Donne: autrici e protagoniste della letteratura mondiale

Saffo in un'opera di Charles Auguste Mengin

Le donne hanno avuto un ruolo affatto marginale nella letteratura mondiale, anche quando non era loro permesso di esprimersi scrivendo, in molte epoche privilegio esclusivo del genere maschile, che pure ha prodotto milioni di pagine ispirate proprio alle donne.

La prima autrice che viene in mente, andando il più possibile a ritroso, è la greca Saffo, poetessa dell’amore più puro e profondo, ancora apprezzata per la l’intensità dei suoi versi dopo più di due millenni. Dovranno però passare molti, molti anni dopo la morte di Saffo perché una donna riesca a imporsi come autrice.

Proporre una sinossi di tutte le donne poetesse, scrittrici, giornaliste del mondo sarebbe un’impresa titanica che probabilmente non avrebbe mai fine, ma possiamo ricordare alcune importanti, anche se in certi casi poco conosciute, donne di lettere.

Non si può non pensare alle sorelle Brontë – Charlotte, Emily e Anne – vissute nell’Inghilterra vittoriana e autrici di opere divenute classici. Le tre sorelle iniziarono a firmare i propri scritti con pseudonimi maschili, temendo il pregiudizio che all’epoca intrappolava l’espressione artistica femminile, ma nonostante questo Jane Eyre, Cime tempestose e Agnes Grey ottennero un gran successo, anche se la critica si divise in due nell’accogliere il meraviglioso romanzo di Emily, forse perché – contrariamente alle opere delle sorelle le cui protagoniste sono donne remissive e incastrate dalla struttura sociale vittoriana, sebbene non prive di forza di carattere e intelligenza – presenta un personaggio femminile volitivo e caparbio, un’eroina ben più moderna dell’epoca in cui le Brontë vissero.

Oltreoceano, circa cinquant’anni dopo, Dorothy Parker si impose sul panorama letterario, giornalistico

Dorothy Parker

e cinematografico. Divenne famosa per la sua vena dissacrante, il suo cinismo, il suo tono caustico nel commentare la società e la politica, oltre che per le sue burrascose relazioni sentimentali, vissute in tutto e per tutto come donna indipendente. Si guadagnò una candidatura all’Oscar per la sceneggiatura di È nata una stella, la versione originale del 1937, e fu indagata dall’inquisizione maccartista per aver appoggiato la Lega antinazista a Hollywood, considerata un’attività comunista.

Anche la russa naturalizzata statunitense Ayn Rand trovò rifugio a Hollywood e lì sviluppò i suoi ideali di individualismo ed egoismo razionale, perfettamente espressi nel suo capolavoro La fonte meravigliosa, ispirata alla vita del geniale architetto Frank Lloyd Wright.

Frugando tra quei libri che sono vite e quelle vite che sono diventate libri, potremmo per caso imbatterci in La mia Africa di Karen Blixen, nobildonna danese che nel 1913 si lasciò alle spalle la patina d’antichità della vita europea e si trasferì in Africa con suo marito, Paese in cui rimase anche dopo la separazione e il divorzio, e a cui restò profondamente legata anche dopo il ritorno in Europa. Leggendo La mia Africa sembra di sentire l’odore di quell’Africa, di sentirla parlare questa donna anticonformista e coraggiosa e, alla fine del libro, si è assaliti da una tristezza enorme, consapevoli dell’impossibilità di bere un caffè con la Blixen.

Azar Nafisi

Abbandonando l’Occidente e tuffandoci nell’enorme Medio Oriente ci renderemo conto che la voce di Azar Nafisi è sicuramente la stecca nel coro. Figlia di un ex sindaco di Teheran e della prima donna eletta al Parlamento iraniano – due menti illuminate e liberali che hanno contribuito non poco alla formazione culturale e politica della scrittrice – la Nafisi è conosciuta in tutto il mondo per il suo Leggere Lolita a Teheran, un romanzo reale, ispirato a fatti e persone reali che parla di storia e letteratura e di come siano strettamente connesse. Leggere Lolita a Teheran è uno di quei libri che vale la pena leggere, anche se il grande pubblico dice che è stupendo ed è ormai tremendamente “di moda”: Azar Nafisi ci conduce per mano a scoprire l’Iran, Lolita, Il grande Gatsby e le opere di Henry James e Jane Austen e, in realtà, ci spiega tutto un mondo, tutto il mondo.

In questo breve, incompleto e approssimativo elenco non poteva mancare una rappresentante italiana. La scelta è caduta su Matilde Serao, la prima donna italiana ad aver fondato e diretto un quotidiano, Il Mattino. Nonostante non sia molto conosciuta e molte sue opere non possano essere considerate gemme della letteratura italiana, la Serao ha fornito un contributo enorme al giornalismo femminile italiano, di cui fu un’autentica pioniera: senza la Serao, probabilmente, non ci sarebbe stata la Fallaci.

Tante altre meriterebbero di essere presentate, tanto che l’elenco non avrebbe mai fine, ma alcune è necessario siano almeno citate, restando in fondo alla pagina come monito, come esempio e come bellezza: Oriana Fallaci, Nellie Bly, Isabel Allende, Agatha Christie, J. K. Rowling, Colette, Jane Austen, Harper Lee, Pearl Buck, Margaret Mitchell, Eleonora Pimentel Fonseca, Grazia Deledda, Louise May Alcott,  George Sand, Fernanda Pivano, Mary Shelley, Anna Politkovskaja, Emily Dickinson, Alda Merini, Toni Morrison, Elsa Morante, Virginia Woolf, Marguerite Yourcenar, Dacia Maraini, Natalia Ginzburg, ma anche tutte le donne che hanno scritto firmando sempre con un nome maschile, quelle che non sono mai state riconosciute come autrici, quelle che forse hanno scritto il Libro di J e le opere attribuite a Shakespeare, tutte quelle mai prese sul serio perché donne, in epoche in cui la scrittura femminile era solo un esercizio di stile, ma anche ai giorni nostri in cui le donne si trovano spesso a ricoprire ruoli marginali.

Se avete altri nomi a fior di labbra, condivideteli in fondo a questo post, proponendo magari anche un’opera, sopperendo così alle innegabili, ma comprensibili, lacune a cui lo spazio ha costretto l’autrice di questo pezzo.

Francesca Penza

Foto via: http://www.nicolalalli.it http://www.nicolapasa.it http://www.goucher.edu

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