Una cultura, 21 capitali: la rubrica sulla Capitale Ue della cultura 2019

Capitale europea della cultura 2019 - logo (noigiovani.it)

Capitale europea della cultura 2019 – logo (noigiovani.it)

Roma – Adesso è ufficiale. La sfida tra le città italiane per diventare una delle due capitali culturali dell’Ue 2019 è cominciata il primo ottobre. Il calcio d’inizio lo ha dato il ministero dei beni culturali e del turismo che ha ufficializzato la lista delle candidate al titolo europeo. Da nord a sud sono 21 i capoluoghi che hanno presentato i propri progetti e la competizione si preannuncia agguerrita. Ma che significa e cosa comporta essere Capitale europea della cultura? Quali sono i benefici per i cittadini e per lo sviluppo del contesto urbano? Quali sono le attività proposte, i punti di forza e di debolezza delle candidate? Per tutte queste domande e molte altre abbiamo pensato di creare una rubrica che dia una panoramica complessiva in prospettiva 2019.

Per capire cosa sarà il futuro è bene partire dal passato. La nascita dell’onorificenza risale al 13 giugno 1985, giorno in cui il Consiglio dei ministri Ue, su iniziativa dell’attrice e attivista greca Melina Mercouri, lanciava la Città europea della cultura, ribattezzata negli anni 90’ con il nome odierno. La volontà politica era chiaramente quella dello scambio, la promozione e la rivalutazione culturale dei territori europei attraverso dei finanziamenti volti alla realizzazione delle diverse iniziative socio-culturali previste dalla città vincitrice dello Stato prescelto. Fino al 2004 la capitale europea della cultura è stata scelta con metodi intergovernativi. Lo Stato prescelto per quella annualità sceglieva liberamente e con criteri interni la città vincitrice; la stessa in seguito riceveva dall’Ue un contributo di 1,5 milioni di Euro per l’organizzazione degli eventi. Dal 2005 in poi la selezione è cambiata ed oggi l’ Ue si colloca all’ interno del processo di scelta quasi ad evitare parzialità che in Paesi come il nostro ad esempio sono solite avvenire. Vincere la competizione significa mostrare all’intera comunità la propria parte migliore ed entrare in un network importante. All’ interno della rete tra capitali infatti lo scambio di conoscenze, buone pratiche e iniziative può aprire dei ponti virtuali che migliorino lo sviluppo locale dei territori coinvolti. Le università delle capitali che si sono succedute hanno creato a questo scopo una rete di conoscenze che oggi comprende 40 istituzioni di 20 Paesi Europei. Con il passare degli anni il valore di questa manifestazione è cambiato e con esso i suoi criteri di valutazione. Se prima essere capitali voleva dire mostrarsi alla comunità europea, oggi le città puntano al coinvolgimento dei propri cittadini e a creare una consapevolezza di sè stesse che sta svanendo sotto le picconate di un periodo socio economico non esattamente roseo. I criteri di partecipazione vanno proprio in questa direzione. La dimensione europea deve essere evidenziata dalle collaborazioni tra gli attori sociali della città premiata (artisti, operatori culturali, istituzioni) e quelli provenienti da altri contesti Ue; la natura dei temi e le modalità organizzative delle attività previste devono valorizzare le diversità ed evidenziare i punti in comune all’interno della cultura europea. Un altro aspetto fondamentale deve essere il coinvolgimento dei cittadini nelle attività previste e la sostenibilità dei progetti. La coerenza e l’ampio respiro del progetto saranno due discriminanti fondamentali nella scelta della futura capitale culturale. La sfida dunque è aperta, i duellanti si facciano avanti.

Domenico Pellitteri

Foto // noigiovani.it, europarlamento24.eu

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