Diario di Zemanlandia, Inter-Roma 1-3: tra Baggio e Del Vecchio spunta Florenzi

La Roma festeggia (AFP PHOTO / OLIVIER MORIN)

Zemanlandia, anno III giornata II. Milano – Certo, ormai hai un’età che per altri significa pensione (e ad altri piacerebbe che lo significasse). E’ chiaro, le emozioni adesso sono almeno in parte ovattate dall’esperienza. E’ normale, gli anni temprano gli animi e rendono la pelle più dura. Ma a Zdenek Zeman, sul pullman che porta la Roma a San Siro, ci scommettiamo quello che volete, la pelle d’oca gli è venuta. Qualche settimana in conferenza stampa: “La partita più bella della mia Roma? E’ stata una sconfitta, 3-2 a San Siro con il Milan”. Chi ha la Roma nel cuore ricorda quegli anni, quando la squadra capitolina non vinceva nulla e quando andava a San Siro faceva partite memorabili e usciva sconfitta tra mille recriminazioni. Poi arrivò Spalletti e la Roma continuò a non vincere nulla ma, almeno, a San Siro riuscì a invertire la tendenza.

Inter-Roma: la Roma di Zeman è chiamata a riscattare il mezzo passo falso della settimana scorsa con il Catania, e il guru boemo che ha in panchina vuole approfittare del cambio di tendenza che la storia giallorossa ha – tra virgolette – subito in questi ultimi anni. L’Inter non è più quella di Mourinho: in panchina c’è Andrea Stramaccioni, un ragazzo classe 1976 cresciuto come allenatore nelle giovanili giallorosse che degli stessi colore ha anche il cuore. Zeman, al momento della formazione, stupisce: fuori Pjanic e dentro Florenzi, in attacco tre punte vere come Totti, Osvaldo e Destro.

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Il match inizia con la Roma determinatissima, che a tratti dà spettacolo: nemmeno un quarto d’ora e va in vantaggio proprio con Alessandro Florenzi, nato a Roma nel 1991, che riceve un assist da Francesco Totti e segna di testa: chissà cosa deve aver provato un ragazzo cresciuto con la Roma nel cuore a segnare il primo gol in Serie A in quel di San Siro e vedere il Capitano aspettarlo a braccia aperte per festeggiare. C’è poco da dire, beato lui.

Poi l’Inter reagisce, e trova con una carambola il gol del pari con un tiraccio di Cassano, uno che la maglia della Roma (e quella di circa altre 10 squadre) ha dimostrato di non meritarsela. Ma il boemo la partita l’ha impostata bene, e i frutti si vedono nella ripresa, non prima di aver guardato la curva interista dove campeggiava tale striscione: “Onore a Zeman, icona del calcio pulito!“. Pur senza De Rossi (uscito per infortunio) i giallorossi prendono il sopravvento e passano ancora con un gol fantastico: palla filtrante da urlo di Totti per Osvaldo, che batte Castellazzi con il più elegante dei pallonetti. Zeman ci crede, quel 3-2 con il Milan (e perché no, quel 4-1 con l’Inter con Del Vecchio che sbagliava tutto e Roberto Baggio niente) è più lontano, e quando arriva il gol dell’1-3 anche lui, cuore di pietra e sangue gelido, si emoziona.

Grande partita a San Siro, che sancisce la nascita di una stella che potrebbe quanto meno illuminare il buio trascinarsi del calcio italiano verso la mediocrità. La Roma di Zeman vince a Milano: sono passati tre lustri, poco è cambiato. Ma tra quel poco, scusate il materialismo, c’è il risultato.

Andrea Corti

Foto da gazzetta.it

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Una risposta a Diario di Zemanlandia, Inter-Roma 1-3: tra Baggio e Del Vecchio spunta Florenzi

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    lettore 03/09/2012 a 12:45

    bell’articolo, occhi agli spazi tra le parole.

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