Cultura umanista, la gaffe di Renzi non è da “Buona Scuola”

La cultura umanistica diventa "umanista" e l'ironia della rete si scatena contro il video registrato dal premier Renzi per spiegare la "Buona Scuola"

cultura umanistaManiche di camicia, gessetti colorati e lavagna. Ma sopratutto Matteo Renzi, che per una volta abbandona Twitter e per spiegare “La Buona Scuola” indossa i panni del maestro e si affida ad un video dalla durata complessiva di diciassette minuti. Un filmato ad effetto, nel quale il premier sale letteralmente in cattedra, per poi rimanere però vittima di uno scivolone che fa passare in secondo piano tutto il resto. Nel secondo punto elencato difatti, la cultura umanistica viene “sostituita” da quella “umanista”, scritta nero su bianco – pardon, giallo su nero – dal premier sulla lavagna dietro di lui.

L’IRONIA DI TWITTER – Poteva una gaffe del genere, che, quando commessa dall’insegnante scatena l’ironia degli studenti, passare inosservata? Assolutamente no, sopratutto non su Twitter, dove gli utenti si sono letteralmente scatenati. «#Labuonascuola e dopo la cultura “umanista”, inizia la lezione d’inglese», scrive un utente ricordando il “memorabile” discorso del premier al Digital Device di Venezia, che con i suoi “shish” scalzò perfino i “nosonly” di berlusconiana memoria. Alcuni “giustificano” la gaffe con i tagli alla cultura, mentre altri ironizzano ipotizzando di poter cambiare la riforma in “La Buona Squola”. Non mancano i tweet di alcuni insegnanti, i primi ad essere contrari alla riforma presentata dal governo.

INIZIA LA BATTAGLIA –  Nel frattempo, il Partito Democratico si prepara alla battaglia che inizierà domani a Montecitorio. I punti critici riguarderanno probabilmente il ruolo dei presidi, il piano assunzioni e i finanziamenti aggiuntivi che arriveranno con il cinque per mille. Una riforma che senza dubbio è riuscita a mettere insieme un importante numero di avversari. Le opposizioni hanno difatti dichiarato che non faranno sconti, mentre i sindacati proseguiranno la battaglia condotta finora, con gli autonomi che minacciano il blocco degli scrutini. Una contestazione che negli ultimi giorni ha riguardato anche il test Invalsi, che dovrebbe valutare i livelli nazionali di apprendimento degli studenti, contestati da alunni e insegnanti. Il governo, dopo la prima ondata di polemiche, invoca il dialogo, ma l’impressione è che la strada per “La Buona Scuola” sarà decisamente in salita.

Carlo Perigli
@c_perigli

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