Crisi Ue: l’eurozona fallisce e i Metallica ricapitalizzano il tour

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Metallica

Roma – Se volete sapere quale è esattamente il rovinoso burrone in cui sta precipitando l’Eurozona, rivolgetevi alla rock band Metallica. I bad boys (ormai un po’ attempati a dire il vero) del heavy metal made in America hanno capito tutto: l’euro sta per finire o quanto meno, nei prossimi mesi, sarà fortemente rivalutato al ribasso. Quindi, i giovanottoni cinquantenni in pantalone di pelle si sono attrezzati di conseguenza e hanno anticipato il loro tour The Black Album in Europa di un anno. Germania, Francia ed Italia – i luoghi cult della crisi dell’euro – insieme all’Austria, saranno le tappe toccate dalla band nella primavera del 2012 anziché nel 2013.

La liaison tra l’euro alla frutta e i Metallica sempre verdi è, appunto, tutta economica e a spiegarla giorni fa al Wall Street Journal è stato il manager del gruppo, Cliff Burnstein: ‹‹Nei prossimi anni il dollaro sarà più forte e l’euro sarà più debole […] voglio trarne vantaggio e suonare nel maggior numero di show in Europa in questo momento››. In sintesi: poiché tra poco l’euro varrà mezza tacca e il dollaro avrà un’immediata rivalutazione in proporzione, è bene approfittarne finchè c’è trippa per gatti, anzi per rocker, perché – ha dichiarato entusiasta Burnstein – ‹‹un dollaro debole è il massimo della vita per il rock and roll americano››. Val la pena dargli ascolto.

Il manager non sarà un economista, come egli stesso ha teso a chiarire al WSJ, ma di Finanza ne un sa bel po’. Non per nulla i Metallica sono un cantiere di capitali in dollari e quando si muovono sul mercato fatturano alcune centinaia di milioni in più di quanto incassano con le vendite di un disco per amatori nostalgici del genere. La portata degli investimenti è stata ben descritta dal quotidiano Libero.

Per ogni esibizione il gruppo richiede dei compensi in parte in dollari e in parte nella valuta corrente dei paesi visitati. La proporzione tra i due importi viene commisurata secondo l’andamento dei mercati e i valori finanziari sono poi determinanti  anche per stabilire il prezzo dei biglietti al botteghino. Inoltre, se le Borse lo consentono, il gruppo può decidere di investire una parte di introito in derivati a tasso fisso, garantendosi il maggior profitto e il minimo rischio.

Tutto ciò, di solito, viene quantificato e sottoscritto tra band e promoter alcuni mesi prima degli show, al fine di mettere al riparo gli artisti da possibili perdite causate da tomboloni finanziari. Eventualità che, pare, Burnstein considera più che probabile giacché la band si è sbrigata a definire i cachet finché i mercati dell’Ue reggono, in modo da non doversi preoccupare se nel 2012 o, al più tardi, nel 2013 l’euro sarà solo un atroce ricordo. Davvero il massimo della vita.

D’altronde Burnstein non ha dubbi intorno alle proprie scelte e non lesina consigli buoni per chi, oltre al rock, vuol sentire anche la musica dei mercati: ‹‹Bisogna chiedersi quale sia il momento migliore per fare una cosa, quando e come››. Sentenza sibillina, efficace quanto lo “Stay hungry. Stay foolish” di Steve Jobs, durante il Ceo di Apple all’Università di Stanford (Usa). Era il 2005: la crisi era lontana, i mercati erano spensierati e l’Ue pareva ancora un affarone sul quale investire.

Ora i tempi sono cambiati e richiedono poca follia e molta accortezza, così i saggi dell’heavy metal si sono adeguati al mood. Anzi lo dettano. Scelte molto simili, infatti, le ha compiute anche l’altra band sotto management Burnstein, i Red Hot Chili Peppers, che hanno annunciato la decisione di continuare il loro tour europeo già in corso fino alla prossima estate. Viva le ricapitalizzazioni.

Mica finita. Seguire i tour dei Metallica non è solo un occupazione gradevole per gli appassionati ed utile per tastare il polso all’Europa. Può diventare anche

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Red Hot Chili Peppers in concerto a Vienna

un’attività conveniente per coloro che desiderano informarsi su quali saranno i più sicuri mercati di domani. In tal senso è bene sapere che il manager degli investimenti oculati ha stabilito, per l’immediato futuro, che le prossime tappe dei suoi pupilli metallari saranno America Latina, Sudest asiatico ed Oceania, ovvero alcune di quelle zone che, secondo gergo economico, sono definite  BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica). Paesi emergenti, dall’economia in progressione mostruosa e la cui moneta sarà presto solida. Una solidità che potrebbe essere favorita dalla stessa fine dell’euro, poiché le banche asiatiche detengono buona quantità di titoli tossici europei e, dunque, potrebbero subentrare nella finanza del Vecchio Continente, imponendosi come creditori e detentori di forti capitali. Colonizzazione indonesiana e indoamericana: ecco quale è la musica dei mercati.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it; wikipedia.org

 

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