Crisi. Otm: il super bazooka anti-spread della Bce

Il Presidente della Bce, Mario Draghi

Il Presidente della Bce, Mario Draghi

Francoforte – Non è stato facile. Ha dovuto rassicurare i governatori delle banche centrali di tutta Europa. Ha dovuto perfino isolare Jens Weidmann, governatore della Bundesbank, in seno al Consiglio direttivo della Bce. Ma alla fine, “Super Mario Draghi” ce l’ha fatta: Francoforte potrà contare finalmente su la leggendaria arma da tempo in cantiere, che permetterà l’acquisto illimitato di bond dei Paesi dell’Eurozona, calmierando i tassi sempre, (in alcuni casi ingiustificatamente insostenibili), dei Paesi eurodeboli.

Quello approvato dal Consiglio della Bce, giovedì, è un vero e proprio piano di battaglia per ripristinare il meccanismo di trasmissione della politica monetaria e gettare le basi per una “politica monetaria unica”. La nuova arma anti-spread risponde all’acronimo Otm (Outright Monetary Transaction) e consentirà all’Eurotower di intervenire con una potenza di fuoco illimitata sul mercato secondario dei titoli di Stato. Una netta vittoria di Mario Draghi che è riuscito a far passare la linea secondo la quale l’acquisto di bond, se pur a breve termine, rientra negli strumenti di politica monetaria contemplati dall’articolo 18 dello statuto della Bce. Esattamente il contrario di quanto sostenuto dal suo noto detrattore Jens Weidmann, l’unico dei 22 membri del board di Francoforte a votare contro.

Ad essere acquistati saranno titoli di Stato con scadenze tra 1 e 3 anni, e non ci sarà nessun tetto prefissato “ex ante”. Ciò consentirà anche l’acquisizione di titoli già emessi con scadenze più lunghe, ma di durata residua inferiore a tre anni. Tuttavia la sottoscrizione del nuovo piano anti-spread avrà un “costo”: infatti l’acquisto di bond con le Omt sarà subordinato a severe ed effettive condizioni per i Paesi che chiedono l’intervento, vincolanti anche per i Governi futuri e nel quadro completo di un aggiustamento macroeconomico a pieno titolo (come avvenuto per Grecia, Portogallo e Irlanda) o in un programma preventivo (Enhanced Conditions Credit Line). Condizione necessaria, per i due programmi, sarà la possibilità di acquisto di titoli sul mercato primario da parte del Fondo europeo di stabilità Efsf-Esm, azione che la Bce non può effettuare direttamente, per non violare il divieto a finanziare gli Stati membri. In altre parole, Francoforte interverrà con le Omt sul mercato secondario dei titoli di Stato, come aveva fatto in passato il Securities markets programme (ormai in soffitta), e, parallelamente, in attesa dell’Esm, il Fondo europeo di stabilità (Efsf) interverrà con operazioni di acquisto nel mercato primario.

A vigilare sull’attuazione delle condizioni sottoscritte, sarà coinvolto anche il Fondo monetario internazionale, per via della notevole competenza in materia. Qualora lo Stato sotto assistenza non rispetti le condizioni negoziate con il Fondo europeo di stabilità, la Bce ha  facoltà discrezionale di sospendere l’acquisto di titoli pubblici: una clausola questa, che ricorda molto quella prevista nei piani di salvataggio attivati dalla Troika, e, il cui obiettivo è scoraggiare gli Stati che sottoscrivono il piano di aiuti, a scaricare il costo della propria inefficienza sugli altri membri dell’Eurozona.

Il Premier Mario Monti e il Ministro dell'Economia Grilli

Il Premier Mario Monti e il Ministro dell'Economia Grilli

Altra novità introdotta, la rinuncia dello status di creditore privilegiato (seniority) da parte della Bce. In sostanza, nell’eventualità di default, gli investitori non rischieranno di ritrovarsi in portafoglio titoli di serie B, rispetto quelli acquistati dall’Eurosistema.

Resterà immutato invece il livello dei tassi di interesse, giudicato appropriato, mentre sarà ammorbidito il criterio sui collaterali, ossia sulle garanzie chieste dalla Bce alle banche per prestare denaro. Infine Draghi ha comunicato che Francoforte non fisserà nessun tetto per i titoli degli Stati da difendere con gli acquisti di bond e che per ragioni di trasparenza, l’ammontare dei bond detenuti dalla Bce sarà pubblicato settimanalmente, così come la loro durata media e la loro provenienza.

Possono gioire allora Rajoy e Monti? Non proprio. Innanzitutto, nonostante il generale ottimismo, c’è ancora da attendere la pronuncia della Corte costituzionale tedesca sulla costituzionalità dell’Esm. Inoltre, i due Paesi sembrano preoccupati dalle dure condizioni da sottoscrivere per usufruire del nuovo strumento anti-spread: sostanzialmente sarebbe  come accettare un piano di commissariamento mascherato, con scelte di politica economica imposte dall’alto e una conseguente fetta di sovranità nazionale da sacrificare. Lo sanno bene sia Grilli, che Mario Monti, convinti sostenitori della linea politica secondo cui l’Italia non ha bisogno di nessuno scudo anti-spread, quantomeno non adesso. Già, ma se la speculazione internazionale dovesse nuovamente tornare all’attacco?

 Daniele Gunnella

Foto|| formiche.net; 1.bp.blogspot.com

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