Delbono lascia il Palazzo e a Bologna è bagarre per il suo successore

Flavio Delbono si è dimesso. Ufficialmente. Con una laconica dichiarazione durante il Consiglio comunale di ieri pomeriggio, riunitosi per l’approvazione del bilancio 2010

di Vincenzo La Camera

Flavio Delbono

Partono così i venti giorni in cui Delbono resterà ancora in carica. Termine che può essere interrotto con un decreto d’urgenza da parte del Ministero degli Interni. Il ministro Maroni si è detto disponibile a questa mossa per far sì che a Bologna si possa già tornare alle urne in concomitanza con le elezioni regionali del 28 (domenica delle palme) e 29 marzo. «A patto che tutte le parti politiche siano d’accordo», ha precisato Maroni. Su questo pare non ci siano dubbi. Infatti lo stesso consiglio comunale di Bologna ha votato una mozione bipartisan che invita il Ministero degli Interni a prodigarsi affinché la città possa evitare un lungo commissariamento.

E comunque le ultime decisioni di Delbono sono state un continuo dietrofront. Prima sulle dimissioni, da lui stesso più volte scongiurate, e poi anche in queste ore sulle modalità da seguire per abbandonare Palazzo D’Accursio.

Infatti, l’altro ieri, per bocca del vicesindaco Claudio Merighi le dimissioni ufficiali di Delbono erano state posticipate a data da destinarsi: «Delbono non si dimetterà prima di avere adempiuto tutti gli atti amministrativi necessari a lasciare la città in ordine prima dell’arrivo del commissario. È in corso un monitoraggio degli uffici. Quanto ci vorrà? Non lo so». Facendo infuriare il centrodestra: «Delbono ci sta prendendo per i fondelli. Vogliono il commissariamento perché hanno paura di perdere», tuonava il leghista Manes Bernardini.

Fino a che ieri il professore non ha ufficialmente gettato la spugna.

Delbono aveva annunciato nei giorni scorsi le sue dimissioni da sindaco stretto nella morsa del Cinzia-gate che lo vede indagato per peculato, abuso d’ufficio e truffa aggravata in merito ad una storia di rimborsi illeciti per alcuni viaggi svolti tra il 2003 e il 2008 (in compagnia dell’ex fidanzata e segretaria Cinzia Cracchi) quando ricopriva la carica di vicepresidente della Regione Emilia Romagna. Ed è di queste ore la notizia che Delbono risulta indagato anche per aver esercitato pressioni  sulla Cracchi alla vigilia del primo interrogatorio della signora davanti alla pm Morena Plazzi. Benzina sul fuoco.

Flavio Delbono

Ma intanto sotto le due Torri è gia toto candidato. Si preannuncia una vera e propria bagarre politica. Certo a  Bologna la tradizione del centro sinistra è ancora forte, ma allo stato attuale delle cose non sarà facile per il Pd confluire verso un candidato forte e credibile.

Nonostante tutto, pare ci siano già cinque o sei nomi che circolano nei salotti della politica bolognese e qualcuno anche nei bar. Se si dovesse votare a marzo si fanno insistenti le voci che vorrebbero in corsa Maurizio Cevenini. L’attuale vicepresidente del Consiglio è ben visto in città e l’appellativo di “mister preferenze” lo conferma.

Un altro nome che circola è quello di Virginio Merola, già sconfitto da Delbono durante le primarie dell’anno scorso. Ma in questa corsa, Merola potrebbe avere il sostegno dell’ex sindaco di Bologna Sergio Cofferati.

L’ipotesi più accreditata resta quella delle primarie lampo in casa Pd (forse il 14 febbraio). Ed in questo caso prenderebbero piede esponenti politici a capo di veri correntoni. Come l’assessore regionale alle attività produttive Duccio Campagnoli e l’attuale vicesindaco Merighi.

Dal centrodestra, invece, spunta (in queste ore) l’ipotesi Giancarlo Mazzucca (ex direttore de Il Resto del Carlino). Il deputato Pdl potrebbe essere trasferito dalla corsa alla presidenza regionale a quella per la prima poltrona di Palazzo D’Accursio.

E intanto Cinzia: «Se Di Pietro me lo chiedesse potrei anche scendere in politica».

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