Dimessi i ministri Pdl. Il Governo Letta è finito

Enrico Letta (encrypted-tbn3.gstatic.com)

Roma - Prima è arrivato l’ordine del Cavaliere che in una nota ha annunciato di aver «invitato la delegazione del Popolo della Libertà al Governo a valutare l’opportunità di presentare immediatamente le proprie dimissioni». Poi è arrivata anche la conferma di Angelino Alfano che a nome dell’intera delegazione del Pdl al Governo ha annunciato: «I ministri del Pdl rassegnano le proprie dimissioni dal Governo».

Arrivano anche le prime reazione. Per primo Daniele Capezzone, coordinatore dei dipartimenti del Pdl, che ha dichiarato: «Dal presidente Berlusconi è venuta la decisione migliore. La situazione era ed è insostenibile sia dal punto di vista delle scelte fiscali del Governo sia da quello del mancato rispetto da parte della sinistra dei principi democratici e del diritto degli elettori di Forza Italia ad una piena rappresentanza politica e istituzionale».

Cesare Damiano (presidente della commissione Lavoro della Camera): «La decisione di Berlusconi di far dimettere i ministri del centrodestra è grave, irresponsabile ed eversiva. I problemi del Paese passano in secondo piano di fronte ai problemi giudiziari di una singola persona. Il Pdl si assume la responsabilità di creare una situazione ingovernabile sotto il profilo politico, economico e sociale. Si tratta non solo di un attacco al Governo, ma alle regole stesse della democrazia e della convivenza civile».

Secondo il segretario del Pd Epifani, si tratta di «un’ulteriore azione di sfascio» dell’esecutivo e la sua azione e del Paese. «C’è un atteggiamento irresponsabile del centrodestra che, anziché sostenere il governo che lo stesso centrodestra ha voluto, sta facendo di tutto per mandare all’aria Governo e Paese. Se si sostiene un Governo, lo si sostiene sia quando deve abbassare le tasse sia quando si sostiene lo Stato di diritto, altrimenti non si possono piangere lacrime di coccodrillo».

Stefano Fassina, altro esponente del Pd, ha dichiarato a La7: «Non si andrà ad elezioni perché troveremo una soluzione in Parlamento: sono sicuro che in Parlamento c’è una maggioranza in grado di evitarlo».

Secondo l’agenzia Asca, Enrico Letta, dopo aver appreso dal vicepremier Angelino Alfano delle dimissioni dei ministri del Pdl dal Governo, ha telefonato al Capo dello Stato Giorgio Napolitano e ha ribadito la volontà di andare in Parlamento per un chiarimento alla luce del sole.

Dopo tanti esponenti del Pd, anche uno del Pdl dice la sua. Si tratta di Altero Matteoli: «Le dimissioni dei ministri del Pdl, auspicate da Silvio Berlusconi, e subito presentate sono ineccepibili. Dopo la gravissima violazione del patto programmatico di governo sull’Iva, e senza gesti di resipiscenza di Letta e del Pd, non c’era altra strada. Essere complici sulla pelle degli italiani di scelte catastrofiche per il tessuto economico del Paese sarebbe stato un suicidio».

Alle 19:21 le agenzie riportano la nota congiunta degli ormai ex ministri Angelino Alfano, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi e Gaetano Quagliariello: «A seguito dell’invito del presidente Berlusconi a dimetterci dal Governo per le conclusioni alle quali il consiglio dei ministri di ieri è giunto sui temi della giustizia e del fisco, non riteniamo vi siano più le condizioni per restare nell’esecutivo dove abbiamo fin qui lavorato nell’interesse del Paese e nel rispetto del programma del Popolo della Libertà. Rassegniamo le nostre dimissioni anche al fine di consentire, sin dai prossimi giorni, un più schietto confronto e una più chiara assunzione di responsabilità».

Giorgio Napolitano (encrypted-tbn0.gstatic.com)

Già si parla di una possibile maggioranza alternativa per cambiare la legge elettorale. Dovrebbero cioè allearsi Pd, Sel e Movimento 5 Stelle. Ma i pentastellati fanno subito sapere di non essere disponibili: «Il M5S non ha nel suo Dna la possibilità di realizzare accordi o alleanze né per governi normali, né per governi di scopo». Parole di Nicola Morra.

Gennaro Migliore, capogruppo di Sel alla Camera, subito prova a provocare i pentastellati: «Noi siamo disponibili ma anche il M5S dovrà dire perché no a una maggioranza che abbia questo scopo. Siamo ottimisti che ci sia un’altra maggioranza».

Arriva anche una voce critica all’interno del Popolo della Libertà, quella di Fabrizio Cicchitto: «Ritengo che una decisione di così rilevante spessore politico avrebbe richiesto una discussione approfondita e quindi avrebbe dovuto essere presa dall’ufficio di presidenza del Pdl e dai gruppi parlamentari il cui ruolo in questa cosi difficile situazione politica andrebbe esaltato sia sul piano delle scelte politiche da prendere sia su quello dell’iniziativa politica».

Olivero, esponente di Scelta Civica, si rivolge alle cosiddette colombe del Pdl: «A questo punto non possiamo non rivolgerci a quanti, nel Pdl, sono davvero moderati e preoccupati per il bene del Paese (…) Abbiano il coraggio di aprire una nuova fase politica. Non sarebbe un tradimento, ma al contrario rispondere alle attese di milioni di elettori che chiedono buongoverno».

Con una nota, l’Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica fa sapere alle 19:45 circa che «il Presidente della Repubblica è stato informato dal Presidente del Consiglio delle decisioni comunicategli di ministri del Pdl. Dopo il rientro a Roma concorderà con il Presidente Letta l’incontro che le decisioni odierne rendono necessario».

Alle 19:51 parla uno dei candidati alla segreteria del Partito Democratico. Gianni Cuperlo ha infatti dichiarato: «La decisione assunta dal Pdl di far dimettere i ministri è grave ed irresponsabile. Grave per il modo in cui vengono motivate, visto che non c’è nessun ultimatum da parte del premier ma solo la consapevolezza responsabile che il suo esecutivo non può andare avanti di fronte ai ricatti che il Pdl pone per le vicende personali di Silvio Berlusconi. Ma ancor più grave è il fatto che queste dimissioni uccidono il Governo nel momento in cui stava accingendosi ad affrontare scelte importanti come quella della legge di stabilità (…) Ora i nostri conti sono a rischio, sono a rischio le misure che il Governo stava varando per il mondo del lavoro, per le famiglie, per le imprese, l’Iva aumenterà. Siamo di fronte ad un gesto irresponsabile, l’ennesimo, di una forza politica che pensa solo ad obbedire ad un capo e non a perseguire gli interessi del Paese. Se c’è qualcuno che nel centrodestra ha ancora un briciolo di responsabilità lo dimostri agli italiani rifiutando questa assurda logica che condanna il nostro paese ad una crisi politica ed istituzionale senza precedenti».

Poco prima delle ore 20, Enrico Letta su Twitter scrive: «IVA colpa dimissione parlamentari che ha provocato crisi e reso impossibile continuare. Berlusconi rovesciafrittata, italiani non abbocchino!».

In una nota diffusa da Palazzo Chigi, Enrico Letta esprime il suo giudizio: «Berlusconi per cercare di giustificare il gesto folle e irresponsabile di oggi, tutto finalizzato esclusivamente a coprire le sue vicende personali, tenta di rovesciare la frittata utilizzando l’alibi dell’Iva. La responsabilità dell’aumento dell’Iva è invece proprio di Berlusconi e della sua decisione di far dimettere i propri parlamentari mercoledì, fatto senza precedenti, che priva il Parlamento e la maggioranza della certezza necessaria per assumere provvedimenti che vanno poi convertiti. Per questo, ieri si era deciso di andare al chiarimento parlamentare e si era concordemente stabilito di postporre a dopo il voto in Parlamento i provvedimenti economici necessari. Gli italiani sapranno rimandare al mittente una bugia così macroscopica e un simile tentativo di totale stravolgimento della realtà. In Parlamento ognuno si assumerà le proprie responsabilità d’innanzi al Paese».

Intanto su Twitter impazza l’hashtag #crisidigoverno.

Giuseppe Civati nel suo blog scrive: «Siamo tornati al punto da cui eravamo partiti a inizio legislatura, e non è accettabile fare a Berlusconi il regalo di compleanno di permettergli di determinare le scelte del nostro Paese. Chiediamo rispettosamente ma con fermezza al presidente Napolitano di presentare al Parlamento una proposta di Governo che approvi velocemente la legge di stabilità, e che ci porti al voto in tempi brevi con una nuova legge elettorale, senza ulteriori pasticci».

Giacomo Cangi

foto: encrypted-tbn3.gstatic.com; secoloditalia.it; wilditaly.net

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