“Dark Roots of Earth”: il nuovo album dei Testament

I Testament sono sinonimo di costanza, dedizione e ottima musica. L’esordio discografico risale al lontano 1987 con l’ottimo The Legacy, che li proietta ai vertici della scena thrash metal americana, un gradino sotto (per questioni temporali, non certo musicali) ai Big 4.

Dopo 25 anni di onorata carriera, nei quali la band ha dovuto superare difficili scogli come la malattia del cantante Chuck Billy, i Testament sono ancora un realtà attiva e dinamica: la prova è la pubblicazione di Dark Roots of Earth, decimo album in studio per la band di San Francisco. Solo a leggere i nomi del quintetto vengono i brividi: lo zoccolo duro formato da Chuck Billy e dalla chitarra ritmica di Eric Peterson, la chitarra solista di Alex Skolnick (ormai rientrato in pianta stabile nel gruppo dal 2005), Greg Christian al basso e Gene Hoglan alla batteria. Ebbene sì: uno dei migliori batteristi metal di sempre è entrato in pianta stabile nei Testament per sostituire il defezionario Paul Bostaph.

Dark Roots of Earth ha tutte le carte in regola per essere un ottimo disco: le aspettative non vengono assolutamente deluse, anzi. Ci troviamo di fronte ad uno dei dischi migliori del recente passato della band di San Francisco.

I Testament dal vivo (therockblog.net)

Rise Up parte con un potente riffone che richiama le tessiture ritmiche dei Testament degli anni ’80. Una bordata di grande impatto che apre nel migliore dei modi l’album. Segue Native Blood, altro pezzo di grande spessore. Colpisce la precisione di esecuzione della sezione chitarra e la produzione ai limiti della perfezione maniacale. Il drumming di Gene Hoglan non ha bisogno di presentazione: un metronomo umano, abile nei cambi di tempo e nel fornire ai brani fantasia e dinamica.

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La titletrack Dark Roots of Earth presenta un inizio potente ma più cadenzato che sfocia in un buon midtempo. Un Chuck Billy in ottima forma alterna vari tipi di cantato a seconda del brano, da un quasi growl a una performance potente ma più pulita. True American Hate è l’ennesimo pezzo di impatto in perfetto stile Testament. Un corposo giro di basso inizia A Day in the Death, altro ottimo brano (condito da uno spettacolare assolo di Skolnick), che precede la cadenzata ballad Cold Embrace. Man Kills Mankind è un altro ottimo brano in perfetto stile Testament old school, con un ritornello potente ed accattivante, prima di una parte centrale modello mitragliatrice.

Dopo un arpeggio iniziale, un intricato riff deflagra con potenza, aprendo Throne of Thorns, uno dei migliori brani dell’album. Da brividi la parte centrale del brano, incalzante e travolgente. Chiude il disco Last Stand For Independence, autentica legnata thash metal, ritmicamente mostruosa. Nella versione del disco contenente le bonus track, spiccano le ottime cover di Powerslave degli Iron Maiden, Animal Magnetism degli Scorpions, e Dragon Attack dei Queen.

Un ottimo album, preciso, dinamico, potente, variato. Nessun passo falso in questa decima prova in studio per i Testament, senza dubbio in gran forma. Una produzione eccellente rappresenta la ciliegina sulla torta in un album di grande qualità, suonato da musicisti ispiratissimi: riff eccezionali, linee soliste di Skolnick all’altezza del suo nome, un Gene Hoglan mostruoso e un Chuck Billy tonico e aggressivo.

Nell’attesa di vederli nuovamente calcari i palchi europei (con un auspicabile tappa italiana) ci godiamo questo Dark Roots of Earth, la dimostrazione che fare dell’ottimo thrash metal è ancora possibile ai giorni nostri.

Alberto Staiz

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