Crisi economica e PMI: intervista al dottor Elifani

Stiamo uscendo dalla crisi? Fonte: Panorama.it

Stiamo uscendo dalla crisi? Fonte: Panorama.it

Disoccupazione, cuneo fiscale, inflazione, spending review: termini oramai all’ordine del giorno per gli italiani, invasi da una crisi economica che sembra non finire mai. Una crisi che non tocca solamente le famiglie ma che pesa anche e sempre più sull’imprenditoria. In tutto lo stivale le imprese, soprattutto piccole e medie, denunciano una condizione di pesante sofferenza economica che le costringe a drastiche soluzioni: chiusura o emigrazione? In un simile contesto c’è chi parla anche di opportunità: ma qual è lo stato dell’arte in Italia?

Noi di WakeUpNews abbiamo voluto vedere più a fondo intervistando il dottor Vincenzo Elifanipresidente di Confapi Lazio (Confederazione Italiana della Piccola e Media Industria Privata) e di Unionservizi Confapi, ma prima di tutto imprenditore ed esperto di economia e diritto sindacale.

Presidente Elifani, sentiamo parlare sempre più spesso e su vari fronti della ripresa del nostro Paese. Eppure sono sempre più le imprese che chiudono i battenti o che sono costrette ad emigrare all’estero. Qual è realmente la situazione italiana?

Nonostante ogni tanto si legga su qualche giornale o si senta per radio o per televisione che la crisi economica in Italia è finita e che sta cominciando la ripresa, io sostengo che i segnali che provengono dagli indicatori economici e finanziari non sono così chiari e certi da far sostenere che questa crisi sia finalmente terminata. Gli indicatori negativi che io ancora vedo sono: innanzitutto, che le imprese italiane hanno ancora un costo del lavoro eccessivo e la recente manovra sul cuneo fiscale non ha certo aiutato né le imprese e né i lavoratori. Inoltre, la pressione fiscale e la burocrazia continuano a rallentare tutte le attività produttive e la voglia di intraprendere e di investire nel nostro Paese di tanti imprenditori italiani e stranieri.  Infine, lo Stato non investe più in infrastrutture e la nostra economia mi appare bloccata come le migliaia di persone, imprenditori e lavoratori, che ogni giorno, con l’auto o con il treno, cercano di entrare a Roma per lavorare ma rimangono intrappolati in file chilometriche o in treni sporchi e sempre in ritardo, perché le reti stradali e ferroviarie non sono più moderne e adeguate alle effettive necessità della nostra popolazione.

Imprese che emigrano all’estero: quali sono al momento le politiche e i progetti per l’internazionalizzazione della piccola e media industria italiana?

In Italia ci sono tante piccole iniziative organizzate dai tanti, troppi enti (Ministeri, Regioni, Province, ICE, Camere di commercio, Associazioni ecc.) che dicono di occuparsi dell’internazionalizzazione, ma poi, alla fine, quello che manca veramente è una seria e concreta politica per l’internazionalizzazione, con il risultato che le imprese italiane che intendono esportare i loro prodotti devono contare quasi esclusivamente  sulle proprie forze.

Vincenzo Elifani, presidente di Confapi Lazio e Unionservizi Confapi

Vincenzo Elifani, presidente di Confapi Lazio e Unionservizi Confapi

Il processo di digitalizzazione è sinonimo di innovazione, efficienza e conquista di nuovi mercati: qual è il punto della situazione in Italia?

L’Italia è indietro a tutti gli altri Paesi europei, e ogni anno questo gap aumenta sempre di più. I programmi di Governo sono ambiziosi ma si scontrano inevitabilmente con la burocrazia che rallenta tutto con il risultato che addirittura la pubblica amministrazione non riesce a far dialogare al suo interno uffici di diverse amministrazioni. Naturalmente, tutto questo comporta un servizio inefficiente reso ai cittadini e alle imprese.

Secondo Lei, non sarebbe opportuno investire in maniera massiccia anche nella formazione degli addetti, soprattutto in campo ICT (Information and Communication Technologies)?

Secondo me è essenziale investire in formazione, e non parlo solo del campo della ICT e delle Comunicazioni. Ritengo infatti che una delle cause dell’attuale regresso della società italiana sia stato proprio il non aver investito adeguatamente nella cultura e nella formazione. Per troppo tempo si è discusso della riforma del sistema e dei programmi scolastici  e nel frattempo il mondo cambiava, non una volta, ma cento volte. In Italia, da un po’ di anni a questa parte, si fanno troppe chiacchiere e pochi fatti. Le altre nazioni corrono e noi procediamo a passo di lumaca, perdendo il nostro tempo in sterili dibattiti ideologici.

Cosa possono fare le imprese italiane per migliorare il quadro economico, piuttosto pessimista da lei dipinto?

Mi dispiace, ma non volevo apparire pessimista. Tutt’altro io sono un inguaribile ottimista, altrimenti non continuerei a fare l’imprenditore in Italia. Piuttosto, la situazione economica che ho cercato brevemente di descrivere, più che pessimista, mi sembra realista. Gli imprenditori sono stanchi di sentirsi ripetere sempre le solite richieste di sacrifici e promesse di miglioramento. Gli imprenditori italiani continueranno a svolgere il proprio lavoro con passione e onestà, ma c’è bisogno che una volta per tutte la politica si renda conto che non si può più allungare il brodo e prendere in giro gli italiani. Le riforme del sistema elettorale, della giustizia, del sistema fiscale, della scuola, della pubblica amministrazione vanno fatte subito. Non si può più aspettare. Il rischio non è solo la sconfitta della nostra economia, ma anche della nostra democrazia.

Fabrizio Giona

@FabrizioGiona 

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