Delitto Macchi. Dopo 30 anni il Pg chiede la riesumazione del corpo

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La starna lettera ricevuta dalla famiglia Macchi il giorno dei funerali. La grafia di Binda fu riconosciuta da un’amica (Huffingtopost.com)

Milano – La Procura generale di Milano ha chiesto la riesumazione del corpo di Lidia Macchi, giovane studentessa uccisa il 5 gennaio 1987 con 29 coltellate dopo aver subito uno stupro. Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Adnkronos.com, il gip di Varese potrebbe dare l’autorizzazione alla riesumazione entro due giorni affinché la procura possa esaminare i resti per recuperare eventuali tracce di Dna dell’assassino.

Il caso, rimasto irrisolto per decenni, è risalito agli onori delle cronache quando nella scorsa metà di gennaio, l’ex compagno di liceo della giovane, Stefano Binda, ora 48enne, è stato arrestato per l’omicidio della Macchi con l’aggravante della crudeltà, nesso ideologico e futili motivi.

Continua Adnkronos: la richiesta di riesumazione è stata avanzata lo scorso novembre dalla famiglia della vittima e secondo l’avvocato Daniele Pizzi, intervistato dall’agenzia di stampa, si tratterebbe di un passaggio fondamentale nell’inchiesta che si trascina da quasi 30 anni. Qualora il gip di Varese, infatti, dovesse rifiutare la richiesta di incidente probatorio la famiglia potrebbe comunque richiedere una nuova autopsia sul corpo come ‘accertamento tecnico indispensabile’.

L’OMICIDIO DI LIDIA MACCHI – Al momento, il caso è ancora un mistero insoluto. Secondo le ricostruzioni dell’accusa teorizzate negli ultimi 29 anni, Stefano Binda e Lidia Macchi erano in buoni rapporti; la ragazza pare fosse affascinata dal giovane con la reputazione di intellettuale, ma scapestrato e noto anche per l’abuso di stupefacenti.

Quel 5 gennaio del 1987, la Macchi aveva fermato l’auto nel parcheggio dell’ospedale di Cittiglio, Varese, in visita da un’amica. Là, la ragazza avrebbe preso a bordo Binda e i due si sarebbero appartati in una zona boschiva ed isolata. Poi l’aggressione.

Teorizza l’accusa: Binda avrebbe assalito la giovane costringendola ad un rapporto sessuale conclusosi con il tentativo di fuga della giovane e l’accoltellamento del ragazzo per fermarla. Un totale di 29 fendenti, molti dei quali alla schiena ed a una gamba.

A questo punto, continua l’accusa, sarebbe subentrata la questione ideologica: Binda avrebbe ucciso la giovane come forma di punizione poiché lei si sarebbe lasciata possedere; una violazione alla ‘fede’ dell’uomo. E sarebbe sempre stato Binda a scrivere in seguito una lettera anonima alla famiglia della vittima il giorno dei funerali di lei.

Chantal Cresta

Foto || adnkronos.com; huffingtonpost.com

 

 

 

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