Disoccupazione a lungo termine? Sì, ma con ironia

Papà mi presti i soldi che devo lavorare?, di Alessia Bottone, è un libro semiserio e auto-ironico sulla disoccupazione giovanile che fa tornare la fiducia

(Fonte foto: www.i-libri.com)

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Nel novembre 2014, secondo gli ultimi dati Istat, il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto il 43,9 percento. Un record. E se le previsioni non fanno ben sperare nemmeno per il 2015, c’è chi afferma a gran voce che «I giovani italiani non vogliono lavorare». Di sicuro lo pensa Mara Bianchi, titolare dell’Amercian Hotel di Lignano Sabbiadoro, che la scorsa stagione ha offerto  fino a duemila euro a giovani italiani per svolgere un lavoro da camerieri, ma tutti quelli che si sono presentati hanno rifiutato. Volevano più soldi, giornate libere fisse, orari flessibili. Oltre allo stipendio veniva offerto vitto e alloggio.

Sia come sia, se si è alla ricerca di un lavoro, spesso ci si imbatte in situazioni paradossali, quasi comiche, come quelle raccontate nel libro Papà mi presti i soldi che devo lavorare? Avventure e disavventure di una precaria a tempo indeterminato. Lo ha scritto Alessia Bottone, una giovane donna laureata in Scienze politiche, istituzioni e politiche per la pace e i diritti umani, o come la definisce lei, una laurea in «Scienze della disoccupazione a lungo termine».

(Fonte foto: www.millionaire.it)

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LA PRIMA TAPPA: IL COLLOQUIO DI LAVORO –  Ci siamo passati tutti. Una delle situazioni più imbarazzanti e stressanti nel cercare lavoro è affrontare il primo colloquio. In primo luogo perché bisogna mostrarsi al meglio di sé, in secondo luogo perché colui (o colei) che seleziona il personale sembra provarci gusto a metterti in difficoltà. Di conseguenza, è facile imbattersi in considerazioni del tipo: «Ma lei è troppo preparata per la nostra azienda», o peggio «Ama viaggiare? Quindi è una persona instabile. Una mattina potrebbe decidere di non tornare più in azienda e partire per girare il mondo». E il panico aumenta.

Poi è la volta del curriculum: il responsabile delle risorse umane scorre il tuo curriculum senza profferire parola. Lo vedi indugiare sulle specializzazioni che hai inserito e lo vedi (letteralmente) pensare: «Quanta ambizione! Di sicuro non le andrà bene la posizione che offriamo» oppure «La specializzazione senza esperienza non serve a nulla!». Come scrive la stessa autrice: «Mi hanno insegnato che bisogna porre delle domande per dimostrare che si è davvero interessati al lavoro. Non oso chiedere informazioni circa la retribuzione, visto che l’ultima volta che l’ho fatto mi hanno risposto: “Lei vuole lavorare solo per il denaro?”». E per che cosa sennò? Per la gloria?

(Fonte foto: www.archivio.panorama.it)

(Fonte foto: www.archivio.panorama.it)

E arriviamo al più intollerabile dei mali del mercato del lavoro moderno: il lavoro non retribuito, che però garantisce «ottime possibilità di crescita, di fare esperienza, molto più di un lavoro nel senso tradizionale del termine».

L’IRONIA, L’UNICA ARMA PER AFFRONTARE IL MONDO DEL LAVORO (E NON SOLO QUELLO) – Questo libro è dedicato «a chi non ha alternative, se non inseguire quel sogno che non lo lascia dormire la notte». Ironico e a tratti romanzesco, il manuale semiserio di Alessia Bottone è diviso in tre parti: Dei colloqui e degli altri demoni, nella quale vengono raccontati i diversi colloqui di lavoro affrontati dalla stessa autrice, con l’inserimento di riflessioni personali. Storie di ordinaria follia lavorativa, che raccoglie considerazioni circa il fatto che migliaia di giovani (trentenni) pur lavorando (gratuitamente o quasi), continuano a farsi mantenere dai genitori perché impossibilitati a pagarsi un affitto. L’ultima parte, Lavoro o son desto?, contiene una sequela di risposte alle accuse mosse alle nuove generazioni da un personaggio chiamato Bisognatornaretuttiallagricoltura e la cui considerazione dei giovani d’oggi risiede nel detto: «milioni di braccia tolte alla terra».

Alessia Bottone (Fonte foto: www.booksblog.it)

Alessia Bottone (Fonte foto: www.booksblog.it)

Un libro che fa sorridere e fa sentire meno soli, quanto meno chi, ogni giorno, spedisce decine di curricula e incontra altrettanti responsabili delle risorse umane di aziende diversissime tra loro, senza farsi prendere dallo sconforto e andando avanti, nonostante tutto. D’altronde il messaggio che Alessia Bottone lascia ai suoi coetanei è proprio questo: la consapevolezza che da questa “crisi” se ne può uscire solo credendo in se stessi e nelle proprie capacità.

Mariangela Campo

@MariCampo81

Papà mi presti i soldi che devo lavorare? Avventure e disavventure di una precaria a tempo indeterminato, Kowalski editore, pubblicazione: settembre 2014, pagine 140, €13.00 prezzo di copertina

 

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