Dante islamofobo e antisemita

Roma – «La Divina Commedia pilastro della letteratura italiana e pietra miliare della formazione degli studenti italiani presenta contenuti offensivi e discriminatori sia nel lessico che nella sostanza e viene proposta senza che via sia alcun filtro o che vengano fornite considerazioni critiche rispetto all’antisemitismo e al razzismo».

Con queste parole Valentina Sereni – presidente di Gherush92, che si occupa progetti di educazione allo sviluppo anche per le Nazioni Unite – ha spiegato all’Adnkronos la richiesta avanzata dalla sua organizzazione e che ha suscitato non poche polemiche.

A quanto parela Commedia, in particolare alcuni canti, presentano ebrei e islamici come traditori ed eretici e l’opera viene studiata nelle scuole senza, secondo l’organizzazione, alcun filtro e alcuna interpretazione.

E su sito dell’organizzazione si legge: «È uno scandalo che i ragazzi, in particolare ebrei e musulmani, siano costretti a studiare opere razziste comela Divina Commedia, che nell’invocata arte nasconde ogni nefandezza. Antisemitismo, islamofobia, antiromani, razzismo devono essere combattuti cercando un alleanza fra le vittime storiche del razzismo proprio su temi e argomenti condivisi come la diversità culturale. La continuazione di insegnamenti di questo genere rappresenta una violazione dei diritti umani e la evidenziazione della natura razzista e antisemita del nostro paese di cui il cristianesimo costituisce l’anima. Le persecuzioni antiebraiche sono la conseguenza dell’antisemitismo cristiano che ha il suo fondamento nei Vangeli e nelle opere che ad esso si ispirano, comela Divina Commedia.Deve essere messo in evidenza il legame culturale e tecnico-operativo con i vari tentativi di esclusione e di sterminio, fino alla Shoah. Certamente la Divina Commedia ha ispirato i Protocolli dei Savi Anziani di Sion, le leggi razziali e la soluzione finale».

Il punto è che il criterio proposto da Gherush92 prevede, in realtà, l’eliminazione dai programmi di opere non solo bellissime, ma inequivocabilmente indispensabili: mai più Shakespeare, mai più Dante, mai più Chaucer? Forse questa sorta di “censura” non è diversa dal rogo di Bebelplatz del 1933.

Francesca Penza

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