Crisi ucraina, sono venti di guerra…

L'inasprimento del conflitto in Ucraina ha alzato la tensione nei rapporti tra la Russia e il mondo occidentale. Ora gli eventi rischiano di precipitare

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Toni sempre più duri tra Occidente e Russia sull’Ucraina (foto: telegraph.co.uk)

Nel giorno del settantacinquesimo anniversario dello scoppio della seconda guerra mondiale, venti di guerra  tornano a soffiare sul vecchio continente. Il tavolo ucraino, sul quale da mesi si svolge il braccio di ferro tra l’Occidente e Russia, rischia di crollare sotto il crescente peso della posta in gioco. Mentre i leader occidentali avvertono che reagiranno ad un’invasione russa in Ucraina, i vertici del Cremlino si dichiarano pronti ad agire in ogni scenario.

PARALLELI ‘POLACCHI’ –  Il possibile scontro tra Mosca e l’Occidente è stato al centro di molti dei discorsi pronunciati oggi dai politici del vecchio continente, molti dei quali hanno colto l’occasione del settantacinquesimo anniversario dello scoppio della seconda guerra mondiale per tracciare un parallelo tra l’invasione tedesca nel 1939 e  il possibile attacco russo in Ucraina. «Settembre 1939 non deve ripetersi in Ucraina» – ha affermato oggi il neo-presidente del Consiglio Ue Donald Tusk, presente alla cerimonia commemorativa svoltasi quest’oggi a Danzica. Di conflitto internazionale ha parlato anche Angela Merkel, che di fronte al Bundestag ha descritto la situazione ucraina come «uno scontro tra Russia e Ucraina». Ad alzare ulteriormente i toni è stato infine il ministro della difesa di Kiev Valeri Gheletei, che, attraverso un post pubblicato su facebook, ha affermato che nel Paese «è arrivata una grande guerra mai vista dall’Europa dai tempi della seconda guerra mondiale […] Le perdite si conteranno non nell’ordine delle centinaia ma di migliaia e persino decine di migliaia».

DISPIEGAMENTO NATO – La tensione potrebbe alzarsi ulteriormente al vertice della Nato previsto per giovedì in Galles. Inevitabilmente, l’incontro verterà sulla situazione in Ucraina, e sui possibili livelli di coinvolgimento dell’Alleanza nell’area. Il segretario generale Rasmussen ha già assicurato una presenza «più vicina ad Est», e un rafforzamento della capacità di intervento delle forze di pronto impiego. Durante il vertice dovrebbe essere annunciata anche la creazione di una forza multinazionale, a guida inglese, di circa 10mila uomini, a cui parteciperanno Danimarca, Norvegia, Estonia, Lettonia, Lituania e Olanda, con l’intento di appoggiare il governo di Kiev nelle operazioni militari.

LAVROV: ‘NON VOGLIAMO LA GUERRA’ – Tutt’altro che bellicose le parole provenienti dal Cremlino. «Non ci sarà un intervento militare russo in Ucraina, Mosca è per una soluzione esclusivamente pacifica di questa gravissima crisi, di questa tragedia». Queste le parole utilizzate dal ministro degli esteri russo Sergei Lavrov di fronte agli studenti dell’Università Mgmo di Mosca. Dalla Russia si dicono fiduciosi che il vertice in programma per oggi a Minsk possa servire a trovare le condizioni per un ‘cessate il fuoco’ immediato nell’area. Nel frattempo è arrivata anche la reazione di Putin, soprattutto per il possibile inasprimento delle sanzioni paventato da Bruxelles, ricordando alle cancellerie europee che la Russia rimane una potenza nucleare.

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Sergej Lavorv, ministro degli esteri russo (foto: rt.com)

LA DISFATTA DI KIEV – Realisticamente parlando, la rabbia dei leader europei è data dal cambio di rotta che il conflitto in Ucraina ha preso negli ultimi giorni. Quello che sembrava un successo imminente in breve tempo si è trasformato nel fantasma di una sconfitta. L’assedio a Donetsk e Lugansk è stato rotto, e ora l’esercito di Kiev si trova in difficoltà anche nella zona di Mariupol, centro di collegamento cruciale tra l’Ucraina orientale e la Crimea.

TRUPPE RUSSE? – Il rovesciamento di fronte è stato l’effetto della trasformazione delle milizie popolari nell’esercito della Repubblica di Donetsk, il quale può contare, per ammissione dei suoi stessi vertici, su un discreto quantitativo di forze militari aeree e terrestri.  Kiev negli ultimi giorni ha accusato la Russia di aver invaso militarmente il Paese, ma la notizia al momento non ha trovato riscontri ufficiali. Il primo ministro dell’autoproclamata Repubblica di Donetsk, Aleandr Zakharchenko, ha negato l’arrivo di truppe da Mosca, definendo una tale prospettiva «impossibile e irrealistica». «Se la Russia stesse inviando le sue truppe regolari – ha aggiunto – ora non staremmo parlando della battaglia di Elenkova. Staremmo parlando della battaglia di Kiev, o magari della cattura di Leopoli».

QUALE SOLUZIONE? –  Uscire da questa situazione non sarà affatto facile. A gennaio è stato scoperchiato un vaso di Pandora, la cui chiusura ora rimane complicatissima. L’Unione Europea ha provato a basarsi sul volere dell’Ucraina ‘europea’ per portare il Paese nella propria orbita, senza tuttavia fare i conti con la porzione orientale e meridionale del Paese. Sembra, con tutti i distinguo del caso, una riedizione di quanto avvenne in Jugoslavia all’inizio degli anni ’90. La secessione di alcune repubbliche, ‘aiutata’ da leadership nazionaliste, dollari e marchi, non tenne conto della volontà delle minoranze etniche, intenzionate a far valere il proprio diritto di autodeterminazione. Ciò che avvenne in seguito è tristemente noto. C’è da augurarsi che, almeno questa volta, si possa giungere ad una soluzione politica, che tenga conto delle volontà di tutte le popolazioni coinvolte, evitando un altro triste ed inutile bagno di sangue.

 

Carlo Perigli
@c_perigli

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