Cuba e i prigionieri di coscienza

Il regime castrista si trova a fronteggiare una nuova sfida politica. La morte per fame di Orlando Zapata Tamayo fa riecheggiare in tutto il mondo le reali condizioni in cui vengono tenuti a Cuba i dissidenti politici

di Sabina Sestu

È stata sopranominata la «Primavera nera dell’Avana» la stretta repressiva dell’aprile 2003 a Cuba. Questa la data in cui Orlando Zapata Tamayo e altri 74 dissidenti politici sono stati arrestati. Zapata, operaio di 42 anni, venne imprigionato per le sue idee politiche e condannato, dopo un processo sommario, a più di vent’anni di carcere. La sua protesta è durata 85 giorni, ma non si è lasciato morire di fame per le sue idee politiche, quanto per protestare contro le dure condizioni cui era tenuto in carcere. Da qui nasce l’appoggio di Amnesty International alla causa dei detenuti cubani. 

Zapata è morto il 23 febbraio scorso, ma altri 6 detenuti continuano a protestare lasciandosi morire lentamente di fame e di sete, in attesa che il regime si ravveda e li scarceri. Nelson Molinet, è un leader sindacale, ha iniziato lo sciopero della fame con Zapata. Guillermo Fariñas, è un giornalista, è stato scarcerato per motivi di salute un po’ di tempo fa, e ora appoggia i suoi ex compagni di cella smettendo di nutrirsi in segno di solidarietà. Fidel Suárez Cruz è un bibliotecario; Diosdado González Marrero è un attivista del movimento «Pace, democrazia e libertà», mentre Eduardo Díaz Fleitas è il vicepresidente del movimento clandestino «5 agosto». Tutti hanno iniziato lo sciopero della fame poco dopo la morte di Zapata. Antonio Diaz Sánchez, un dirigente del Movimento cristiani lavoratori, è stato l’ultimo ad aderire alla protesta. Sánchez, nel 2002, aveva promosso con Fariñas il «progetto Varela» per la democratizzazione pacifica di Cuba.

Ma in base a quali accuse vengono tenuti prigionieri questi dissidenti? Il reato di cui vengono accusati è regolato dalla «legge n°88» che punisce con il carcere e con lunghe detenzioni coloro che vengono sospettati di «sostenere la politica degli Stati Uniti e distruggere lo Stato socialista e l’indipendenza di Cuba». E, nonostante il grande clamore che la morte di Zapata ha suscitato in tutto il mondo, e le dichiarazioni rese dai suoi compagni di sventura sulle dure condizioni a cui vengono sottoposti in carcere, il regime  ha iniziato nuovi rastrellamenti in cerca di nemici del socialismo cubano.

Secondo Amnesty International, che ha studiato i casi dei prigionieri politici cubani, i dissidenti non vengono sottoposti a un regolare processo, ma vengono incarcerati con false accuse. Come è accaduto a Darsi Ferrer, direttore del centro per la salute mentale e i diritti umani Juan Bruno Zaias con sede all’Avana. Il caso Ferrer è, infatti, finito direttamente sul tavolo dell’ufficio del procuratore generale invece che su quello del giudice locale. È stato accusato di aver ricevuto beni ottenuti illegalmente. «L’accusa ai danni di Ferrer è chiaramente un pretesto. – ha dichiarato Gerardo Ducos, ricercatore di Amnesty International sui Caraibi –  In realtà, crediamo che la sua detenzione costituisca una punizione per il suo lavoro in favore della libertà d’espressione a Cuba».

Fidel Castro risponde alle accuse che sono state rivolte da più parti al socialismo cubano che non «ha mai ordinato l’assassinio di un avversario» politico, riferendosi implicitamente alla morte di Orlando Zapata. La televisione cubana ha denunciato una «campagna di diffamazione» contro Cuba.  Inoltre, riferendosi alla visita del presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva a Cuba avvenuta pochi giorni fa, il leader maximo afferma che  «Sa da tempo che nel nostro paese mai alcuna persona è stata torturata, mai è stato ordinato l’assassinio di un avversario, mai si è mentito al popolo». Secondo alcune fonti al presidente brasiliano sarebbero state fatte pervenire delle lettere da parte dei dissidenti, in cui chiedevano che da Silva intercedesse presso Raul Castro per far si che i prigionieri politici venissero liberati.

Nel mentre sull’web è stato lanciato un sondaggio in cui si chiede ai cybernauti se il regime castrista sta per cedere il passo alla democrazia. Reggerà ancora a lungo il socialismo dei fratelli Castro?

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