Dall’Italia agli Usa: la pedofilia tra prelati

uccronline.it

Parlare di pedofilia non è semplice. Non lo è per le vittime, nella maggior parte dei casi ragazzini tra gli 8 e i 16 anni, né per i carnefici che spesso appartengono a categorie ‘protette’. Un crimine gravissimo legato ad uno stato di regressione psichica che colpisce individui deboli, mai completamente adulti, che inconsciamente cercano di rievocare la propria infanzia attraverso veri e propri tentativi di adescamento delle vittime più indifese. Un tema tanto delicato e controverso quanto una delle categorie maggiormente segnata, la Chiesa. Dagli anni settanta ad oggi sono numerosi i casi di abusi sui minori da parte di alcuni prelati. 

Che sia dovuto alla mancanza di maturità sessuale degli uomini di Chiesa votati alla castità ed al possibile stato evolutivo psichico fissato ad uno stadio preadolescenziale, come dimostra uno studio compiuto dal John Jay College of Criminal Justice di New York, o all’inasprimento psicosessuale di un celibato al quale non si viene sufficientemente preparati durante l’istruzione ricevuta in seminario (come suggerisce lo studio condotto su 1500 preti dallo psichiatra tedesco di orientamento cattolico Conrad Baars citato anche sulla rivista Pastoral Psycology), sta di fatto che i casi insabbiati superano quelli puniti.

Italia - Uno dei più recenti casi vede coinvolto un ex parroco di Sestri Ponente, in carcere dal 2010, don Riccardo Seppia. L’ultima sentenza del 3 maggio 2012 sembra mettere fine ad un lungo processo, durante il quale viene accusato di violenza su minore, tentata induzione alla prostituzione minorile, tentata cessione di droga a minori e detenzione di materiale pedopornografico.

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Don Riccardo Seppia

Nove anni e sei mesi di reclusione perchè colpevole di violenza su minore. Ma il prete che offriva droga a minorenni in cambio di prestazioni sessuali, oggi chiede pubblicamente scusa per il «comportamento morale disdicevole e per tutti quegli sms pieni di fantasie erotiche e bestemmie». L’avvocato difensore, Paolo Bonanni, aveva chiesto l’assoluzione da tutti i capi di imputazione tranne che per la cessione “semplice” di droga.

Altro caso controverso quello di don Lelio Cantini, l’ex priore della parrocchia Regina della pace di Firenze accusato, alla veneranda età di 85 anni, di violenze sessuali, psicologicheplagio. Il parroco sarebbe stato il predestinato fautore di un oscuro progetto di costruzione di una «vera Chiesa contrapposta a quella di fuori corrotta e incapace» e abusava di fedeli e discepoli, plagiando le loro menti.  Inoltre, avvalendosi delle presunte visioni mistiche, riuscì a farsi consegnare denaro e beni dai parrocchiani. Ad una prima lettera di denuncia,  inviata al vescovo ausiliare di Firenze, seguirono le missive consegnate al cardinale Antonelli e alla Santa Sede nel 2006 e nel 2007, con la partecipazione di alcuni preti venuti a conoscenza della vicenda. Don Cantini lasciò la Diocesi, con l’augurio che ciò «infonda serenità nei fedeli coinvolti a vario titolo nei fatti», il 31 marzo 2007. Fu avviato un procedimento canonico.

Scoppiato lo scandalo, Cantini fu dichiarato colpevole dei delittuosi abusi sessuali attribuitigli dal 1973 al 1987, di falso misticismo, di controllo e dominio delle coscienze. Gli fu proibito per cinque anni di assumere incarichi ecclesiastici con l’ordine di fare un’offerta caritativa e recitare ogni giorno le litanie della Madonna. Solo un anno dopo, grazie all’interessamento della trasmissione televisiva Annozero in cui due vittime raccontarono degli abusi subiti da bambini, venne finalmente aperta un’inchiesta penale.

 

Don Fortunato Di Noto, sacerdote fondatore della Associazione Meter per lotta alla pedofilia, ha dichiarato che «solo l’1% dei casi di pedofilia in Italia sono imputabili ai sacerdoti». Secondo l’Annuarium Statisticum Ecclesiae del 2007 i prelati in Italia erano lo 0,083%, 51.262 su poco più di 60 milioni di italiani. In dieci anni si sono verificati 80 casi di pedofilia ecclesiastica,  contro i 20.000 casi e i 1.000 processi in corso ogni anno.

Stati Uniti – A causa dei numerosi episodi di abusi su minori ad opera di prelati verificatisi negli States, definiti da Papa Benedetto XVI «Crimini enormi», è stata istituita un’inchiesta indipendente sui fatti.  Tale mole di violenze è stata convalidata dagli studi di Andrew Greeley, sacerdote dell’arcidiocesi di Chicago e professore di sociologia alle Università di Chicago e dell’Arizona. Una stima di ben 4.000 preti che avrebbero abusato di 100.000 minori, spesso senza che alcun provvedimento venisse preso al riguardo. Dal 1950 al 2002 circa 4.392 sacerdoti americani sono stati accusati di relazioni sessuali con minorenni, la maggior parte per pedofilia mentre la modesta restante per pederastia o omosessualità. Il 50,9% delle vittime ha una età compresa tra gli 11 e i 14 anni, il 27.3% tra i 15 e i 17 anni, il 16%  bambini e bambine tra gli 8 e i 10 anni e circa il 6% sotto i 7 anni. Secondo il rapporto delle diocesi americane del 2012, i casi di pedofilia sono in aumento. Il 2011 vede 594 credibili accuse di abusi rivolte ad appartenenti al clero, rispetto ai 505 casi dell’anno precedente. Dei  4.392 preti-pedofili, i denunciati alla magistratura sono 1.021, i condannati 252 e quelli che hanno scontato pene in prigione circa un centinaio.  I costi per risarcimenti di 900 milioni di dollari, tra conciliazioni e  patteggiamenti, nel 2007.

Come migliorare un bilancio tanto assurdo, per di più in costante crescita senza considerare gli altrettanti casi di violenza oltre i 14 anni, se gran parte delle istituzioni religiose anzichè aiutare tende ad insabbiare? Possibile che al giorno d’oggi abiti talari, stole e colletti bianchi, un tempo sinonimi di saggezza e comprensione per i fedeli, rappresentino anche un ipotetico pericolo, soprattutto per i giovani?

Antonio Mattiacci

Foto|| italiah24.it: uccronline.it: dirittodicritica.com

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