Davide Bifolco: l’intervista al latitante Equabile e la strategia della camorra

Il Fatto intervista Arturo Equabile, il latitante del caso della morte di Davide Bifolco. Un altro tassello nel puzzle della strategia della camorra

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Arturo Equabile, latitante intervistato dal Fatto Quotidiano. Secondo i carabinieri c’era lui con Davide Bifolco la sera dell’inseguimento (ilfattoquotidiano.it)

La morte di Davide Bifolco è una pagina nera dell’Italia che non si cancellerà in fretta. Neanche se – con tutti gli inevitabili dubbi del caso – gli inquirenti dovessero alla fine confermare la tesi dell’incidente. Una pagina nera per l’Arma dei Carabinieri, travolta da un nuovo scandalo e gettata in pasto all’opinione pubblica, e una pagina nera per l’Italia intera, che (ri)scopre il potere della Camorra spa. L’intervista concessa al Fatto Quotidiano dal latitante Arturo Equabile è una nuova eloquente pedina mossa sullo scacchiere. Lì dove lo Stato è arroccato in difesa, senza possibilità di ribattere agli attacchi.

LA STRATEGIA DEL DISSENSO - Non è difficile ricostruire la strategia della camorra. Davide Bifolco, in motorino assieme ad altre 2 persone tra cui un pregiudicato e (sembra) un latitante, viene ucciso nel rione Traiano da un colpo di pistola di un carabiniere, dopo un inseguimento scaturito dalla fuga dei 3 di fronte all’alt della pattuglia delle forze dell’ordine. “Incidente” o abuso di potere, in ogni caso un atto da punire. Commesso per di più in una zona difficile se non impossibile, piazza di spaccio e presidio di illegalità. Dove gli stipendi sono pochi e i soldi che entrano nelle case sarebbe più giusto chiamarli mesate, e chi ha letto Gomorra o approfondito un po’ di più la situazione sa di cosa si parla. Il giorno dopo la morte di Davide, i giornalisti assediano la zona in cerca di dichiarazioni. Bocche cucite, gente che abbassa la testa e scappa, minacce alle telecamere. Dopo due giorni sbuca il terzo incomodo, quello che i carabinieri avrebbero identificato come il latitante Arturo Equabile. Si chiama invece Vincenzo Ambrosio e si definisce un amico di Davide Bifolco. Ripete a tutti i microfoni la stessa versione: poche parole, identiche, in tutte le interviste. “Ero io il ragazzo sul motorino, sono incensurato, non c’è nessun latitante. Siamo scappati perché non avevamo patente e motorino. Lo sto dicendo a tutti – chiosa – a chi devo andare a dirlo, ai carabinieri?“.

IL RACCONTO DEL “TESTIMONE” - Lo ripete a più microfoni, dal Fatto Quotidiano fino a Retenews24. E proprio a Retenews24 Vincenzo sembra aver quasi dimenticato il nome delle persone con cui era sul motorino. Come se la sua fosse una parte imparata meccanicamente, da recitare a memoria. “Ero con i miei amici Da-Davide e… (esitazione di un paio di secondi) e Salvatore”.

Il racconto prosegue rivelando un altro particolare che cozza con quanto confermato stamattina. Vincenzo dice di essere scappato per la paura. Poi però la paura sparisce per un attimo e si gira, ha il tempo di vedere Davide Bifolco a terra, con il carabiniere che spara ad altezza uomo e “lo colpisce alle spalle“. Ma il foro di entrata del proiettile, come stabilito dai primi esami autoptici, è sul petto. Quindi il colpo è stato frontale. E probabilmente Vincenzo, oltre ad essersele data a gambe levate, salvo poi ripensarci e girarsi a guardare cosa stava accadendo, non ha visto molto bene. Quello che serve, d’altronde, è fare gruppo contro il nemico. Tutti contro lo Stato, ancora di più quando lo Stato – già di suo assente – sbaglia così palesemente. Ma il capolavoro è di oggi.

IL LATITANTE INTERVISTATO - Dicevamo di Arturo Equabile. Secondo i carabinieri c’era lui sul motorino assieme a Davide e a Salvatore. Il Fatto Quotidiano riesce ad intervistarlo, anche se “riesce” è una parola grossa. E anche intervista. Il giornalista non fa domande da giornalista: telecamere accesa e microfono puntato, tono accondiscendente. Chi è davanti a Equabile ripete una storia che già sa, e sa di poter raccontare solo quella. Si segue uno schema, con il latitante che annuisce o nega ad ampi cenni del capo, ancor prima che la domanda sia comprensibile.

Equabile non si è costituito, perché il suo legale lo ha convinto che verrà assolto dall’accusa di tentato furto. Ammette di essere già scappato diverse volte dai controlli dei carabinieri, perché aveva saputo “da alcuni suoi amici che i carabinieri avevano detto che se prendevano Equabile lo ammazzavano”. Quindi è successo “al piccolo Davide” ed allora il ragionamento è il seguente: i carabinieri volevano ammazzare qualcuno, quella sera è toccata a Davide, ma prima o poi doveva toccare a me. I carabinieri escono in giro con il pensiero di voler ammazzare. I carabinieri sono il male. E chi si oppone ai carabinieri (indovinate chi, ndr) è quindi la salvezza.

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Arturo Equabile (Facebook)

I PRECEDENTI NEGATI DI EQUABILE -Non ho mai avuto problemi con la giustizia” dice Equabile e ci ripensa subito: “Ho avuto un problema da minorenne e l’ho pagato“. Le cronache la pensano diversamente, visto che nel 2010 il quotidiano online L’Osservatorio Flegreo così scriveva:

Nel rione Traiano i carabinieri della locale stazione hanno sottoposto a fermo Equabile Arturo, 19 anni, residente in via Romolo e Remo, gia’ noto alle forze dell’ordine. Il giovane e’ stato notato nel quartiere alla guida di una fiammante Audi A5. i militari dell’arma gli hanno intimato l’alt per controlli ed il 19enne non si e’ fermato dandosi alla fuga ma venendo inseguito e bloccato dai carabinieri dopo un pericoloso inseguimento con il tentativo dell’Equabile di fuggire a piedi. Dai successivi controlli e’ emerso che l’auto era stata truffata. Il fermato e’ stato associato nel carcere di Poggioreale.

Ma l’importante non è quello. L’importante è dipingere i carabinieri come i nemici, come il male. E chi meglio della camorra, nella propria terra, sa farlo e sa istruire a farlo? Allora Equabile abbassa il tono della voce e si stringe nelle spalle, parlando di minacce delle forze dell’ordine alla zia e al cugino, colpevoli di non voler aprire la porta dietro la quale lui – latitante – si nascondeva. Poi il coup de théâtre: «Ho paura, non voglio fare la fine di Cucchi».

SCOOP O COPIONE? - Bisogna avere la forza e l’onestà intellettuale di ammetterlo: quello del Fatto Quotidiano è uno scoop ma non un’intervista. E’ un copione imparato a memoria da entrambi e recitato ad uso e consumo delle telecamere. A tutto vantaggio dell’unica istituzione ritenuta meritevole di fiducia nel Rione Traiano, quella illegale. Quella che obbliga Arturo Equabile a mostrarsi alle telecamere e che, allo stesso tempo, gli regala la possibilità di permettersi i lussi e gli agi sbandierati nel suo profilo Facebook. “Tu si SCARFACE” gli dice un amico, e lui mette il like.

Anche in caso di incidente, quel proiettile partito dalla pistola di un carabiniere non può restare impunito. Ma Napoli non può restare presidio di illegalità abbandonato a se stesso. I tempi sono cambiati. La strategia della camorra non passa solo dalle canne delle pistole, ma anche dagli schermi delle tv e dei computer. Non dite che non è una guerra anche questa: mentireste.

Francesco Guarino
@fraguarino

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