Dilaga una nuova patologia: la nomofobia

La nomofobia è un fenomeno in crescente aumento

Ormai siamo sempre connessi. E l’idea di non esserlo, di avere il cellulare scarico, o addirittura di non averlo, provoca in molti di noi degli stati di agitazione assimilabili anche agli attacchi di panico. Proprio per questo è stata definita una nuova psicopatologia, la nomofobia, legata al crescente utilizzo dei cellulari: la fobia di perdere il proprio no mobile (da cui il prefisso “nomo”)  La definizione risale al 2008, in seguito ad un’indagine condotta in Gran Bretagna da YouGov plc (organismo di ricerca con sede nel Regno Unito), per conto di Post Office Telecom su un campione di 2.163 persone. Lo studio aveva rilevato che, in Gran Bretagna, oltre la metà degli utenti di telefonia mobile (quasi il 53%) tendeva a manifestare stati d’ansia quando rimaneva a corto di batteria o di credito, senza copertura di rete oppure senza il cellulare.

Recentemente, è sempre uno studio inglese commissionato dalla società specializzata in sicurezza digitale SecurEnvoy, ad aver condotto un’altra indagine secondo la quale, su un campione di 1000 intervistati, ben il 66% soffre della paura di perdere il cellulare. Il 41% è rassicurato dal fatto di possederne ben 2.  Una aumento, rispetto alla medesima indagine condotta quattro anni fa, del 13% (la quota dei nomofobici, infatti, era del 53% ).

A possedere due apparecchi generalmente sono più gli uomini che le donne: il 47% contro il 36%. Comunque un segnale di maggiore insicurezza: “se ne perdo uno, per fortuna ne ho un altro”, probabilmente pensano. Ma, secondo i dati, a soffrire di questa ormai diffusa patologia, è soprattutto la popolazione femminile (70% contro il 61%).

Ormai le relazioni personali si curano più in via telematica che reale, e questo, come è evidente anche solo guardandosi intorno, vale anche per i giovanissimi, che si danno appuntamento non al campetto ma su qualche social network, non per citofono ma per sms. Per quanto riguarda l’Italia, i dati Eurispes sono illuminanti. Gli sms sono la modalità di comunicazione più usata: il 42,8 per cento ne invia oltre 10 al giorno, il 44 per cento ne invia da 1 a 10 e solo il 12,5% non effettua invii. L’indagine conferma che il cellulare sta prendendo sempre più piede come strumento di accesso alle informazioni on-line: il 59,2 per cento degli adolescenti lo utilizza per connettersi a Internet, una percentuale in forte crescita rispetto allo scorso anno quando, i bambini e gli adolescenti che facevano uso del cellulare per la navigazione in rete, si attestava al 23 per cento.

Perdere il cellulare è quindi, al giorno d’oggi, quasi come perdere una parte di se’, o per lo meno questa è la percezione che si ha nel caso venga smarrito: proprio per questo provoca un trauma e tutti i sintomi legati alla paura di essere vittime di un trauma. Il nomofobico pensa in continuazione all’amato telefono, spesso ne sogna la scomparsa e secondo il Ceo di SecurEnvoy, Andy Kemshall, le persone intervistate arrivano a controllare circa 34 volte al giorno il proprio cellulare, per assicurarsi che sia sempre presente e connesso.

Il Digital Journal divulgava lo scorso mese un dato sconcertante: il 75 per cento delle persone non abbandona il telefono mobile nemmeno per andare in bagno. E secondo un sondaggio del Chicago Tribune, la maggior parte delle persone dichiara di poter rimanere tranquillamente una settimana senza lavarsi i denti, ma non senza l’iPhone.

Si tratta quindi proprio di una dipendenza forse, più che solo di una fobia: uno studio condotto da King AL, Valença AM, Nardi AE, ricercatori del Panic and Respiration Laboratory, dell’Università Federale di Rio de Janeiro e pubblicato nel 2010 Nomophobia: the mobile phone in panic disorder with agoraphobia: reducing phobias or worsening of dependence? (Cogn Behav Neurol. 2010)sembra indicare che la nomofobia sia da considerare una dipendenza patologica piuttosto che un disturbo d’ansia. I ricercatori brasiliani avrebbero infatti sperimentato che un approccio terapeutico mirato a ridurre l’ansia non sia efficace nel trattamento della nomofobia. Diversi studi, che hanno indagato negli ultimi anni i possibili elementi psicopatologici nell’uso del cellulare, sembrano ricondurre i comportamenti disfunzionali nell’ambito delle dipendenze patologiche piuttosto che in quello delle fobie.

Benedetta Rutigliano

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