Curiosity, su Marte c’era un fiume: ecco la prova definitiva

A sinistra i ciottoli trovati su Marte, a destra quelli dei fiumi terrestri (fonte: NASA/JPL-Caltech/MSSS e PSI)

A sinistra i ciottoli trovati su Marte, a destra quelli dei fiumi terrestri (fonte: NASA/JPL-Caltech/MSSS e PSI)

Arriva la prova definitiva: su Marte scorrevano fiumi, due miliardi di anni fa. È la scoperta di alcuni ciottoli levigati, del tutto simili a quelli che sulla Terra si trovano lungo i corsi d’acqua, che lo conferma. A fotografarli è l’ormai famosissimo robot Nasa, Curiosity, che da mesi passeggia sul Pianeta Rosso. L’annuncio viene fatto su Science dai geologi guidati da Rebecca Williams dell’Istituto di scienze planetarie di Tucson, negli Stati Uniti.

I ciottoli sono stati individuati tra il margine settentrionale del cratere Gale e la base del monte Sharp, che si trova al centro del cratere stesso. Secondo le analisi degli scienziati, la loro forma e le loro dimensioni sono quelle tipiche dei sassi trasportati dall’acqua per lunghe distanze. I ciottoli sarebbero stati depositati circa due miliardi di anni fa da un ruscello che doveva avere una profondità tra i 3 e i 90 centimetri e una velocità compresa fra 0,2 e 0,75 metri al secondo. Già lo scorso settembre Curiosity aveva scoperto una roccia scavata dallo scorrere dell’acqua, ma questi ciottoli rappresentano una prima assoluta.

 «È la prima volta che osserviamo della ghiaia trasportata dall’acqua su Marte», dice infatti William Dietrich dell’università della California a Berkeley. «Un corso d’acqua duraturo può rappresentare un ambiente abitabile. Ora ci muoveremo verso il monte Sharp alla ricerca di tracce organiche, ma questo ci assicura che abbiamo già trovato il nostro primo ambiente potenzialmente abitabile », aggiunge John Grotzinger del California Institute of Technology a Pasadena.

Intanto la Nasa ha “quasi” spento ogni speranza su una missione umana su Marte. I ricercatori Usa hanno infatti accertato che gli astronauti che si imbarcassero alla volta del Pianeta Rosso assorbirebbero durante il viaggio la dose massima possibile di radiazioni cosmiche. Per non parlare di quelle da cui sarebbero bombardati una volta arrivati e sbarcati sulla superficie.  «In termini di dosi di radiazioni accumulate sarebbe come sottoporsi ad una Tac completa ogni 5/6 giorni», ha riferito Cary Zeitlin, della Space Science and Engineering Division della Southwest Research Institute. Ulteriori misure si rendono necessarie, ma c’è comunque tempo. La prima missione umana alla volta di Marte è prevista non prima del 2030.

Sonia Carrera

@soniasakura89

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