Dissidenti PdL, Alfano parlerà stamattina alla stampa

Alfano e Berlusconi: un rapporto "diversamente sereno"?

Alfano e Berlusconi: un rapporto “diversamente sereno”?

Roma – La fiducia al governo Letta è stata archiviata con il voto favorevole di coloro che avevano permesso la nascita di questo esecutivo di Große Koalition, un po’ come durante la Prima Repubblica: PdL, Pd e Scelta Civica. Silvio Berlusconi, che per la prima volta dall’inizio della legislatura ha preso parte a una seduta del Senato, ha preso la parola annunciando un ricompattamento d’emergenza dell’intero Popolo della Libertà. Enrico Letta ha sorriso (alle sue parole e al direttore della Stampa, Mario Calabresi), pur sottolineando la necessità di serietà generale.

Insomma, la giornata convulsa di ieri si è conclusa nel migliore dei modi. E tuttavia, un nodo di fondamentale importanza è rimasto, e forse verrà sciolto già oggi: che fine faranno i dissidenti PdL? Quel gruppetto di 20-25 senatori, guidato a doppia via dal segretario Angelino Alfano e dal ministro alle Riforme, Gaetano Quagliariello, che ieri ha scatenato una rivoluzione e una discussione democratica all’interno del centrodestra come non se n’erano mai viste dal 1994.

Ebbene Alfano, coadiuvato dai ministri (ormai ex-dimissionari, c’è da immaginarselo) Lupi, Quagliariello e Lorenzin, si è riunito nella tardissima serata di ieri a Roma, per studiare il da farsi rispetto alla ormai prossima trasformazione del PdL in Forza Italia. Rimanere all’interno di FI, e formare una corrente, o piuttosto scindersi, creando un nuovo partito/gruppo parlamentare, pur continuando a sostenere la via crucis berlusconiana nel rapporto/scontro con i magistrati?

Stamattina alle 11, forse in diretta da Palazzo Chigi, il vicepremier e ministro dell’Interno Alfano – proprio colui che per primo si è detto contrario alle dimissioni in blocco di parlamentari e ministri in quota PdL – terrà una conferenza stampa per spiegare il da farsi, e quanto sia stato eventualmente deciso ieri nella Capitale.

Se gruppo autonomo (Nuova Italia, Popolari sono i nomi trapelati dagli emicicli parlamentari) sarà, dovrà avere almeno 10 senatori a Palazzo Madama, e 20 deputati a Montecitorio. Numeri che, allo stato attuale delle cose, verrebbero raggiunti senza tanti problemi (si parla di 25 senatori, mentre alla Camera un gruppo con potere decisionale autonomo sarebbe pure irrilevante, data la maggioranza assoluta del Partito Democratico).

Ma chi sono gli alfaniani? Roberto Formigoni, in primis, i quattro ministri suddetti, e una pattuglia di cosiddetti “colombe”, che vogliono contrapporsi al gruppo di potere Santanché-Verdini-Brunetta, fedelissimi fino alla morte di Berlusconi, che pur ieri, mentre annunciavano in pompa magna la fine dell’esecutivo Letta, venivano trombati dall’ex premier che, prendendo la parola come un padre padrone, annunciava il voto favorevole alla fiducia. Insomma, è il caos.

Stefano Maria Meconi

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