Divorzio breve: novità ed emendamenti al voto da martedì in Senato

divorzio breve

A partire da martedì sarà bene tenere d’occhio quello che succederà al Senato. Il motivo? Cominceranno le operazioni di voto sul cosiddetto divorzio breve. Attenzione però, anche se il testo dovesse passare a Palazzo Madama non si tratterà dell’ultimo passaggio parlamentare.

DIVORZIO BREVE E DIRETTO - Alla fine del maggio 2014 la Camera dei Deputati approvò il testo sul divorzio breve con 381 voti favorevoli, 30 contrari e 14 astenuti. Il testo prevede la riduzione a dodici mesi (da far decorrere dalla notificazione della domanda di separazione) del periodo di separazione ininterrotta dei coniugi che legittima la domanda di divorzio per quello che riguarda le separazioni giudiziali. Mentre per la separazione consensuale il testo prevede una separazione di sei mesi (ecco perché è stato chiamato divorzio breve). Inoltre sono stati accorciati i tempi per avere lo scioglimento della comunione legale dei beni che nella separazione giudiziale scatterà nel momento in cui il presidente del tribunale, in sede di udienza di comparizione, autorizza i coniugi a vivere separati e, nella separazione consensuale, alla data di sottoscrizione del relativo verbale di separazione purché omologato. Ma la commissione competente del Senato, oltre a confermare il divorzio breve, ha introdotto anche il divorzio diretto il quale prevede che, anche in assenza di separazione legale, i coniugi possano «chiedere al giudice lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, quando non vi siano figli minori, figli maggiorenni portatori di handicap ovvero figli di età inferiore a ventisei anni economicamente non autosufficienti». Alla luce di questa modifica, il testo dovrà comunque tornare alla Camera.

divorzio breve

GASPARRI ALLA RISCOSSA - Cosa succederà allora martedì? Dopo l’inizio della discussione cominciata nella seduta pomeridiana del Senato di mercoledì 11 marzo l’Aula comincerà a votare gli emendamenti. Per parlare di tutti quanti bisognerebbe scrivere un libro, ecco quali sono i più interessanti. La maggior parte degli emendamenti tenta di allungare i tempi necessari per ottenere il divorzio. Uno di quelli proposti da Maurizio Gasparri tenta di mantenere i tre anni riducibili a due solo «in assenza di figli minori o di gravidanza in atto». Un’altra proposta di modifica di Gasparri è al testo approvato dalla Camera nel 2014 e prevede che «In caso di presenza di figli minori, il termine di sei mesi è aumentato ad un anno in caso di accordo tra coniugi e quello di dodici mesi è aumentato a due anni in caso di disaccordo fra gli stessi».

MAURO E I MEDIATORI - Anche il senatore Mario Mauro prova ad allungare i tempi. Un suo emendamento prevede che i dodici mesi si debbano conteggiare a partire dal deposito della sentenza che dispone la separazione personale dei coniugi e non dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale. Considerando gli infiniti tempi della giustizia italiana, alla fine sarebbe probabile che si rimarrebbe attorno ai tre anni. Inoltre l’ex ministro della Difesa propone di aggiungere un comma: «I termini di cui al primo comma sono applicabili solo quando i coniugi, dopo la prima comparizione innanzi al giudice della separazione, abbiano completato un percorso di riflessione e di conciliazione attestato da un mediatore familiare presso un consultorio pubblico o convenzionato, scelto dai coniugi di comune accordo». Ma chi lo dovrebbe pagare il mediatore familiare? I coniugi che vogliono divorziare? Come se gli avvocati divorzisti non spennassero già abbastanza i loro clienti.

PARADOSSI - Il senatore di Forza Italia Lucio Malan vorrebbe introdurre questo comma: «Nel caso in cui dalla celebrazione del matrimonio al suo scioglimento siano passati meno di tre anni, eventuali benefici di carattere non fiscale goduti dalla coppia o dai singoli in virtù della loro condizione di coniugati sono annullati». Una gran furbata perché a quel punto tutti, per convenienza, aspetterebbero i fatidici tre anni che occorre attendere già adesso. I senatori del Partito Democratico Lepri, Cociancich, Collina, Cucca, Dalla Zuanna, Del Barba, Di Giorgi, Fattorini, Favero, Marino, Moscardelli, Orrù, Padua, Pagliari, Parente, Santini, Scalia, Susta ed il senatore Romano (Democrazia Solidale) propongo questo emendamento: «È compito dello Stato, attraverso le Autonomie locali e le formazioni sociali intermedie, assicurare la preparazione dei coniugi alla conoscenza dei diritti e doveri del matrimonio e alla vita familiare». Sarebbe interessante chiedere a questi senatori se i soldi necessari per questi corsi hanno intenzione di metterli di tasca loro.

Una di queste modifiche verrà introdotta nel testo che prevede il divorzio breve? Manca poco per scoprirlo.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: figliefamiglia.it; vercelli.diariodelweb.it

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