Disabilità: ecco il parco giochi nel Paese delle meraviglie

Qualsiasi bambino impazzisce davanti ad un parco giochi, afferra la mano della madre per trascinarla vicino ad un’altalena o ad uno scivolo. Qualsiasi madre, anche se indaffarata o stanca, accompagna il figlio pur di vedere quell’enorme sorriso stampato sulla sua bocca. Qualsiasi figlio merita di avere quel sorriso, anche se gli è stato rubato dalla disabilità. Oggi, nel Paese delle meraviglie, tutti i bambini possono sorridere.

Tutti possono salire sui castelli di legno, grazie alle rampe a lieve pendenza ed alle maniglie a cui aggrapparsi. Nel Paese dei balocchi esistono poi giochi multisensoriali e muretti istruttivi anche per i più piccini. E addio al terrore delle mamme: i bambini non si faranno più male cadendo, perché se cadranno atterreranno sul morbido pavimento antitrauma. Storie a lieto fine, raccontate nel numero 11 del magazine SuperAbile. Storie che, per adesso, si avverano solo a Milano, Jesolo, Savona, Cosenza e Bari, ma anche Parma possiede già due spazi verdi accessibili in linea con quanto voluto dall’Agenzia disabili.

La buona volontà c’è e le idee innovative non mancano. Ad esempio, nel parco senza barriere di Milano si trova una pista per le biglie messa sopra un tavolo, così che possano giocarci anche i bambini in sedia a ruote. L’unica cosa è che a volte oltre alle idee non bastano nemmeno i fatti. E’ vero che molte città italiane si sono attrezzate ed hanno costruito luoghi impeccabili ed accessibili, ma è anche vero che tutti i bambini provenienti da altre città sono privati del diritto al gioco. Lo racconta proprio una mamma, Sabrina, in “Figli con disabilità. Esperienze e testimonianze per genitori di bambini con disabilità”: – Quante volte mi è capitato di entrare in un parco pubblico e vedere che D. voleva salire su giochi per lui impossibili.. Tuttavia i giochi accessibili esistono. Consiglio di attivarsi nei confronti delle amministrazioni comunali, degli oratori parrocchiali e delle scuole affinché si diano da fare per tutti i bambini”.

Elena Brusa Pasquè e Luca Fois del Politecnico di Milano, hanno accolto questa richiesta dando vita a Life for all, un network orientato a promuovere il design inclusivo tra i professionisti del settore. «Ogni spazio, anche le aree per i bambini, deve essere pensato, progettato e realizzato senza sottolineature né accenti. Lo stesso simbolo dell’accessibilità, che è una carrozzina, è discriminatorio: dovrebbe essere un fiore, un sole o comunque un messaggio positivo e non il contrassegno di una difficoltà» dichiara l’architetto Brusa Pasquè.

Eliminare i limiti significherebbe cancellare la parola ‘impossibile’ dal vocabolario dei bambini disabili, almeno per quanto riguarda il divertimento e la vita con gli altri. Poter vivere il parco giochi con gli altri, poter ridere e gioire come gli altri, aumenta l’accettazione di sè stessi. Le mamme non dovranno più dire di no quando il loro bambino gli indicherà un’altalena.

Oltretutto, l’importanza del gioco, dello svago e delle attività ludiche o ricreative è sancita dall’Onu nella Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia del 1989. Un principio ribadito da ‘Il diritto dei bambini disabili’, una guida pratica pubblicata da Save the children nel 2003, e rafforzato dalla più recente Convenzione sui diritti delle persone con disabilità delle Nazioni Unite. Il futuro è sulle labbra di un bambino che sorride, strappargli il diritto di sorridere significa strappare via il futuro.

Claudia Polsinelli

Foto via metronews.it; ilgiorno.it;

 

 

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