Dell’Utri, Beirut e il ‘famoso’ sistema sanitario libanese

dell'utri arrestato hotel beirut

Hotel Intercontinental Phoenicia di Beirut

BEIRUT - La brevissima “latitanza” di Marcello Dell’Utri si è conclusa oggi con l’arresto dell’ex senatore di Forza Italia a Beirut, annunciato dal ministro dell’Interno Angelino Alfano. «Marcello Dell’Utri si trova in questo momento negli uffici della polizia libanese», ha detto il leader di Ncd a margine dell’assemblea del partito. Alfano ha poi annunciato la richiesta d’estradizione per Dell’Utri, rintracciato in un hotel di lusso a Beirut dalla polizia libanese. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando sta rientrando a Roma per firmare la richiesta e avviare la procedura di rientro in Italia per l’ex braccio destro di Silvio Berlusconi.

LA FUGA E LA CATTURA DI DELL’UTRI – Quando Dell’Utri ha deciso di “fuggire” o di partire,  l’ex senatore ha utilizzato un volo Parigi-Beirut in business class il 24 marzo con un bagaglio abbastanza grande e un cellulare che la Dia ha localizzato nella capitale libanese il 3 aprile. Una meta che l’ex dirigente di Pubblitalia conosceva visto che era già stato in Libano alcuni anni fa, e sempre a pochi giorni da un’altra sentenza che lo riguardava. Nelle intercettazioni al ristorante “Assunta Madre”, il cui proprietario è sotto indagine della Dia per i sospetti di riciclaggio, il fratello gemello di Dell’Utri diceva: «Oltre al passaporto italiano se n’è procurato anche un altro, diplomatico, concessogli da “amici della Guinea Bissau che lo hanno preso in seria considerazione e gli hanno aperto le porte». Gli agenti, che facevano già fatica a seguire gli spostamenti di quello che fu uno dei fondatori di Forza Italia, non vedendolo più vicino ai ristoranti di Montecitorio, iniziano ad insospettirsi.

dell'utri beirut

Anche noi abbiamo ironizzato sulla fuga di Marcello Dell’Utri

LE CURE IN HOTEL? Dopo la notizia della latitanza, nel pomeriggio di ieri arrivava questa dichiarazione di Marcello Dell’Utri:

Tengo a precisare che non intendo sottrarmi al risultato processuale della prossima sentenza della Corte di Cassazione; e che trovandomi in condizioni di salute precaria – per cui tra l’altro ho subito qualche settimana fa un intervento di angioplastica – sto effettuando ulteriori esami e controlli

Ulteriori esami e controlli a Beirut? In Libano? Qualcuno ha ironicamente twittato che la vicenda rappresenta una sconfitta per il sistema sanitario nazionale italiano, o che forse questo stesso abbia una sorta di convenzione con l’Hotel Intercontinental Phoenicia di Beirut. Al momento dell’arresto l’ex senatore aveva con sé una «cospicua somma» di denaro in contanti, forse alcune decine di migliaia di euro. Dal 1961, Intercontinental Phoenicia, è uno dei migliori alberghi di Beirut, a cinque stelle e con oltre 400 stanze di lusso, 40 suite, due piscine, sette ristoranti e numerosi negozi.

Non per infierire ma l’Hotel Phoenicia è il più pacchiano di Beirut, noto perché i ricconi del Golfo ci portano le signorine d’alto bordo…

 

 

GLI ‘AMICI’ A ROMA E A BEIURUT – Il piano di fuga di Dell’Utri, dalle ricostruzioni fatte da La Repubblica, è iniziato mesi fa e coinvolge diversi personalità  sia a Roma che in Libano. L’ex senatore di FI aveva capito che la villa di Santo Domingo non era un posto sicuro in attesa della sentenza della Cassazione che potrebbe confermare la condanna di sette anni di carcere. L’idea di sottrarsi alla giustizia arriverebbe dall’amico Gennaro Mokbel, imprenditore romano coinvolto nell’inchiesta su Finmeccanica e con legami all’estrema destra e con la banda della Magliana. Il nome di Mokbel sarebbe venuto fuori da alcune intercettazioni al ristorante “Assunta Madre” il cui proprietario è sotto indagine della Dia per i sospetti di riciclaggio. L’affarista romano avrebbe diversi “contatti” in Medioriente dove ha commercializzato diamanti. Sarebbe stato proprio  Mokbel a suggerire il Libano a Dell’Utri e a metterlo in contatto con un politico libanese, ex presidente e candidato alle prossime elezioni (si dovrebbe trattare di Michel Aoun).

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IL SISTEMA SANITARIO IN LIBANO – In che situazione versa la sanità nel Libano? Non buone ovviamente. In uno degli ultimi documenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 2007, dei 27 ospedali pubblici aperti dal Ministero della Sanità, più della metà hanno chiuso per mancanza di soldi e cattiva gestione. Il “Diritto alla Sanità” nel sistema sanitario Libanese è un diritto ancora da acquisire visto che su un totale di oltre 1500 letti in ospedali pubblici, solo 300 sono accessibili. Infatti sono recenntissime le notizie delle tante persone che muoiono davanti gli ospedali di Beirut e nella sua periferia, uccisi dal fallimento dello stato libanese e dal suo sistema “clientelare”. Un sistema architettato per lasciare più della metà del popolo senza alcuna copertura sanitaria, costringendoli a vendere la loro fedeltà in cambio della loro salute .

PRIVATIZZAZIONI E ASSICURAZIONI SANITARIE - E mentre i libanesi muoiono davanti gli ospedali, troppo piccoli per ospitare tutti i malati e incapaci di contenere anche l’ondata di rifugiati siriani, chi gestisce il paese ha solo due logiche: incentivare la sanità privata o sostituire il sistema sanitario con le compagnie di assicurazione. E intanto nessun politico, nessun medico, paga per la morte di queste persone.

Valentina Gravina

@valegravi

 

 

 

 

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