Di Girolamo, la politica e gli intrighi mafiosi

L’ex senatore del Pdl, Nicola Di Girolamo ha patteggiato la pena. Una condanna a cinque anni e la restituzione di 4 milioni e 700mila euro allo stato. È una nuova beffa per la giustizia italiana. Un politico colluso con la camorra e  coinvolto “in una delle truffe più colossali della nostra storia”, viene premiato con gli arresti domiciliari

di Sabina Sestu

Nicola Di Girolamo

Che l’Italia, giuridicamente e amministrativamente, non è degli italiani lo avevamo capito da tempo. Che è guidata da uomini senza scrupoli e totalmente dediti ai loro affari personali e privati, anche. Così come sappiamo che da noi la legge non è uguale per tutti. Ma è davvero triste vederselo sputare in faccia in questo modo. E ancora più doloroso è scoprire che agli italiani non importa granché, viste le poche manifestazioni di indignazione che si sollevano di fronte agli scandali nostrani. Sintomatico di queste deficienze italiane è anche l’ultimo capitolo scritto su quella che il gip romano, Aldo Morgigni, ha definito a luglio di quest’anno «una delle frodi più colossali mai poste in essere nella storia nazionale».

È davvero una pena troppo lieve quella che è stata comminata all’ex senatore del Pdl. Viste soprattutto le “marachelle” da lui poste in essere e i reati che gli sono stati imputati. Una bella sintesi del codice penale. Di Girolamo è stato, infatti, accusato di associazione a delinquere, riciclaggio, violazione della legge elettorale, scambio elettorale aggravato dal metodo mafioso. Implicato in quella che è stata sopranominata inchiesta «Broker», Nicola Di Girolamo apparteneva alla cricca capeggiata da Gennaro Mokbel, l’imprenditore campano in odore di camorra, accusato di essere la mente della truffa da 2 miliardi di euro. E proprio per tutelare gli interessi della combriccola, il faccendiere campano ha pensato bene di mettere un proprio uomo in Parlamento. Per avere più garanzie di successo, l’uomo di paglia di Mokbel è stato candidato in un collegio estero, precisamente in Belgio. Grazie alla legge 270/05, la cosiddetta legge Calderoli, votata dal governo Berlusconi, di Girolamo ha potuto sedere in Parlamento.

Ed è proprio la candidatura a senatore di Di Girolamo in quel collegio, che ha portato all’accusa di violazione della legge elettorale e scambio elettorale aggravato dal metodo mafioso. Dalle intercettazioni telefoniche, che fortunatamente ancora possono essere effettuate e usate come prova, risulta che fu Mokbel in persona che nel 2008 si interessò della candidatura del futuro senatore. Il faccendiere camorrista, in una conversazione telefonica con il futuro candidato, risultava molto indaffarato nel far si che il suo pupillo venisse eletto: «Dobbiamo trovare un altro partito dove infilarti –  interloquì Mokbel al telefono – perché ieri sera qui e’ venuto: il senatore de Gregorio, l’Onorevole Bezzi, tutti quanti si so messi a taranterella’ pero’, siccome De Gregorio è l’unico che c’ha l’accordo blindato con Berlusconi… cioè si presenta in una delle liste»… e ha continuato affermando che «..so successi de tutti tutti accordi, e poi fanno la segreteria Nazionale, non io, allora io adesso preferisco vedere se te trovo la strada sempre pe Forza Italia, che sarebbe ancora meglio».

Per farla breve la ‘ndrangheta avrebbe macchinato per lui. Tanto è vero che a Stoccarda avrebbe preso 1670 voti, il 39 per cento. E ad Amburgo e Chambery, avrebbe superato il 50 per cento. Ma non sono voti puliti. Le schede sono state gonfiate. Impresa facilitata dal sistema di votazione previsto per i residenti italiani all’estero. Ma questa è un’altra storia. Inoltre, prerequisito per essere candidati in un collegio estero è quello di essere residenti in uno stato estero. Di Girolamo non ce l’aveva? Nessun problema, è bastato taroccare la residenza, et voilà risolto il problema. La camorra è riuscita ad avere il suo uomo in Parlamento.

Ci sarebbe ancora tanto da scrivere su questa storia. Tanti i risvolti politici, legali, di infiltrazione mafiosa, etc. Mettiamo solo l’accento sul lavoro di Di Girolamo in Parlamento. Ha presentato, in quasi due anni di permanenza a Palazzo Madama, due soli disegni di legge, uno per il riacquisto della cittadinanza per gli italiani che nel secolo scorso sono emigrati oltre cortina, e l’altro per ulteriori agevolazioni agli italiani all’estero. Sarà stato nella media? Quel che a noi interessa è il fatto che nonostante tutti i reati commessi e le sue collusioni mafiose, oggi Nicola Di Girolamo sconta la sua pena seduto comodamente a casa sua.

Foto: www.revenews.info; www.notizie.tiscali.it; www.i123.photobucket.com; www.piemonte.indymedia.org

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2 Risponde a Di Girolamo, la politica e gli intrighi mafiosi

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    Anonimo 21/09/2010 a 16:56

    credo che prima di dare giudizi un buon giornalista dovrebbe leggere le motivazioni date dal gip.
    per le accuse di associazione mafiosa non è previsto il patteggiamento, quindi tale accusa dovrebbe essere decaduta.

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  2. avatar
    SabinaS 21/09/2010 a 23:32

    I miei non sono giudizi ma pure constatazioni di dati di fatto. Se anche l’accusa di associazione mafiosa, di cui tra l’altro non ho neanche scritto (Di Girolamo, infatti, è stato accusato cito testualmente: “di violazione della legge elettorale e scambio elettorale aggravato dal metodo mafioso”, come risulta dagli atti), fosse decaduta non fa di certo onore al nostro sistema giudiziario. Ho solo riportato quanto è emerso dalle intercettazioni telefoniche. Il problema, mio caro anonimo, è che spesso è più facile nascondere la testa sotto la sabbia e far finta che quanto emerge di squallido nella nostra società sia solo frutto di interpretazioni sbagliate di cattivi giornalisti, opinionisti, scrittori etc, piuttosto che la pura realtà.

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