Ddl intercettazioni, non si placano le polemiche

Alfano afferma che non verrà posta la fiducia. Il Pd chiede che il ddl torni in commissione giustizia al Senato per le opportune modifiche. Ma il  termine per gli emendamenti del disegno di legge sulle intercettazioni è stato già fissato per venerdì 28 maggio alle ore 19

di Sabina Sestu

Il Ministro della Giustizia Angelino Alfano

Continua la discussione infinita sul disegno di legge “intercettazioni.  Ma si è già fatta  marcia indietro su molti punti del decreto che pare essere frutto di un compromesso tra Berlusconi e Fini. Compromesso evidenziato dal rientro di Italo Bocchino a Palazzo Grazioli, richiamato da Silvio Berlusconi per un saluto. L’ex “traditore”, come veniva considerato fino a pochi giorni, ha partecipato, con Niccolò Ghedini e il ministro Alfano, ad un incontro per parlare di intercettazioni.

Vi è stato un confronto accesissimo durante la discussione in aula sul calendario. Anna Finocchiaro,  presidente dei senatori del Pd, è intervenuta chiedendo che le modifiche al testo di legge annunciate dal governo non vengano presentate in aula. La richiesta di riportare il disegno di legge in discussione in commissione giustizia del senato era dettata dalla convinzione dell’opposizione che il testo dovesse  essere corretto prima della votazione in aula. Ma la richiesta è stata respinta. Per Gaetano Quagliariello l’approvazione in aula del disegno di legge «é un diritto sacrosanto».

I senatori dell’Idv si sono tappati la bocca con i post-it gialli, ormai divenuti simbolo delle battaglia “anti decreto d’Addario”.  Mentre Anna Finocchiaro ha definito il ministro Alfano come un “portaordini” di Berlusconi. Ma non tutti all’interno della maggioranza escludono la possibilità di un ritorno del progetto di legge in commissione. Renato Schifani, presidente del Senato, ha promesso che gli articoli che risulteranno profondamente modificati  dagli emendamenti presentati dalla maggioranza verranno rinviati in commissione per un ulteriore esame. Il ministro della giustizia, Angelino Alfano, rassicura l’opinione pubblica affermando che le intercettazioni  «saranno possibili per tutti i reati per i quali si intercettava prima più uno, lo stalking».

Inoltre il nuovo emendamento non verrà blindato con il voto di fiducia, come invece si era detto nei giorni scorsi. «Non abbiamo assolutamente ragione di porre la fiducia» ha infatti rassicurato il ministro Alfano. Durante il mini-vertice che si è tenuto a palazzo Madama tra lo stesso Alfano e i capigruppo della maggioranza, si sono fissati i contenuti delle modifiche da recare al contestato disegno di legge.

Gli emendamenti riguarderanno i punti più discussi del disegno di legge, si presume che saranno rivisti sette – punti nodali. Alla stampa verrà consentita la possibilità di pubblicare i riassunti dei verbali di indagine.  E per gli editori che decidono di pubblicare le intercettazioni coperte da segreto istruttorio, saranno ridotte le pene, precedentemente previste in commissione, di un terzo rispetto. L’appello lanciato da Milena Gabanelli la scorsa domenica su Report, non è passato inosservato, e infatti  saranno consentite a tutti i giornalisti, sia i professionisti sia i pubblicisti, le riprese e le registrazioni “sottratte furtivamente”. Ancora in discussione la norma che vieta di riprendere le immagini “captative”, ossia quelle che vengono effettuate durante le indagini (come quelle che hanno permesso di beccare i mafiosi che si scambiavano “pizzini” in carcere). Potrebbe anche essere abolito il divieto di impiegare i frutti delle intercettazioni in altri procedimenti.

I finiani sono d’accordo sulle modifiche stabilite, ma avrebbero voluto qualcosa in più, specialmente per quel che  riguarda le intercettazioni anti-mafia. Hanno ceduto sul ddl intercettazioni perché il loro obiettivo è quello di far passare il ddl anticorruzione. Fuori dalle sale decisionali si continua a discutere animatamente sulla nuova legge. Franco Siddi, segretario della Fnsi, afferma che il ddl rappresenta ancora ”un macigno”. Mentre il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, riconosce che sono stati fatti “passi in avanti” e ora attende di leggere il nuovo testo.

Foto via:

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