Crisi Ue. I leader scansano le colpe e giocano al cerino. Monti segue a ruota

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Mario Monti

Roma – Che nessuno sappia cosa accadrà da domani, giorno della nuova elezione politica greca che potrebbe decretare la conclusione della vita dell’Ellade nell’Unione Europea, lo si capisce dall’improvvisa attività del Governo Monti. Tecnici resi ancora più nervosi da un’altra scadenza il cui esito nessuno può prevedere: il prossimo vertice di Bruxelles del 28 giugno. Riepilogando.

In pochi giorni, il Governo ha: ufficiosamente commissariato la Rai (8 giugno), approvato alla Camera il ddl anticorruzione (13 giugno), approvato il dl Sviluppo, dando il via alla cosiddetta fase due del piano Monti per il recupero italiano (15 giugno). A questo si sono aggiunti vari annunci. Dismissioni di Fintecna, Sace e Simest che passerebbero dal Tesoro alla Cassa Depositi e Prestiti nonché i primi tagli agli organici del 20% per il Ministero dell’Economia e della Presidenza del Consiglio. Un altro 10% è previsto per l’organico non dirigenziale delle due strutture (15 giugno).

Se ancora non dovesse bastare, il premier – ospite a Bologna alla kermesse intellettuale Repubblica delle idee ha annunciato che presto sarà presa in esame la questione degli esodati, gli esclusi dalla riforma pensioni, e la faccenda della Riforma Lavoro. Impegno su cui Monti ha fretta di chiudere perché: ‹‹Devo arrivare al Consiglio Ue con la riforma, altrimenti l’Italia perde punti››. Solo che il problema non sono solo i punti.

Quello che il premier forse sta tentando di evitare è di rimediare il peggio che possa accadere dalla probabile vicina catastrofe di un fine Grecia e/o euro: la responsabilità delle sorti precarie dell’Ue. Ovvero che i paesi più forti dell’Unione, tra cui la Germania, possano rovesciare sulle spalle dei più deboli, tra cui l’Italia, le colpe della nullità fiscale e politica di cui i 27 hanno dato prova.

Che sia in corso il gioco del cerino con conseguente tentativo di pararsi dietro le rispettive foglie di fico è evidente anche da alcune dichiarazioni degli altri due attori principali della commedia Ue.

Tsipras - Il leader dell’esterma sinistra ellenica, Alexis Tsipras, super favorito nella prossima turnata, giorni fa ha ribadito la correzione di rotta della sua campagna elettorale anti-austerità, sostenendo che: ‹‹Formeremo il governo di tutti i greci, con l’Europa e con l’euro e al tempo stesso garantiamo che manterremo la Grecia nell’eurozona››.

Dunque, Tsipras è passato dalle dichiarazioni di annullamento del Memorandum con la Troika (Bce, Fmi e Ue) – piano di salvataggio europeo che richiede ulteriori sacrifici alla Grecia soprattutto sul tema delle pensioni – a una più conciliate volontà di rinegoziare il trattato. Passo necessario per due ragioni: a)  un recente sondaggio a favore di Antonis Saramas, leader del centrodestra Nea Democratia, pro euro, Europa e Memorandum, ha reso palese l’esistenza di una buona fetta elettorale più spaventata delle conseguenze di uscita dall’euro che dell’austerità. b) La Grecia non può permettersi di passare alla storia come la causa scatenante della fine dell’Unione così come la si conosce. Se al default si aggiungesse anche questa nomea ne pagherebbe le conseguenze sui mercati nei decenni a venire.

Merkel – Per il cancelliere di ferro tedesco il discorso non è molto diverso. Anche Angela Merkelè prossima alle urne, ha una credibilità in calo sul fronte internazionale e neppure in casa gioca serena da quando il partito di sinistra Spd le ha soffiato il governo del Reno-Westfalia. Due giorni fa l’ammissione: la forza della Germania ‹‹non è illimitata›› e ‹‹non va sopravvalutata›› nelle operazioni di salvataggio della zona euro. Tradotto: se tutto va a carte quarantotto non imputatecene la colpa, anche noi teniamo bilancio e debito pubblico.

Alexis Tripras
Alexis Tsipras

Tornando a Monti. Resta da capire la bontà effettiva delle misure varate ed annunciate o quanto esse non siano solo un ritocco di facciata in attesa del 28 prossimo venturo. Vediamo.

Il dl Sviluppo dovrebbe liberare circa 80 miliardi con misure correttive nel comparto pubblico e privato. Speranza motivata, secondo il Governo, dall’attuazione di alcune opere infrastrutturali e l’attivazione dei project bond. Peccato che, conti alla mano, il dl sia praticamente a costo zero. Monti per il 2012 ha trovato a disposizione solo 104,7 milioni. Per il 2013 ancora meno: 89,6 milioni. Cifrette per la realizzazione della manovra che avrebbe dovuto sbalordire la Finanza e rilanciare in tempi brevi l’economia nazionale.

Le dismissioni sanno di proclama: racimolare 10 miliardi passando le controllate dal Tesoro alla Cdp, farà sì uscire le stesse dalla gestione della Pubblica Amministrazione, ma sempre allo Stato faranno capo. Per la precisione al Ministero dell’Economia che della Cpd detiene il 70% mentre l’altro 30% è retto da fondazioni bancarie le quali possiedono quote privilegiate del capitale sociale. Resta poco. Salvo Monti che da Bologna ribadisce il suo feeling con il cancelliere tedesco rincuorando gli italiani e i mercati: ‹‹La Merkel dice che l’Italia ce la fa, ma l’Italia ce la fa non perché lo dice la Merkel››. Capito? L’importante è che sia chiaro: se succede l’irreparabile, la colpa dell’Italia non è.

Chantal Cresta

Foto || agi.it; rainews24.it

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