Donald Trump? Il vero pericolo è Hillary Clinton

Hillary Clinton

Hillary Clinton (foto: newsitaliane.it)

Con le primarie in Iowa è ufficialmente partita la corsa alla Casa Bianca che culminerà con le elezioni presidenziali dell’8 novembre. Quando si parla della campagna elettorale negli Stati Uniti lo sport preferito dei mezzi d’informazione italiani sembra essere descrivere quello che sembra essere il candidato repubblicano più forte, Donald Trump, come una sorta di mostro. Ma il vero pericolo delle elezioni americane non è l’eventuale vittoria di Trump, ma l’eventuale vittoria di Hillary Clinton.

AFGHANISTAN – In passato Hillary Clinton non si è rivelata particolarmente saggia in materia di politica estera. Da senatrice ha votato a favore dell’intervento militare in Afghanistan. Quella all’Afghanistan è una guerra i cui motivi sono ancora oscuri (come ha ricordato diversamente volte Massimo Fini nei suoi articoli e nei suoi libri, non erano afgani i dirottatori degli attentati dell’11 settembre 2001), che ha causato moltissime vittime (civili e non) e che, dopo più di 14 anni, ha portato ad un nulla di fatto. Scriveva l’Ansa il 30 gennaio: «Un organismo di controllo del governo americano ha sostenuto che i talebani sono più forti che mai in Afghanistan e che hanno in mano il 30% del territorio nazionale, una affermazione che è stata però categoricamente respinta dal governo di Kabul».

IRAQ - Hillary Clinton votò anche la “Authorization for Use of Military Force Against Iraq Resolution of 2002″ cioè la risoluzione che autorizzò l’intervento militare americano in Iraq. Togliere di mezzo Saddam Hussein, però, fu una mossa politica scellerata in quanto destabilizzò l’Iraq (non è un certo un caso se a suo tempo Bush padre, politicamente molto più saggio di suo figlio George W. Bush, decise di non entrare a Baghdad) e portò, seppur indirettamente, alla nascita dell’autoproclamato Stato Islamico che oggi terrorizza il Medio Oriente e spaventa l’Occidente.

Hillary Clinton

George W. Bush (foto: upload.wikimedia.org)

LIBIA - Hillary Clinton, da segretario di Stato, vide di buon occhio la caduta di Mu’ammar Gheddafi. Da Segretario di Stato, infatti, disse: «I giorni del colonnello Gheddafi sono contati». Addirittura affermò (come riportò il Corriere della Sera) che al momento dell’arrivo dell’ufficialità della morte del Rais avrebbe tirato «un sospiro di sollievo». Peccato, però, che la fine del regime del Rais, oltre a danneggiare gli interessi economici dell’Italia, portò ad un aumento dei flussi migratori proprio verso l’Italia e, dal punto di vista politico, la conseguenza fu il caos più completo. Se oggi in Libia è presente l’autoproclamato Stato Islamico, è anche a causa di quel caos.

SIRIA - Il Corriere della Sera riportò che «il Pentagono e l’allora segretario di Stato Hillary Clinton si erano espressi in favore di un coinvolgimento più ampio al fianco dei ribelli» in Siria. Alla luce di quanto è successo dal 2011 ad oggi, però, viene spontaneo chiedersi quali ribelli volesse aiutare il Segretario di Stato Hillary Clinton. I ribelli moderati? Peccato che i ribelli moderati quasi non esistono. Riportò l’agenzia Agi: «Il cosiddetto piano di addestramento americano dei ribelli siriani ‘buoni’ per combattere lo Stato Islamico si sta rivelando un flop totale: finora solo 60 guerrieri anti-Isis hanno completato l’addestramento ed il problema è che non ce ne sono molti altri». La fonte di questi numeri? Il ministro della Difesa americano Ashton Carter.

Si è dunque sicuri che, sul piano internazionale, Hillary Clinton sarebbe un Presidente migliore di Donald Trump?

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: newsitaliane.it; upload.wikimedia.org

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