzione a non abbassare mai la guardia davanti a questo grave problema, si deve evitare di considerare i centinaia di casi che vengono riportati dai media nazionali come fatti della quotidianità. Dietro ai nomi pronunciati delle vittime, infatti, ci sono delle storie, dei ricordi, delle vite.

Violenza, termine che indica un’azione, fisica o psichica, compiuta da una o più persone che operano sinergicamente con lo scopo di arrecare danno a una o più persone. La violenza contro le donne può essere esercitata con un’infinità di modalità e per altrettante finalità. Esiste una violenza domestica, quella più praticata e pericolosa perché esercitata all’interno delle mura di casa della vittima da parte un membro familiare mediante violenze psichiche, come le minacce, o violenze fisiche come i maltrattamenti e le percosse.

Esiste la violenza sessuale, violenza psichica e fisica il cui fine dell’agente è volto a perseguire un’ebbrezza sessuale. Esistono una pluralità di condotte lesive con le quali si potrebbero riempire paginate di libri: infibulazione, schiavitù sessuale, stalking, mobbing, uxoricidio e molti altri ancora che raccontano come la donna, nei secoli più oscuri della nostra civiltà, sia stata e sia concepita quale oggetto di diritti e non soggetto del diritto.

Preliminarmente, bisogna partire da un assunto: qualsiasi dato sulla base del quale si fondano le statistiche delle ricerche in questa materia è viziato, rappresenta un valore in ribasso rispetto al dato reato. Paura, sottomissione o interessi superiori sono alcune delle tante cause per le quali le vittime delle violenze subite non presentano denuncia alle autorità giudiziarie competenti nei loro Paesi, facendo così sfuggire tutti quei fenomeni di violenza sulle donne consumati ma non segnalati.  L’esperienza italiana – fonte Istat – dimostra come le donne italiane, tra i sedici e settant’anni, vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita, sono stimate in sei milioni e settecentoquarantatremila mentre, un milione, ha subito almeno un tentativo di stupro. Di queste solo il 7% denuncia la violenza.

Negli Stati Uniti una donna viene aggredita in media ogni quindici secondi. Nella Federazione Russa, un omicidio su cinquanta è compiuto dal marito nei confronti della moglie. In Canada o Israele una donna ha maggiore possibilità di essere ammazzata dal proprio compagno anziché da un estraneo. Nella civile e progredita Svezia muoiono trentasei donne all’anno per le conseguenze delle violenze subite entro le mura domestiche dal marito o amante.

Nel 2012 l’Honduras ha fatto registrato il numero più alto di omicidi di donne in rapporto alla popolazione scalzando così la tristemente nota Ciudad Juarez, in Messico, dove dal 1993 sono state assassinate e fatte sparire quasi quattromilacinquecento donne. Nel Regno Unito una donna su dieci viene picchiata selvaggiamente a sangue dal partner.

I più alti livelli di violenza contro le donne si registrano in Africa dove, ad esempio, il 46% della popolazione femminile subisce una violenza di tipo sessuale. Ma questo dato non deve essere letto dal punto di vista delle condizioni sociali disagiate quali causa principale di questa piaga. Ed invero, nelle società evolute del primo mondo, si registra come un terzo delle donne abbia subito molestie sessuale sul posto di lavoro.

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Donne: un mondo di violenze

Il dato potrebbe sembrare improbabile ma non lo è se si considera che per la Giurisprudenza penale italiana consolidata, un atto sessuale può essere qualunque condotta idonea a trasmettere un’ebbrezza sessuale a chi lo pone in essere e non è necessariamente la sola penetrazione maschile. Come se la violenza in sé non bastasse, le conseguenze che derivano da queste sono altrattanto gravi: Hiv, sifilide, claminia, gonorrea, danni celebrali, danni fisici permanenti, danni psichici permanenti e, nella maggior parte dei casi, la privazione della vita.

Questi dati devono far riflettere, devono far prendere coscienza del problema a ognuno di noi perché è proprio da noi, dalla società a qualunque latitudine e longitudine, che può arrivare il cambiamento. Le leggi dei singoli ordinamenti nazionali e sovranazionali non riusciranno mai a prevenire il problema sociale da sole.

La condizione della donna sembra cambiata poco rispetto ai secoli precedenti. Sì, sono stati riconosciuti il diritto di suffragio universale, il diritto alla maternità e tante altre importantissime conquiste civili nella società. Tuttavia, bisogna domandarsi quale senso abbiano tali diritti quando la maggior parte degli uomini ledono il loro diritto fondamentale, quello cioè del diritto alla vita e dell’integrità psicofisica.

Sulla base di una ricerca avente per oggetto l‘insieme delle denunce di violenza presentate dalle donne nel corso di un anno – un milione e ottocentomila -  il Journal of Marriage & Family sostiene che, ogni quindici secondi, una donna subisce una violenza da parte del partner. Se ciò fosse vero significa che nel tempo dedicato alla lettura di questo articolo, almeno venti donne nel mondo hanno subito una violenza da parte di un uomo. Serve raccontare altro?

Marco D’Agostino

http://www.tutorart.com, http://www.independent.com.mt, http://patdollard.com

 

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