Dati Istat sul Pil: siamo in recessione tecnica

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Foto via: iljournal.it

Se quasi mezzo anno di esecutivo guidato da Matteo Renzi mandano a “ramengo” aspettative di rilancio economico e se persino Eugenio Scalfari si augura una lettera della Troika che metta il commissariamento il nostro paese vuol dire che l’economia è il caso serio dell’Italia, qualora non ce ne fossimo accorti.

I DATI ISTAT – Da oggi sappiamo attraverso l’Istat – ed era nell’aria – che l’Italia è in recessione tecnica. Il Pil nel secondo trimestre 2014 risulta ancora negativo, scendendo dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, quando aveva segnato un calo dello 0,1%. Su base annua, invece, scende dello 0,3%. La variazione acquisita del Pil per il 2014 è negativa, pari al -0,3%. L’unico rimbalzo fra alti e bassi, secondo le rilevazioni dell’istituto nazionale di statistica, riguardano la produzione industriale (+0,9 rispetto a maggio) ma sostanzialmente siamo in decrescita su tutti e tre i comparti principali della nostra capacità di ricchezza cioè industria, agricoltura e servizi. E mentre vengono fuori questi numeri problematici, i mercati subiscono un contraccolpo: oggi piazza Affari viaggia negativamente con un -2% e lo spread sale a 166 punti base, segno di una debolezza del paese in economia con i rischi un serio controllo dei conti pubblici.

Fin qui i numeri ma va fatta una seria considerazione poiché l’errore di questi mesi è – parafrasando molti analisti – l’aver raccontato l’economia del nostro paese per pagine estrapolate dal romanzo, cioè per episodi o  frammenti, e non guardando alla complessità del tutto. E al netto di un impossibile “baratto” – anche perché illogico – fra riforme istituzionali e rilancio economico che – ci mancherebbe – vanno assolutamente pensate e attuate insieme, bisognerebbe da parte del governo fare un serio esame di coscienza e spiegare come mai paesi come la Spagna, L’Irlanda, il Portogallo e  persino la Grecia, le quali erano in condizioni di default molto più gravi dell’Italia, non solo danno segnali di stabilizzazione economica ma offrono segnali di ripresa “pronunciata” rispetto ad un paese come il nostro che in tre anni è in una situazione di inaccettabile contrazione su tutti gli indicatori.

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Matteo Renzi

LE DOMANDE E LE REAZIONI – Abbiamo bisogno di riposte che vadano nel profondo della questione e chiederci che fine hanno fatto gli 80 euro se non ripartono i consumi (ricordiamo il crollo delle ferie estive dove metà degli italiani non spende un soldo per vacanze). Perché arranca ancora il pagamento dei debiti “pregressi” della pubblica amministrazione? Perché il taglio del 10% dell’irap risulta insufficiente? Perché ancora non si fa chiarezza sulla spending rewiew? E – infine – come dare il credito al cauto ottimismo del governo con il ministro Padoan fiducioso per i prossimi mesi? Tutte domande legittime perché ci si sente in dovere di incalzare il primo esecutivo 2.0 della nostra storia repubblicana. Un governo che aveva promesso in tempi brevi e al quale, di conseguenza, si chiedono risposte con la stessa “velocitas” con la quale sono passate le slide. Ovviamente le opposizioni vanno all’attacco sopratutto con Beppe Grillo che descrive Renzi come il vero “gufo” del paese e, in generale, si avverte la necessità di azioni drastiche che facciano convergere tagli strutturali, detassazione  ragionata per le imprese e investimenti pubblici nati da una quota di spesa al di fuori dei patti europei.

Giuseppe Trapani

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