Disoccupazione, in Italia crescono i disabili senza impiego

Sono ben 750mila in Italia le persone con handicap iscritte alle liste di collocamento obbligatorio e senza lavoro. A dichiararlo è l’Istat, che, in un rapporto, sottolinea come l’80% dei diversamente abili denuncia di aver cercato un impiego senza trovarlo. Cresce così ancora di più il popolo dei disoccupati nel nostro Paese. E’ una percentuale ampia, se si pensa che in Europa la percentuale di disoccupazione dei disabili si aggira attorno al 50-70%. La cosa più triste è che a fare i conti con la ricerca disperata di un lavoro non sono più solo i giovani, ma anche le persone portatrici di handicap.

Infatti, solo il 17% dei diversamente abili occupati nel nostro Paese afferma di aver trovato lavoro grazie esclusivamente ai centri per l’impiego, mentre il 31% si è dovuto affidare alla rete di parenti e amici; il 20% ha partecipato a un concorso pubblico e solamente il 16% ha inviato un curriculum in risposta agli annunci. Tutti comunque hanno ricevuto in risposta la fatidica frase: «le faremo sapere», apparentemente incoraggiante. Tra il 2008 e il 2009 l’occupazione di chi è costretto su una sedia a rotelle o vive qualche altra forma di handicap, si è ridotta di oltre un terzo: una situazione pesante per chi si trova tagliato dal mondo della produttività, ma anche un costo sociale per l’intera collettività. Così facendo si lasciano fuori dal mercato del lavoro i disabili e si brucia tra l’1 e il 7% del Pil (Prodotto interno lordo), secondo le stime dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo).

La crisi ha peggiorato le cose. Come mai? Semplice: le aziende in crisi possono chiedere la sospensione dagli obblighi di assunzione dei disabili, previsti dalla legge 68 del ’99. A spiegarlo è la responsabile Politiche per le disabilità della Cgil, Nina Daita. In questo modo il 25% dei posti di lavoro da assegnare ai disabili rimane scoperto. Quindi il costo del lavoro per un disabile si è ridotto del 35%.

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«Le aziende che approfittando di questa situazione non sono poche. Così il 7% di portatori di handicap previsto dalla legge non viene assunto». A dichiararlo è Pietro Barbieri, presidente dell’Associazione Fish (Federazione italiana per il superamento dell’handicap). «Il problema quindi non è la legge, che è un ottimo strumento, ma l’applicazione – continua Barbieri-. I controlli dovrebbero svolgerli i centri per l’impiego: che non funzionano bene, e lo dimostra il fatto che il 37% non è accessibile ai diversamente abili». Esempi? La nuova Alitalia, che nasceva a conti zero, grazie all’allora ministro Sacconi, ha ottenuto una deroga per non assumere disabili. Ancora, Sigma Tau che, in crisi, ha licenziato tutte le persone che avevano permessi lavorativi ai sensi della legge 104, per la disabilità, quindi tutti portatori di handicap oppure parenti di disabili. Il Monte dei Paschi di Siena, invece, non ha l’obbligo di assumere diversamente abili «.

Non tutti i mali, però vengono per nuocere. Qualcosa però potrebbe cambiare in positivo. Con la nuova riforma del lavoro firmata da Elsa Fornero, il governo si è assunto l’impegno di rivedere le modalità per esonerare le aziende dall’obbligo di assunzione delle persone con handicap. Infatti, come grida forte Barbieri: «assumerci non è un rischi0. Io dalla mia carrozzina riesco a dirigere una cooperativa di 60 persone e non mi sembra di rappresentare un problema ».

Chiara Campanella

Foto via sordionline.com;pubblicitaprogresso.it;

 

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