Di Pietro sfida De Benedetti sul caso Mani pulite

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Carlo De Benedetti

Roma – Attenti che questa volta il leader di Italia dei Valori,  Antonio Di Pietro, fa sul serio. Il singolar tenzone è stato lanciato pubblicamente via Agenzia parlamentare AgenParl all’indirizzo dell’emerito Carlo De Benedetti editore del Gruppo Repubblica-L’espresso. Il guanto bianco di Tonino è il seguente: ‹‹Ho sfidato con una lettera aperta, che stiamo preparando, l’Ing. De Benedetti per il 17 febbraio alle ore 17. Lo invito ad un incontro pubblico per prendersi le responsabilità di quello che ha detto››.

In attesa dello scritto la cui lettura sarà vivace quanto la minaccia di duello, è il caso di chiarire il precedente perché la ragione che ha fatto tanto imbufalire il sanguigno Tonino è niente meno che un vecchio adagio dei giornali di area centrodestra, sempre smentito da quelli di centrosinistra, tra cui Repubblica appunto, e riguardante Tangentopoli di cui sta per cadere il ventennale. Vicenda che Di Pietro desidererebbe celebrare ufficialmente essendone stato uno dei protagonisti di punta ai tempi della carriera da pm e che, invece, dentro e fuori il Parlamento nessuno pare abbia voglia di ricordare.

L’Eutanasia – De Benedetti è attualmente nelle edicole con un libro di memorie, Eutanasia di un potere, (Laterza), scritto da una delle firme più prestigiose dell’Espresso, Marco Damilani.

Uno dei temi su cui l’Ingegnere rosso, nemico di Silvio Berlusconi, si sofferma nella sua ricostruzione dei fatti fu il modo in cui le indagini del caso Mani pulite vennero condotte dai magistrati milanesi: ‹‹Sia Borrelli che D’Ambrosio volevano distruggere un sistema di potere, non tutti i partiti››. Frase rivelatrice perché in effetti dei 3 maggiori partiti dell’epoca – Democrazia cristiana, Partito socialista e Partito comunista italiano – solo quest’ultimo rimase illeso dal vortice delle inchieste. L’effetto fu quello di una manna dal cielo: il Pci si rinvigorì nello sprito, si blindò dietro slogan che gli furono cari per un ventennio, la “superiorità morale” e la “diversità atropologica” della sinistra, e si tenne pronto a vincere le elezioni per il prossimo quarto di secolo, cosa che però non accadde mai perché dopo l’onda manettara arrivò quella berlusconiana. Da qui all’antiberlusconismo la storia è nota.

Dignità dipietrina ferita a parte, le verità di De Benedetti sono stimolanti perché gettano luce sul lato oscuro della sinistra. Quella parte con cui i progressisti non hanno mai voluto e hanno potuto evitare di fare i conti e che oggi salta all’occhio con i vari casi di furberie e borseggi.

L’ultimo della serie è quel senatore, cassiere della Margherita, Luigi Lusi, che ha sfilato la bellezza di 13 milioni di euro dal conto del partito confluito nel Pd nel 2007, ammettendo candidamente di averlo fatto perché bisognoso di contanti. Ora i pm stanno indagando su possibili coinvolgimenti di altri esponenti dell’ex Margherita ma andando indietro nel tempo tornano alla mente anche altri esempi di cristallina eticità sinistrorsa.

Alberto Tedesco (Gruppo Misto), senatore Pd ed ex assessore alla sanità pugliese per la Giunta Sel di Nichi Vendola, è accusato di aver gestito illecitamente appalti e forniture con l’appoggio del vicepresidente della Regione Franco Frisullo, amico dell’Imprenditore Giampaolo Tarantini, l’uomo delle protesi che fece incontrare la D’Addario e Berlusconi.

Franco Pronzato, braccio destro del segretario Pd, Pier Luigi Bersani, consigliere ENAC, è reoconfesso di tangenti tramite Vincenzo Morichini lobbysta e procacciatore di fondi per l’ente “Italianieuropei” di Massimo D’Alema.

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Antonio Di Pietro

Filipppo Penati (Gruppo Misto), ex presidente della provincia di Milano e uomo fidato di Bersani, è accusato di tangenti per la gestioni degli appalti sulla riqualificazione dell’area Sesto San Giovanni e Serravalle. Attualmente l’indagato Penati, essendo ancora consigliere della Regione Lombardia, è parte della commissione d’inchiesta sul caso delle presunte tangenti dell’ospedale San Raffaele. E via così.

Intendiamoci, non che dall’altra parte se la passino meglio. Tra i vari Cosentino e Milanese, oggi è la volta di Riccardo Conti, senatore Pdl. Un abile immobiliarista che pare sia riuscito nella straordinaria impresa di comprare un palazzo nel cuore di Roma a 27 milioni di euro, rivenderlo a 44 milioni, guadagnare una plusvalenza di 18 milioni e fare tutto questo in meno di 24 ore. Un prodigio di cui la Procura capitolina attende spiegazioni.

E allora? Allora tocca per forza dar ragione a De Benedetti: ‹‹Cos’è rimasto di Tangentopoli? Niente. […] La bufera è passata, l’Italia è rimasta la stessa››. Di Pietro si metta il cuore in pace.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it; ilpolitico.it

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