Spagna, il dramma della sanità pubblica

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Spagna, il dramma della sanità pubblica

Un anno fa la sanità pubblica spagnola smise di essere universale e gratuita al momento d’uso. A settembre del 2012, varato dal governo spagnolo, entrò in vigore il Reale Decreto Legge 16/2012 sulle misure urgenti per garantire la sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale. Fu l’effetto di un taglio alle spese pubbliche sanitarie di oltre sette miliardi, che il premier Mariano Rajoy annunciava ad aprile 2012 come parte del pacchetto di austerità di fronte alla crisi. Un anno dopo, questo contesto ha generato un panorama sanitario drammatico ed insicuro, in un Paese dove si presumeva di avere uno dei sette migliori e meno costosi – 6,2% del Pil – sistemi sanitari pubblici del mondo, secondo la Oms.

Frazionando l’acceso alla sanità pubblica, più di novecentomila persone persero la loro tessera sanitaria, essendo discriminati per le proprie condizioni sociali. La nuova legislazione modificò il linguaggio legale recuperando il concetto di “assicurato” – termine che era stato eliminato nel 1986 – invece di “paziente”, vincolando l’assistenza sanitaria pubblica solo a quelle persone che lavorano, escludendo di conseguenza dall’attenzione medica i cittadini comunitari ed extracomunitari non in possesso di regolare permesso di soggiorno o in situazione di disoccupazione – così come i giovani che non hanno mai avuto un contratto di lavoro. Condizione quanto meno ingiusta, tenendo conto che la Spagna ha il 55,7% di disoccupazione giovanile.

Nonostante rimangano tutelati i minori, le donne incinte per l’ attenzione al parto e i casi d’emergenza, molte sono state le associazioni che hanno segnalato diverse irregolarità nel diritto d’acceso alla sanità. Solo nella Comunità Valenciana sono stati notificati trecentonovantotto casi di vulnerabilità sanitaria, registrati da novembre 2012 fino a maggio 2013, risultanti dall’ultima informativa di Odusalud, l’Observatorio del Derecho Universal a la Salud de la Comunidad Valenciana.

In effetti si possono già testimoniare quest’anno due vittime mortali per mancanza di attenzione medica: la boliviana Soledad Torrico defunta nel portale di casa sua, a Valencia, dopo che gli era stata negata l’assistenza ospedaliera ed il servizio d’ambulanza e il giovane senegalese Alpha Pam, morto a Maiorca per una tubercolosi non curata. Ciò nondimeno, anche la qualità e l’efficacia della sanità pubblica si sono viste pregiudicate, aumentando in migliaia i pazienti nelle liste d’attesa. Il personale sanitario e gli stipendi hanno sofferto una diminuzione drastica che ha prodotto un aumento delle ore e del carico di lavoro. Molte infrastrutture mediche hanno chiuso per mancanza di fondi, riducendo il numero di sale operatorie, di ambulanze e di posti letto.

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Spagna, il dramma della sanità pubblica

Numerose iniziative popolari, formate da professionisti ed utenti del Servizio Sanitario Nazionale, avvertivano che questa nuova legislazione sarebbe, di fatto, un piano per cambiare totalmente il modello sanitario e non un pacchetto di misure di risparmio. Con l’eventuale privatizzazione della sanità pubblica spagnola, lasciando nelle mani di cooperative private la gestione di alcuni ospedali pubblici, si intravede la prevalenza dei benefici sulla qualità dei servizi erogati. Tali iniziative popolari, inoltre, aggiungono che l’applicazione della legge avrebbe un effetto dissuasorio nei confronti dell’utenza, dovuto alle richieste di pagamento effettuate all’interno dei centri medici. In definitiva denunciano che si stia vendendo “in porzioni” la medicina pubblica spagnola.

Durante quest’ anno, per ricordare l’entrata in vigore della nuova legislazione, le piazze di tutte le regioni spagnole si sono riempite di medici, infermieri, associazioni di immigranti e collettivi sociali, conosciuti come “Marea Bianca”, per difendere una sanità pubblica, universale e di qualità attraverso l’abrogazione totale del Reale Decreto Legge 16/2012, principalmente perché contrario all’articolo 43 della Costituzione spagnola, che assicura il diritto alla protezione della salute.

Sandra Alvarez

Foto: repubblica.it

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