Crisi. Il ceto medio perde reddito e non solo

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Probabilmente il più grande disastro del declino economico e dell’attuale crisi è il declino del ceto medio professionalizzato. Non si tratta affatto di una problematica recente, il tema fu già oggetto di svariate inchieste nel 2006 nel pre-crisi finanziaria statunitense e prima ancora che sorgesse la problematica del debito sovrano europeo.

Il ceto medio fu una classe che trovò spazio per il suo protagonismo mediatico post sparizione della classe operaia e che dopo la caduta del comunismo fu la vera e propria promessa del processo democratico. Nell’epoca in cui sorse, ci si auspicava che il ceto medio stesso rappresentasse un’unica società monoclasse, che appiattisse definitivamente i poli estremi rappresentati dalla borghesia e dalla classe operaia e che possedesse i caratteri definitivi e perentori dell’universalità. Neal Rosenthal-economista statunitense- nel 1985 analizzò accuratamente il processo uniformizzante e i fattori di distribuzione delle ricchezze, nel libro divenuto poi “un must”, The Shrinkung middle class: myth or reality? 

Nel 2012 invece lo scenario è totalmente cambiato. Si sono completamente esautorate le speranze sul processo inerziale di democratizzazione e si assiste ad una sua inesorabile discesa. I dati sono come sempre allarmanti. Si attesta una diminuzione del dieci per cento del reddito reale di tutti i professionisti iscritti alle casse previdenziali, con una maggiorazione ulteriore di un altro dieci per cento, arrivando così al venti per cento, per i professionisti operanti nell’area professionale giuridica. Un notevole freno delle dinamiche occupazionali ormai è presente in tutti settori che si erano contraddistinti per un certo splendore negli anni novanta e cioè servizi alle imprese, informatica,design, comunicazione, internazionalizzazione, marketing dei nostri prodotti. Attualmente il declino del professionalismo lascia indenne soltanto le professioni sanitarie che vengono definite come anti-cicliche, non soggette ai cicli economici e alle connesse fasi up and down. Tutto il resto-compreso anche il mettersi in proprio e l’istruzione terziaria-assiste al collasso e non funge più da lubrificante dei motori economici. Secondo il rapporto Alma Laurea le retribuzioni dei giovani laureati, a dieci anni dalla laurea, sono diminuite del cinquanta per cento rispetto al 2001 e i professionisti specializzati in aree tecnico-scientifiche devono ormai accontentarsi di guadagni irrisori o dell’emigrazione.

Ma esattamente cosa è accaduto? Possibile che si sia in presenza di una crisi cognitiva a causa della quale un ceto perde la sua identità e si disperde come un formicaio sotto l’assedio di pesticidi? Di base sicuramente si è pensato che la forza lavoro dovesse essere scolarizzata con scarse capacità locali di assorbimento. Poi il lavoro stesso, specialmente quello dipendente, ha perso la sua configurazione classista che poteva avere più o meno ipoteticamente fino agli anni ottanta, per presentarsi come protagonista indiscusso della crisi sotto la veste di problema dalle molteplici sfaccettature: perdita e minaccia del posto di lavoro, reddito insufficiente, pochi sostegni-welfare, emarginazione.

Trovare lavoro è sempre più difficile
Solo le professioni anti-cicliche hanno mantenuto il loro ruolo sociale

E il ceto medio? Che ne è stato? Se ha avuto un ruolo uniformizzante dopo la scomparsa del comunismo ed ora è in declino, cosa e chi lo sostituisce? Il punto è che la conseguenza più disastrosa della sua crisi non è stata solo l’esasperazione della separazione tra ricchi e poveri ma il processo di plebeizzazione che ha investito il ruolo culturale che aveva questo ceto. La plebe si è insinuata nel cuore ansioso dei ceti medi, scava il baratro della sua imprudenza, si manifesta nell’indifferenza dei costi sociali delle rendite, rifiuta la società della conoscenza e con essa disprezza l’informazione corretta, i fatti e le cose che valgono, il consumo senza lavoro. E chi resta a formare la parte buona del motore dell’economia e del progresso? L’ imprenditore innovatore, il professionista decente, il fesso che paga le tasse e che fa l’indifferenziata, sono loro gli ultimi sprazzi di luce. Si è detto che chi ” coccola il ceto medio genera mostri”e chi ha parlato lo ha fatto con cognizione di causa. Ha bisogno di verità questo gruppo sociale. Dire peggio per loro equivarrà a dire peggio per noi perché il meccanismo del consenso ha scelto lui come suo interlocutore privilegiato.

Foto || i.res.24o.it;

                                                                                                Alessandra Filice

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