Curiosity, il giorno della rivelazione sta arrivando. Cosa ci riserva Marte?

Curiosity Marte

Curiosity su Marte, il Pianeta Rosso

L’affascinante missione della Nasa firmata Curiosity continua ad avere gli occhi di tutto il mondo puntati su di sé, non facendo passare un giorno senza aver raggiunto un nuovo traguardo e accumulando un grande numero di spettatori, appassionati a seguire ogni sua novità.

Partita lo scorso anno, esattamente il 26 novembre 2011, dalla Cape Canaveral Air Force Station (Florida), la sonda ha viaggiato per nove mesi, atterrando il 5 agosto 2012 nel cratere Gale. Da quel giorno Curiosity ha inviato sul Pianeta Terra più di 23 mila immagini raw, che hanno fatto il giro del web alla velocità della luce, e ha guidato per oltre 517 metri.

Lo scorso 16 novembre il Rover ha guidato in direzione di un nuovo target, la roccia chiamata Rocknest 3, percorrendo 1,9 metri. Domenica 18, poi, ha analizzato il blocco con il suo spettrometro Alpha Particle X-Ray per circa dieci minuti. Questa manovra breve, ma intensa di Curiosity, detta “touch and go”, ha permesso al team Nasa di prendere confidenza con procedure molto complesse. Successivamente, la sonda si è spostata di 25,3 metri verso est, sostando nella zona Point Lake, situata all’interno dell’erea di Glenelg, la prima destinazione selezionata dagli scienziati impegnati nella missione, considerata di particolare interesse geologico. Quest’area, infatti, è il punto di intersezione di tre differenti tipi di terreno: quello più chiaro è l’oggetto di maggiore interesse e curiosità per gli studiosi, in quanto trattiene in maggior misura il calore ricevuto durante la giornata. Non a caso, è qui che il Rover ha perforato con il suo trapano la prima roccia, per poi analizzarne la composizione.

Curiosity, obiettivo: Lake Point

Curiosity, obiettivo: Lake Point

L’ultimo annuncio di John Grotzinger, project manager dell’operazione Nasa, ha accresciuto la curiosità degli appassionati alla missione, con le parole: «Abbiamo dei dati che segneranno i libri di storia». Dichiarazione che ha scatenato un vero e proprio fracasso mediatico. Quello che sta succedendo ora su Marte è come un “mistero” (o almeno, fin quando non saranno rilasciate maggiori informazioni riguardo l’annuncio di Grotzinger), ma si ha per ora la certezza che si terrà una riunione in occasione dell’American Geophysical Union tra il 3 ed il 7 dicembre a San Francisco, in cui saranno annunciati i primi risultati sul campione di suolo marziano sniffato dal SAM. Intanto sul web le ipotesi sulla prossima rivelazione marziana toccano numerosi argomenti: da una possibile presenza di molecole organiche complesse al ritrovamento di un fossile, fino ad un monolito nero.

C’è chi invece tende a sminuire l’importanza della notizia, come Chirs McKay, scienziato al Nasa Ames Research Center di Motter Field, che dichiara: «Questa sarà una delusione per tutti. La parola usata dalla stampa definendo “sconvolgente” i risultati del Sam è, a mio avviso, un’esagerazione. Non abbiamo ancora trovato nulla con il Sam che non fosse già noto dalle precedenti missioni Phoenix e Viking».

Il portavoce dell’operazione per il Jpl, Guy Webster, ha poi dichiarato: «Per quanto riguarda i libri di storia, tutta la missione è da libri di storia. John era felice per la qualità e la portata di informazioni provenienti dal Sam, quando un giornalista è capitato nel suo ufficio la scorsa settimana. È stato felice allo stesso modo per gli altri risultati della missione ottenuti fino ad oggi». A favore dell’importanza mediatica attribuita al caso è James Garvin, scienziato al Nasa’s Goddard Space Flight Center di Greenbelt, nel Maryland, membro del team Curiosity, che dice la sua: «Quello che ha detto John Grotzinger è esattamente corretto. Il carico utile di analisi del Msl e in particolare del Sam, sono misurazioni senza precedenti su campioni di materiale solido con implicazioni incredibili per Marte ma queste richiedono, come accade nella prassi scientifica, riproducibilità e adeguatezza di calibrazione/validazione».

Garvin ha comunicato che gli scienziati stanno lavorando duramente per ottenere risultati coerenti da poter condividere con il resto del mondo, evidenziando il fatto che le analisi del Sam richiedono un’estrema cura e una grande precisione nella calibrazione, validazione ed interpretazione. Quello che ci resta da fare è attendere il “grande giorno” della rivelazione: il 3 dicembre sta arrivando.

Sonia Carrera

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