Da domani nelle sale “Jurassic World”: la recensione in anteprima

I dinosauri del parco a tema più famoso della storia del cinema tornano domani sul grande schermo. Ecco la nostra recensione in anteprima di "Jurassic World"

Il logo del film (wired.it)

Il logo del film (wired.it)

Nostalgici di tutto il mondo, unitevi! Ventidue anni dopo l’uscita, nell’ormai lontano 1993, del primo capitolo di uno dei franchise di più grande successo della storia del cinema, Jurassic Park, i dinosauri tornano domani sul grande schermo con Jurassic World, prodotto da Steven Spielberg (così come fu per Jurassic World III) e diretto da Colin Trevorrow, passato dagli ambienti indie del Sundance Film Festival a quelli mainstream dei blockbuster grazie all’interesse mostrato da Spielberg nei confronti del suo Safety Not Guaranteed.

LA TRAMA – In Jurassic World, circa vent’anni dopo i disastrosi avvenimenti occorsi nel parco “giurassico” costruito da John Hammond sull’Isla Nublar, il magnate Simon Masrani (Irrfan Kahn), proprietario della Masrani Corporation (che aveva precedentemente acquistato il parco da Hammond) ha eretto sull’isola un imponente parco a tema grazie ai ben noti esperimenti genetici sul DNA dei dinosauri. La gestione del parco, a metà tra luna park e zoo dove visitatori e dinosauri convivono felicemente, è affidata a Claire Dearing (Bryce Dallas Howard), una donna stakanovista ossessionata dai costi di gestione e di marketing. Nel parco c’è anche Owen Grady (Chris Pratt), un ex marine che conduce ricerche comportamentali sui Velociraptor insieme al suo assistente Barry (Omar Sy), la potenzialità dei quali per eventuali applicazioni in ambito militare viene percepita da Vic Hoskins (Vincent D’Onofrio), responsabile delle operazioni di sicurezza della InGen. Il parco nasconde, però, un terribile pericolo: in una zona isolata e segreta, infatti, viene allevata una nuova specie di dinosauro, l’Indominus Rex (un T-Rex geneticamente modificato), che si dimostrerà essere altamente intelligente e altrettanto pericoloso, tanto da riuscire a fuggire dalla gabbia e mettere in pericolo tutti i visitatori del parco, Claire e Owen compresi.

Owen Grady (Chris Pratt) e i suoi Velociraptor in una scena del film

Owen Grady (Chris Pratt) e i suoi Velociraptor in una scena del film

NOSTALGIA GIURASSICA – Che Jurassic World sia un nostalgico e reverenziale omaggio al primo capitolo della famosa saga creata da Steven Spielberg e basata sui romanzi di Michael Crichton lo si percepisce facilmente dall’attenta selezione di citazioni e rimandi che affolla le due ore di proiezione che scorrono veloci, come si richiede a un blockbuster americano che si rispetti. Perché sì, Jurassic World è quanto di più commerciale e obbediente ai canoni della narrazione cinematografica made in USA possa esistere. Per intenderci, immaginate un’app per smartphone che viene aggiornata per essere adattata a un nuovo sistema operativo: ecco, Jurassic World è un’operazione di reload che mantiene le caratteristiche di base della precedente versione (in questo caso, i canoni della narrazione filmica del blockbuster: il protagonista maschile rude e affascinante chiamato a salvare il mondo, la donna, innamorata di lui in segreto, in pericolo di vita che si rivela infine forte e coraggiosa, i ragazzini temerari e spavaldi che alla fine devono essere salvati, la love story che sboccia proprio quando tutto attorno regna il caos) per adattarsi a un nuovo contesto, a un pubblico giovane e più avvezzo alla spettacolarità, inevitabilmente più difficile da stupire. Non mancano certo le riflessioni sulle derive della genetica e sul delirio di onnipotenza umano, sulla vocazione al profitto e ai numeri del marketing: tutti contenuti che già avevamo visto e assimilato, a ogni modo, con i precedenti capitoli.

Se è vero che Owen Grady non è certo il dottor Ian Malcolm, non possiede il suo cinismo e la sua ironia, che i toni comici, nel momento di maggior tensione, sono mal dosati e smorzano un po’ il climax narrativo, e che sul finale sembra di vedere “Godzilla 2 – Il ritorno”,  più che criticare inutilmente Jurassic World, la sua natura commerciale e “spaccona” e la sua incapacità di eguagliare i primi due capitoli della saga (che, ricordiamo, uscirono in un periodo in cui forse era ancora possibile stupire il pubblico, di conseguenza il loro impatto sull’immaginario collettivo non poteva non essere di tale portata) occorre riflettere, più che altro, sul sintomo che questo film, come altri prima di esso, palesa: quello della difficoltà di Hollywood di riuscire a lavorare a soggetti originali che non siano remake, sequel e prequel di saghe di successo degli anni ‘80 e ‘90 per portare le persone al cinema e riempire le sale. La lista di questi titoli si allunga ogni giorno: abbiamo visto il reboot di SpiderMan e Mad Max, a breve vedremo quello de I Fantastici Quattro, i live action Disney come Cenerentola e Maleficent, si vocifera di un remake di Sister Act, de I Goonies e di uno, tutto al femminile, di Ghostbusters, una nuova serie di X-Files e di Twin Peaks… Stiamo assistendo a un’ondata di nostalgica ammirazione del passato o a un desolante tsunami di povertà creativa?

(Foto: wired.it; Universal Pictures)

David Di Benedetti

@davidibenedetti

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