Decreto Salva-Italia: il Governo delle tasse senza riforme che affossa il Paese

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Mario Monti

Roma – Più  passano i giorni e più appare evidente che il Governo dei Tecnici non sa cosa fare per rilanciare l’economia dell’Italia.

Se n’é accorta pure Confindustria, che giusto oggi ha divulgato il suo rapporto sull’andamento nazionale per il prossimo anno. Il presidente Emma Marcegaglia – che ai Tecnici ci tiene perché sanno tutto, possono tutto, non li si può rimproverare a suon di ultimatum emergenziali come si faceva con Berlusconi&Co. – ha dovuto timidamente ammettere che sì, in effetti, l’inverno sarà nero. Recessione. Così nera che pure il neo ministro dell’Economia, ex banchiere di Intesa San Paolo, Corrado Passera – quello che finché era  Consigliere dell’ABI, negava il credito alle piccole-medie imprese e ora si propone come il pensatore dello Sviluppo economico italiano – ha dovuto certificare il fatto. Conseguenze: l’Italia non ha più un’economia appesa al lumicino. Semplicemente sta per non avere più un’economia.

Qualche dato da Confindustria: il Pil risulta tagliato di 2 punti percentuale nel raffronto tra le stime della scorsa estate e quelle previste nella prossima primavera. Il 2011 si chiude passando dallo +0,7% allo +0,5%, mentre per il 2012 si conta un negativo da +0,2% a -1,6%.

Effetti diretti: disoccupazione in aumento del 9%, il che implica quasi un ulteriore milione (957mila) di posti lavoro in meno. Mica finita.

Siccome la Manovra del Prof. Monti è spietata ed inciderà su ogni angolo di reddito rimasto nelle tasche dei cittadini (pensioni, gabelli sulla banzina, i tabacchi, l’Irpef, le rendite finanziarie, l’auto, la casa, i libretti postali, i conti correnti, i contributi previdenziali, l’Iva, eccetera, eccetera), la pressione fiscale per il prossimo anno sarà spaventosa: oltre il 54% (quella effettiva escluso il sommerso).

Da qui sorge il dubbio espresso in partenza: le misure per rimettere in  moto il motore dell’economia decritte nella lettera alla Bce che fine hanno fatto?

Il coraggio – Ora, la domanda è tanto lecita quanto la presenza del premier non-eletto a Palazzo Chigi. Il suo essere si sostanzia con la crisi, quella economica europea e quella politica nostrana. Per uscire dall’una è stato necessario sospendere l’altra, cosa possibile sospendendo la democrazia. E il tutto per poter avere un Esecutivo di figure qualificate, prive di conflitti d’interesse parlamentare-elettorali e in grado di rivoltare il Paese come un calzino. Bene, il calzino è pronto per essere rivoltato. Le riforme epocali dove sono?

Finora, una sola cosa Monti ha fatto per la crescita: il dietrofront su ogni decreto che potesse in qualche modo provocare un’apertura. L’abolizione delle Province, prevista entro il 2013, è stata ritardata a naturale decadenza di tutte le giunte. Tradotto: rinvio a data da definirsi. I tagli degli emolumenti parlamentari per decreto, rinviati a gentil decisione del Parlamento stesso che forse lo farà da gennaio, ma che figuraccia per il Governo. Neppure le 2 liberalizzazioni previste – quella dei farmaci di fascia C vendibili anche nelle parafarmacie e quella sui taxi – ha sortito effetti. Decadute. Le lobbie minacciavano scioperi e serrate, per di più sotto Natale. Meglio assecondare.

Certezze – Allora i dubbi sulle capacità degli montiani diventano certezze. Ma a che servono i cervelli dello Stato se non riescono a far nulla di quanto ci si aspetta da loro?

Così, sembra che il problema dei Tecnici è appunto di essere tali. Non essere avvezzi alla politica può risultare un pregio, soprattutto con l’aria che tira a Montecitorio, ma rende anche inetti come amministratori. La logica dell’ “io non cerco consensi” va bene quando si hanno le idee chiare su cosa fare e come, non su cosa si dovrebbe fare in ragion del pallottoliere, perché questo indica stime non realtà.

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Emma Marcegaglia

Può evidenziare le cifre del debito pubblico (aumentato a 1.909 miliardi), non spiegare come si fa a ridurlo, creando posti di lavoro. Qualcuno lo dica al premier, convinto che la cura per il default sia la tassazione incondizionata al fine di far quadrare i conti nostrani con quelli europei. Non si può cavar sangue dai morti e se le riforme non arrivano, tra poco non ci sarà più neppure il cadavere da taglieggiare.

Il positivo – A onor di verità il Csc di Confindustria evidenzia anche una nota positiva: nella tarda primavera il Pil avrà una debole ripresa. Bello. Sarà il caso di aggiungere, però, che in primavera lo Stato dovrà pagare gli interessi dei suoi Titoli quinquennali, arrivati a 6,47%. Si parla di 100 miliardi di euro tra febbraio e marzo dei 300 dovuti nel 2012. Risultato: in primavera è già scontata un’altra stangata causa spread. E questi continuano a non avere uno straccio d’idea.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

 

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