Mistero Datagate: tutti spiati nel commercio delle nostre vite

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Mistero Datagate

Solamente qualche giorno fa il presidente del Consiglio, Enrico Letta, nel tentativo  di placare le polemiche sul ruolo dell’Italia, riferiva alla Camera dei Deputati sul caso Datagate. Il primo ministro ha dichiarato davanti all’emiciclo che  «in base alle risultanze di intelligence e dei contatti internazionali avuti, non risultano compromissioni della sicurezza delle comunicazioni dei vertici del Governo, né delle nostre ambasciate». Oltre a ciò, nel corso dell’intervento, Enrico Letta non si è sottratto dal rassicurare come, allo Stato, «non risulta che la privacy dei cittadini italiani sia stata violata da attività condotte da organismi informativi nazionali o da questi svolte in collaborazione con servizi di intelligence stranieri». Insomma, una sorta  di “va tutto bene, non siamo stati spiati da nessuno”.

NUOVO FRONTE – Ma come detto, la notizia di questi ultimi giorni, riportata sulla stampa internazionale, apre un nuovo fronte del Datagate del tutto ignoto. Un fatto riguardante scenari difficilmente controllabili da parte delle autorità statali che, per di più, sembra scontrarsi con le parole del primo ministro. Secondo fonti autorevoli, esisterebbero centinaia di imprese commerciali in tutto il mondo che realizzerebbero prodotti investigativi capaci di riprodurre, su scala minore, le attività di indagini condotte dall’Nsa statunitense, la principale responsabile dello scandalo mondiale Datagate.

CHI SONO? – L’elenco delle attività commerciali coinvolte è stato pubblicato da Privacy International. Le realtà in questione svolgono un’attività commerciale, nel settore dell’intelligence, all’interno di quei Paesi che considerano l’informazione come una primaria risorsa da utilizzare nelle dimensioni dove si svolge la personalità dell’individuo e  della “pecunia”. Princialmente, le aziende coinvolte battono bandiera statunitense, inglese, israeliana. Tuttavia, tra le trecentotrentotto aziende coinvolte, nell’elenco compare anche il nominativo della società milanese “Haking Team”, unica azienda italiana.

UNA POSIZIONE DIFFICILE – Scoppiata la bomba mediatica, le compagnie commerciali coinvolte hanno fatto sapere che il loro “know-how” tecnologico viene offerto ai Paesi asiatici e del medioriente per reprimere il fenomeno del terrorismo e garantire la sicurezza dei cittadini. Una giustificazione che, tuttavia, non convince fino in fondo essendo già stata adottata recentemente dal generale Alexander – direttore dell’Nsa statunitense. Ciò nonostante, le stesse non prendono posizione a riguardo del legame venuto a galla tra loro, l’Nsa e la Gchq, il meno conosciuto clone britannico dell’agenzia a stelle e strisce.

TECNOLOGIE STRAORDINARIE – Tuttavia, quel poco che è stato scoperto in merito alle tecnologie utilizzate dalle imprese coinvolte è sufficiente per dimostrare una sorprendente evoluzione tecnologica del tutto sconosciuta, ad eccezione di alcune figure nel mondo, dalla stragrande maggioranza della popolazione mondiale. Una di queste è senz’altro “Cerebro”, sistema di intercettazione delle fibre ottiche sulle quali vengono convogliate le reti web, commercializzato sul mercato dalla Advanced Middle East Systems, società di Dubai. Sistema analogo a “Cerebro” è “Zebra”, commercializzato dalla Vastech, una società sudafricana il cui sito istituzionale altro non è che una semplice home page con i recapiti sociali e niente di più. I dubbi aumentano se si considera che i sistemi “Cerebro” e “Zebra” altro non sono se non dei cloni del più potente sistema “Temporany”, utilizzato dalla Gchq britannica.

datagate imprese commerciali

Datagate aziendale: il commercio delle nostre vite

PERICOLO CONCRETO – Se lo scandalo Datagate aveva indignato, queste ultime notizie rappresentano una concreta minaccia al diritto della privacy di ciascun individuo. I prodotti e servizi offerti dalle società di questo settore, rappresentano i metodi più efficaci per reperire informazioni di qualsiasi genere da parte delle società commerciali che, è fatto notorio, investono continuamente esorbitanti cifre per mappare i consumatori. Tuttavia, il pericolo non è rappresentato solo da queste. Chiunque possa entrare in possesso di questi sistemi può rappresentare, in qualunque luogo sulla Terra, una minaccia alla libertà dell’individuo. E’ logico che le società di intelligence private, come tutti i soggetti economici, rispondano solamente alle poche regole dei mercati commerciali dove tutto ha un prezzo, anche la nostra libertà.

IL RUOLO DEGLI STATI – Dopo questo ulteriore scandalo ci domandiamo quale sarà il ruolo delle singole autorità nazionali che, necessariamente, dovranno intervenire per comprendere e correggere eventuali abusi. Dopo tutto quello che è successo nei mesi scorsi, ci possiamo ancora fidare delle istituzioni statali? Sicuramente, se il buon senso non dovesse prevalere, possiamo già immaginare che saranno gli stessi esecutivi nazionali a presiedere le aste virtuali per l’acquisto delle nostre vite. In tempi dominati dalla crisi economica, tutto è possibile.

Marco D’Agostino

Foto: lovepress.it, datamanager.it, daily.wired.it, blog.digitalbroker.it, alteia.org

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