Delitto di Chiavenna: le piccole sataniste che uccisero una santa

suor laura mainettiChiavenna (Sondrio) – La mattina del 6 giugno 2000, la quiete del Parco delle Marmitte dei Giganti, splendida riserva naturale quasi al confine con la Svizzera, venne infranta dalla scoperta del cadavere di una donna. Il corpo, rovesciato su un fianco, era raggomitolato in posizione fetale e coperto di ferite che salivano fino al collo e il viso, segno che l’aggressore aveva colpito con furia incontrollata, massacrando la donna con 19 coltellate e colpi di pietra. Inoltre, poco lontano dal luogo del ritrovamento furono rinvenuti su un muretto alcuni graffiti: croci rovesciate e il numero 666, tipico composto che una certa tradizione occulta attribuisce alla figura di Satana.

L’analisi autoptica e quella della scena del crimine, conducono gli inquirenti a formulare una prima ipotesi sull’identità psichica dell’assassino o degli assassini. Il modus operandi non sembrava quello di un sirial killer ma, piuttosto, qualcuno che aveva agito d’impeto, sfogando sulla vittima una rabbia molto profonda. Forse, un assassino occasionale, già soggetto a comportamenti sociopatici contro cose o persone, il quale aveva superato la linea di confine” e degenerato in omicidio. Si cercavano, dunque, uno o più persone che presentassero caratteristiche fortemente asociali, non necessariamente già noti alla polizia, e appartenenti a gruppi cosiddetti satanici. La ricerca si presentava vasta e poteva essere circoscritta solo investigando sulla defunta.

La vittimaSuor Maria Laura Mainetti aveva preso i voti nel 1964 ed era la superiore dell’Istituto Immacolata di Chiavenna. Secondo le testimonianze di chi la conosceva, era una sincera devota, molto nota nel paesino lombardo per le opere di bene ed il sostegno incondizionato a chiunque lo domandasse. Difficile immaginare, dunque, che la donna potesse avere dei nemici o che questi potessero nutrire nei suoi confronti sentimenti di rabbia tali da condurre al suo omicidio. Il parroco della chiesa ascoltato dalla polizia, però, rivelò un particolare importante: la sera del delitto, suor Laura aveva un appuntamento con qualcuno. Una giovane di nome Erica che, giorni prima, aveva contattato la suora per chiederle aiuto a causa di una gravidanza indesiderata. Secondo la ricostruzione del religioso Laura, pur non rifiutando l’incontro, aveva timore ad uscire al buio da sola ed aveva chiesto al confratello di perlustrare la zona per essere sicura di non fare brutti incontri. Il parrocco aveva compiuto un veloce giro in bicicletta e tutto quello che aveva notato era una ragazzina voltata di spalle che parlava al cellulare. La suora, rassicurata, uscì e non fece più ritorno.

Le indagini – Innanzitutto, gli inquirenti dovettero capire chi era Erica e quale fosse il suo coinvolgimento nella vicenda. A tal fine, venne fatta richiesta a vari gestori di fornire tutte le intercettazioni telefoniche trasmesse dai due ripetitori nella zona (uno a Sondrio e l’altro a Como) dal 3 giugno, giorno del primo ipotetico incontro tra la suora ed Erica secondo la ricostruzione del parroco, e il 6, giorno della morte. Si trattava di migliaia di dati scandagliati alla ricerca di una voce o una parola che fornisse una pista per le indagini. Occorsero settimane di investigazioni per definire una rosa di sospettati, finché una nuova intercettazione offrì la svolta desiderata: “Hai visto? – dichiarava la voce al suo interlocutore – non hanno capito niente!”. Il 28 giugno del 2000, vengono arrestate 3 diciasettenni: Veronica, Ambra e Milena, tutte accusate dell’omicidio premeditato di suor Maria Laura Mainetti.

L’omicidio – Ambra e Milena erano appena adolescenti quando si conobbero e subito scoprirono di avere molto in comune: scarsi risultati scolastici, nessuna occupazione, nonché la passione per il rock del cantante e sacerdote della Chiesa di Satana, Marilyn Manson. Inoltre, le ragazze subivano il medesimo fascino per la figura del killer, Charles Manson, ed erano attratte in egual misura dall’occulto, anche se le loro conoscenze in materia si limitavano a poche nozioni generiche: “Avevo qualche conoscenza sul satanismo – confesserà in seguito Ambra agli inquirenti – ma non era da crederci”.

L’incontro con Veronica fu fatale. Le 3 minorenni divennero un gruppo compatto mosso da un comune malessere: un esplosivo mix di noia e rabbia rancorosa che iniziarono a sfogare con azioni vandaliche sotto l’effetto di generose dosi di alcol. Con questo spirito si giurarono fedeltà reciproca auto mutilandosi e praticando il rito del sangue. E con il medesimo animo presero la decisione di uccidere.

Tutto iniziò in un bar dove, tra una sbronza e l’altra, meditarono di compiere tali trasgressioni da lasciare allibito il borgo di Chiavenna popolato, a loro dire, solo da ipocriti. “[…] quando una diceva una cosa forte, allora l’altra la diceva più grossa per stupire” raccontò Veronica, molti anni dopo, al periodico Panorama.

lapide suor laura mainetti

Lapide in memoria di suor Maria Laura Mainetti

L’assassinio di suor Laura venne pianificato a quel tavolino insieme all’imboscata da tenderle. Veronica si sarebbe finta Erica, una giovane scappata di casa dopo aver scoperto di essere incinta. Suor Laura non avrebbe negato aiuto e, una volta isolata sulla stradina del Parco, l’avrebbero colpita. In carcere, le ragazze ricorderanno come architettare l’omicidio fosse quasi un gioco, un passatempo nel nulla che le circondava, ma quella sera d’estate tutto era cambiato. Ognuna delle 3 aveva segretamente realizzato che il gioco stava per diventare realtà, ma nessuna osò sottrarvisi. Farlo avrebbe significato tradire le compagne.

Le sentenze – Milena e Veronica furono condannate a 8 anni di carcere con attenuanti, in quanto ritenute affette da un grave vizio di mente. Ambra, più equilibrata secondo perizia psichiatrica, non godette di sconti di pena: 12 anni. Nel 2008, la Città del Vaticano ha chiuso il processo di beatificazione per suor Maria Laura Mainetti, riconoscendole il santo martirio.

Chantal Cresta

Foto || www.repubblica.it

Foto || www.laprovinciadisondrio.it

 

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