Damien Hirst protagonista alla Tate

Londra – Dal 4 aprile e fino al 9 settembre Damien Hirst è il protagonista di una retrospettiva delle sue opere alla Tate Modern di Londra, uno degli eventi di spicco delle Olimpiadi della Cultura che si svolgeranno in contemporanea con i Giochi. Tra le oltre settanta opere esposte, la mostra – realizzata con il sostegno della Qatar Museums Authority – presenta le creazioni più famose dell’artista, quelle che lo hanno reso celebre fin dagli inizi degli anni ’90: The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living, che rappresenta uno squalo sospeso nella formaldeide, e Mother and Child Divided, una scultura in quattro parti di una mucca e un vitello con i corpi tagliati in due.

Hirst, che conquistò la fama nel 1988 quando ideò e organizzò Freeze, la sua prima esibizione in un magazzino in disuso a Londra, è diventato uno degli artisti contemporanei più importanti della sua generazione. Quasi 25 anni dopo la sua mostra d’esordio, l’ex ragazzo prodigio della brit art può contare su un patrimonio personale stimato intorno a 215 milioni di sterline e le sue opere, oggi come allora, continuano a dividere l’opinione pubblica.

Dalle colonne dell’Independent, il critico d’arte inglese Julian Spalding attacca duramente l’uomo dei record – il suo squalo in formalina è stato battuto all’asta per 12 milioni di Dollari: «Hirst non dovrebbe stare alla Tate. Non è un artista. Ciò che separa Michelangelo da Hirst è che Michelangelo era un artista e Hirst non lo è [...] Tutti gli sforzi creativi sono finiti nell’ombra, la truffa sta nel chiamare arte qualcosa che arte non è».

L’ultima critica gli è arrivata di recente da David Hockney, che sui poster che promuovono la sua ultima mostra alla Royal Academy ha scritto: «Tutte le opere sono state create dall’artista stesso, personalmente». Una frecciata a Hirst, che dà lavoro invece a 160 assistenti che eseguono per lui praticamente tutte le sue opere.

Hockney, che a 74 anni ancora realizza enormi tele di paesaggi e che ha appena ricevuto un’onorificenza dalla regina Elisabetta, ha dichiarato: «Credo rappresenti un insulto alle capacità ‘artigianali’ dell’artista, alla sua perizia».

Ma a giocare a favore di Hirst è stato sempre anche il suo spiccato talento di imprenditore. Secondo l’indice C50 di Artnet, l’equivalente del FTSE 100 dell’arte, le opere di Hirst sono sempre state vendute a prezzi maggiori rispetto a quelle di altri artisti contemporanei. Alla sua ormai celebre asta del 2008 da Sotheby’s quando vendette 223 delle sue opere, la sua Golden Calf – un vitello con corna e zoccoli in oro a 18 carati – fu venduta per 10,3 milioni di sterline, mentre l’alto numero di suoi Spot Paintings attualmente sul mercato e acquistabili per cifre pari a 1,8 milioni, assicura che Hirst possa essere presente anche in quella fascia di prezzo.

Non può stupire quindi – facendo anche a meno di azzardati accostamenti a Michelangelo – che sia andata a lui la prestigiosa vetrina della Tate Modern durante le Olimpiadi di Londra. E non si può far altro che prevedere migliaia di visitatori.

Natalia Radicchio

Foto via http://aeqai.com

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